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Ginevra internazionale Organizzazioni umanitarie nell’occhio del ciclone

Il logo di Oxfam.

A Ginevra molte organizzazioni umanitarie delle Nazioni Unite fanno capo a Oxfam-Regno Unito, recentemente coinvolto in uno scandalo di abusi sessuali.

(Keystone)

È la tempesta perfetta. Gli operatori umanitari – agli occhi di molti dei veri e propri santi dei giorni nostri – sono improvvisamente dipinti nei titoli di giornale come tra i peggiori peccatori.

Lo scandalo che coinvolge la confederazione di organizzazioni Oxfam, in seguito alle rivelazioni che alcuni membri dirigenti hanno frequentato prostitute ad Haiti nel 2011, ha destato l’attenzione mondiale e anche la disapprovazione mondiale. L’idea che persone giunte in zone disastrate – apparentemente per aiutare i più poveri e vulnerabili – finiscano poi col dedicarsi allo sfruttamento sessuale, ha disgustato molti dei fedeli sostenitori di Oxfam alimentando un dibattito già molto acceso in Gran Bretagna sulla pertinenza degli aiuti esteri.

A Ginevra, agenzie umanitarie dell’ONU – molte delle quali fanno capo a Oxfam – si stanno preparando all’inevitabile valanga di domande: «Chi, quando, quanti, perché non siete intervenuti?», eccetera.

Discussione pericolosamente confusa

E mentre i portavoce dell’organizzazione a Ginevra hanno affrontato pazientemente tali quesiti, ripetendo fino alla nausea la politica dell’ONU di «tolleranza zero» nei confronti di qualsiasi forma di sfruttamento o abuso sessuale, è apparso subito chiaro che a livello globale il dibattito era diventato pericolosamente confuso.

Nei tabloid britannici, titoli sensazionalistici come «Gli operatori umanitari dell’ONU hanno violentato 60'000 persone» o accuse alle organizzazioni umanitarie dell’ONU di impiegare migliaia di «pedofili» hanno fatto danni tali che nessun tipo di rettifica sarà in grado di annullare.

Non importa se il metodo usato da Andrew MacLeod – un oppositore dell’ONU di vecchia data – per arrivare alla cifra di 60'000 sia completamente campato in aria. Non importa se nel frattempo egli stesso si sia distanziato da quei titoli; ormai milioni di persone li hanno letti.

«Tutti pensano che queste cifre siano completamente folli» ha dichiarato un’esperta dell’aiuto umanitario che lavora per l’ONU. «È triste, perché in questo modo si toglie credibilità a quello che è un problema serio».

Forze di pace o operatori umanitari?

Secondo alcuni funzionari delle Nazioni Unite, uno dei principali problemi dell’attuale dibattito è il modo in cui sono stati confusi abusi sessuali da parte delle forze di pace dell’ONU con analoghe accuse contro gli operatori umanitari. Quando Andrew MacLeod ha portato la sua cifra di 60'000 stupri negli studi televisivi delle principali emittenti mondiali, è stato costretto a spiegare che in realtà si era basato su un numero molto più ridotto di abusi commessi dalle forze di pace, che poi aveva moltiplicato più volte per attribuirlo agli operatori umanitari.

I casi di abusi sessuali perpetrati dalle forze di pace delle Nazioni Unite in Bosnia, Liberia e nella Repubblica centrafricana sono stati ben documentati e hanno indotto le Nazioni Unite a elaborare un severo codice di condotta e un rigoroso processo investigativo.

Ma le forze di pace delle Nazioni Unite restano sotto la giurisdizione dei loro Paesi d’origine. Per cui, sebbene le Nazioni Unite possano condurre una prima indagine e fornire delle prove, qualsiasi azione penale deve essere intrapresa dallo Stato che ha inviato il soldato presunto colpevole. Il più delle volte la sanzione peggiore in caso di accuse gravi consiste nel rinvio a casa del soldato.

L’ONU, pur riaffermando la sua politica di tolleranza zero, ha bisogno delle forze di pace. Il timore non espresso è che – se le Nazioni Unite insistono su azioni penali pubbliche, nelle quali le punizioni sono effettivamente adeguate al crimine – alcuni Paesi smetteranno di fornire forze di pace.

Abuso, sfruttamento, molestie

La questione separata – ma nondimeno reale – degli abusi, dello sfruttamento e delle molestie commesse dagli operatori umanitari, può essere affrontata con maggior potere dalle Nazioni Unite e dalle organizzazioni umanitarie come Oxfam. «Ogni singola segnalazione o accusa di sfruttamento sessuale, molestia o abuso viene valutata in modo approfondito» ha dichiarato Andrej Mahecic dell’Agenzia ONU per i rifugiati a Ginevra. «Se l’accusa viene dimostrata, comporta sanzioni e licenziamento immediato».

