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Freno all’immigrazione


La Svizzera ha bisogno di accordi bilaterali con l’UE?




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Il nuovo articolo costituzionale sul freno all'immigrazione sta rimettendo in discussione la via bilaterale seguita finora dalla Svizzera nei suoi rapporti con i paesi europei. (Keystone)

Il nuovo articolo costituzionale sul freno all'immigrazione sta rimettendo in discussione la via bilaterale seguita finora dalla Svizzera nei suoi rapporti con i paesi europei.

(Keystone)

La Svizzera può ridurre l’immigrazione senza danneggiare l’economia? Dieci mesi dopo l’approvazione da parte del popolo dell’iniziativa sul freno all’immigrazione, non è ancora chiaro in che modo il governo potrà risolvere questo dilemma, evitando di compromettere gli accordi conclusi con l'UE. 

La Svizzera deve regolare da sola il flusso dell’immigrazione: è quanto esige l'iniziativa "Contro l'immigrazione di massa", lanciata dall'Unione democratica di centro e approvata lo scorso 9 febbraio dal popolo. In seguito a questo voto, il governo elvetico ha dichiarato di voler mettere in atto quanto chiesto dall’iniziativa del partito di destra.

In tal caso, la Svizzera violerebbe però l’accordo sulla libera circolazione delle persone, concluso con l’UE. I Ventotto hanno fatto sapere di non essere disposti ad aprire negoziati per una revisione di questo accordo, In base alla cosiddetta “clausola ghigliottina”, la disdetta di un accordo farebbe saltare tutto il primo pacchetto di trattati bilaterali firmato da Berna e Bruxelles. La Svizzera perderebbe quindi l’accesso al grande mercato unico europeo. 

Strategia del governo svizzero 

L’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”, approvata lo scorso 9 febbraio, deve essere attuata entro il termine di 3 anni dal voto. Entro tale data, la Svizzera deve controllare da sola l’afflusso di manodopera straniera, se necessario tramite contingenti e tetti massimi. 

Il governo intende rispettare la volontà del popolo e applicare in senso stretto le modifiche richieste della Costituzione federale. 

A tale scopo, il governo vuole presentare in gennaio la sua proposta per un mandato negoziale con l’UE, destinato a rivedere l’accordo sulla libera circolazione delle persone. 

Il consiglio dei ministri dell’UE ha recentemente ribadito che i Ventotto non sono disposti a rinegoziare tale accordo e che dei contingenti non sono conciliabili con la libera circolazione delle persone. 

L’UE non vuole saperne di negoziati 

Secondo l’iniziativa dell’UDC, i tetti massimi e i contingenti annuali per gli stranieri che esercitano un'attività lucrativa dovranno essere stabiliti in funzione, tra l’altro, degli interessi globali dell'economia svizzera. Interessi molto dipendenti dall’UE, rileva Jan Atteslander dell’organizzazione economica Economiesuisse. “La Svizzera è una nazione che si basa sull’innovazione e le esportazioni. Non può quindi perdere l’accesso al mercato unico europeo, che assorbe il 56% delle sue esportazioni”. 

Dal momento che i promotori dell’iniziativa hanno però dichiarato a più riprese di non voler rinunciare all’introduzione di contingenti, vi è da chiedersi in che modo la loro proposta potrà essere concretizzata senza danneggiare l’economia svizzera. Per Jan Atteslander, il compito del governo svizzero si preannuncia molto difficile. 

Secondo Roger Köppel, caporedattore del settimanale politico “Die Weltwoche”, vicino all’UDC, il governo dispone invece di buone carte. “La stessa UE è interessata ad evitare che vengano disdetti dei contratti bilaterali”. Gli accordi sui trasporti terrestri e sull’apertura del mercato dell’elettricità sono fondamentali per alcuni paesi, come la Germania e l’Italia. 

Saldo migratorio di 80'000 persone 

A detta di Köppel, neppure una disdetta dei trattati bilaterali sarebbe una catastrofe. “Il 95% dei nostri scambi economici con l’UE si basa sulle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC)”. Queste regolamentazioni proteggerebbero la Svizzera da eventuali sanzioni dell’UE. “Ma quali sono, in fin dei conti, i vantaggi dei trattati bilaterali per la Svizzera?”, chiede Köppel.

“Centinaia di migliaia di posti di lavoro dipendono dal nostro accesso al mercato unico europeo. E, secondo stime indipendenti, anche dal 20 al 30% del nostro Prodotto interno lordo”, risponde Jan Atteslander. Anche i rapporti con la Russia e la Cina si basano sugli standard dell’OMC, ma la Svizzera non dispone di un così buon accesso al mercato di questi due paesi. L’accordo con l’UE sulle agevolazioni doganali, ad esempio è di enorme importanza per noi. E senza la libera circolazione delle persone, sorgerebbero dei problemi anche per l’attuazione degli accordi di Schengen e Dublino, che consentono tra l’altro di viaggiare senza visti nello spazio dell’UE”.