Ma questo problema che portata ha? Quando scoppiò lo scandalo di Oxfam, le reazioni tra gli operatori umanitari apparvero divise. Alcuni affermarono di non essere sorpresi; altri invece ammisero di esserlo, come Judith Greenwood, della Core Humanitarian Standards Alliance (un network per le organizzazioni umanitarie che si impegnano a rispettare una serie di standard e principi comuni).

«In molti dei Paesi in cui ho lavorato, sono stata in contatto con Oxfam. Ero sorpresa e scioccata. Ma credo che per tutti noi del settore degli aiuti sia stato uno shock». Oxfam ha sottoscritto il CHS, e tutti i membri dell’alleanza devono avere politiche chiare in materia di sfruttamento e abuso sessuale.

«Ritengo che abbiamo gli strumenti [per affrontare l’abuso]» ha affermato Greenwood. «Ma se casi come questi continuano a presentarsi, significa che non stiamo facendo abbastanza per applicare gli standard e le regole».

«L’abuso sessuale da parte degli operatori umanitari è inaccettabile e qualunque sia l’organizzazione per cui lavorano, tale organizzazione ha il dovere di indagare e dare un seguito alla vicenda. L’idea che le persone siano ferite da coloro che sono venuti ad aiutarle è intollerabile».

La posizione del governo svizzero

Il governo elvetico ha dichiarato che per il momento sospenderà i pagamenti a Oxfam, come riportato dall’agenzia di stampa tedesca (Deutsche Presse-Agentur) e dal quotidiano zurighese Neue Zürcher ZeitungLink esterno. Il Ministero degli esteri svizzero ha chiesto un «chiarimento completo degli eventi» prima del rinnovo dei pagamenti

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Mancanza di trasparenza?

Ironia della sorte, il caso Oxfam dimostra che le norme sono state applicate: i membri dello staff di Haiti sono stati licenziati e Oxfam ha anche informato le autorità di vigilanza del Regno Unito. Ciononostante c’è la sensazione che – poiché i cittadini giustamente si aspettano dagli operatori umanitari degli standard più elevati possibili – quando le cose vanno male, si tenda a cercare di metterle a tacere. Il contraccolpo su Oxfam, che sicuramente porterà a una riduzione delle donazioni a suo favore, non fa che peggiorare questa impressione.

«Questi casi devono essere trattati in modo corretto e trasparente» ha dichiarato Judith Greenwood. «E devono essere segnalati alle autorità competenti appropriate».

Quest’ultimo punto può tuttavia costituire un altro problema. Il governo haitiano ha affermato che Oxfam avrebbe dovuto segnalare il suo caso alla polizia haitiana, poiché la prostituzione ad Haiti è illegale. Forse questo sarebbe stato il modo di agire corretto. Ma cosa dovrebbe fare un’organizzazione umanitaria se – ad esempio – un membro del suo staff attivo in una zona di guerra o in uno Stato in crisi, è accusato di aver commesso abusi sessuali? Informare qualsiasi signore della guerra locale che abbia potere in quel momento potrebbe effettivamente causare più danni che benefici.

Tuttavia, sembra esserci un consenso sulla necessità di trarre insegnamenti da quello che sta diventando un momento #metoo nel settore degli aiuti.

Altri casi emergeranno: sono già in corso inchieste sulla documentazione dell’associazione Medici senza Frontiere ad Haiti.

Sarebbe un grave errore cercare di minimizzare la questione. Anche correndo il rischio di una riduzione dei finanziamenti, il settore degli aiuti deve essere molto trasparente riguardo a come affronta l’abuso e lo sfruttamento sessuale; e dimostrare più chiaramente come funziona effettivamente la politica di tolleranza zero spesso decantata.

Forse la cosa più coraggiosa sarebbe che il settore degli aiuti osasse mettere in discussione l’immagine che ha promosso fino ad ora, dicendo al pubblico che gli operatori umanitari non sono santi – nessuno lo è! – e allo stesso tempo dimostrando chiaramente che non saranno tollerati abusi o sfruttamenti. 

Imoge Foulkes, fotografata a mezzo busto.

Imogen Foulkes è originaria della Scozia e ha iniziato la sua carriera con la televisione scozzese per poi passare al predecessore di swissinfo: Radio Svizzera Internazionale. Dal 2004 è corrispondente della BBC a Ginevra e in Svizzera. I suoi incarichi l’hanno portata da una missione medica della Croce Rossa in Colombia, alla promozione dei diritti umani delle Nazioni Unite in Tunisia, al sostegno ONU per i rifugiati anziani in Serbia. Dal cuore della nuova galleria del San Gottardo il giorno dell’apertura, fino alle cime dei ghiacciai che si ritirano in Svizzera

(swissinfo.ch)


(Traduzione dall’inglese: Barbara Buracchio), swissinfo.ch

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