Per Köppel è comprensibile il fatto che gli ambienti economici non vogliano rinunciare all’accordo sulla libera circolazione delle persone. “Questo accordo permette alle aziende di assumere senza limiti manodopera a basso prezzo. Ma cosa succederebbe, se l’economia svizzera dovesse andar male e bisognerebbe licenziare queste persone? In tal caso andrebbero a carico del nostro sistema sociale”. 

Il numero di immigranti in Svizzera aumenta in media di 80'000 persone all’anno, tenendo conto anche delle partenze. Il saldo migratorio deve rimanere sempre così alto per garantire la crescita economica? 

“Queste cifre non concernono solo la manodopera del settore privato. Anche lo Stato e le aziende pubbliche hanno creato molti posti di lavoro negli ultimi anni. Tra il 2009 e il 2013 sono sorti circa 120'000 impieghi nell’amministrazione pubblica e nei settori della sanità e dell’istruzione”, sottolinea Atteslander.

Piazza economica svizzera 

La piazza svizzera è diventata meno attraente per le aziende straniere dal 9 febbraio? Secondo alcuni esperti di promozione economica regionale, molte imprese si chiedono se potranno assumere anche in futuro manodopera straniera. Suscitano preoccupazioni anche le prospettive di accedere al grande mercato unico europeo, considerate fondamentali  per la piazza economica elvetica. Molte aziende internazionali scelgono la Svizzera anche perché da qui possono avere accesso al mercato comunitario.

Secondo l’esperto di Economiesuisse, il settore pubblico dovrebbe quindi migliorare la sua efficienza, mentre quello privato dovrebbe dare maggiormente la priorità alla manodopera indigena. “Per crescere, l’economia ha bisogno di manodopera straniera, ma il numero di lavoratori immigrati potrebbe essere ridotto con misure specifiche”. 

Competenze e esperienza 

La manodopera straniera qualificata è però fondamentale per la piazza economica svizzera, soprattutto nei settori che creano molto valore aggiunto. “Se rinunciamo a questo modello di successo, la Svizzera non sarà più attrattiva quale piazza innovativa", ritiene Atteslander. 

Dal 2009 sono giunti dall’UE, soprattutto dal Portogallo, numerosi lavoratori non qualificati, rileva Roger Köppel. “Ciò è molto pericoloso per la Svizzera. In caso di recessione, queste persone rischiano più di tutte di rimanere senza lavoro. E non sono motivate a ritornare a casa, dal momento che la sicurezza sociale dei loro paesi di origine non offre prestazioni così buone”. 

La manodopera proveniente dal Portogallo è di grande importanza per alcuni settori economici, come l’agricoltura e l’edilizia, replica Atteslander. “In Svizzera si costruiscono numerosi edifici e vengono realizzati molti progetti di infrastruttura. Grazie alle loro competenze e alla loro esperienza, i portoghesi, danno un notevole contributo in questo settore, in assenza di manodopera indigena. Il termine 'manodopera qualificata’ non concerne solo i diplomi universitari".  

In ogni caso, nessun settore vuole rinunciare volontariamente ai lavoratori immigrati. La lotta tra i diversi rami economici per ottenere contingenti molto alti è già cominciata, prima ancora che le autorità decidano a che livello intendono fissare i tetti massimi. Gli stessi promotori dell’iniziativa si sono finora rifiutati di proporre delle cifre. 

Attuazione dell’iniziativa 

Scenario 1: L’iniziativa per un freno all’immigrazione viene attuata alla lettera. In base al nuovo articolo della Costituzione federale 121a, devono essere introdotti dei contingenti, che violerebbero l’accordo sulla libera circolazione delle persone. Dal momento che l’UE non vuole rinegoziare questo accordo, vi è da prevedere una disdetta almeno parziale dei trattati bilaterali. 

Scenario 2: Interpretazione flessibile dell’articolo costituzionale 121a. L’iniziativa sul freno all’immigrazione verrebbe attuata in modo flessibile (senza contingenti e tetti massimi), in modo da non compromettere i trattati bilaterali. Verrebbe invece nuovamente introdotte delle “clausole di salvaguardia”, che permetterebbero di limitare parzialmente l’afflusso di manodopera straniera. Queste clausole sono attualmente ancora in vigore, fino al 2016, solo per la Romania e la Bulgaria. 

Scenario 3: Modifica dell’articolo costituzionale 121a. Il popolo potrebbe essere nuovamente chiamato ad esprimersi sulla questione dell’immigrazione e, in particolare, sulla rinuncia al nuovo articolo approvato lo scorso 9 febbraio. A inizio dicembre l’associazione Rasa ha lanciato un’iniziativa che vuole sottoporre di nuovo al verdetto del popolo il voto del 9 febbraio. 


Traduzione di Armando Mombelli, swissinfo.ch

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