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Immigrazione dall’UE Verso la fine della libera circolazione delle persone?

L'iniziativa dell'UDC apre un nuovo dibattito nazionale sulle relazioni che gli svizzeri vogliono intrattenere in futuro con l'UE.

(© Keystone / Gaetan Bally)

In Svizzera, l’Unione democratica di centro (UDC) riparte all’attacco per frenare l’afflusso di lavoratori stranieri: con la sua “Iniziativa per la limitazione” esige la disdetta dell’accordo sulla libera circolazione delle persone con l’UE. Per il governo, il maggiore partito svizzero sta giocando con il fuoco. 

Nel 2020, il popolo svizzero sarà chiamato ad esprimersi sull’Iniziativa per un’immigrazione moderataLink esterno (Iniziativa per la limitazione), esaminata a partire dalla settimana prossima dal parlamento. Nel giro di 20 anni sarà in pratica la quinta volta che la controversa questione della libera circolazione delle persone con l’UE viene sottoposta al verdetto delle urne.   

Nel 2000 gli elettori avevano approvato la conclusione degli Accordi bilaterali ILink esterno tra Berna e Bruxelles, che sancivano tra l’altro l’introduzione della libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’UE. Nel 2005 il popolo aveva accettato di estendere questo diritto reciproco ai 10 nuovi Stati membri dell’Unione e nel 2009 ai due nuovi aderenti, Bulgaria e Romania.

Perché una nuova votazione sulla libera circolazione delle persone?

Dopo aver sostenuto a lungo le proposte del governo e del parlamento per rafforzare i rapporti con l’UE, nel 2014 gli elettori hanno rimesso in discussione la libera circolazione delle persone, approvando l’Iniziativa contro l’immigrazione di massaLink esterno, depositata dall’UDC (destra conservatrice). Questo testo imponeva alla Confederazione di limitare il numero di permessi di dimora per stranieri tramite tetti massimi e contingenti annuali, stabiliti in funzione degli interessi globali dell'economia svizzera e nel rispetto del principio di preferenza agli svizzeri.  

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Gli Svizzeri all'estero vogliono continuare ad avere la possibilità di stabilirsi e lavorare liberamente in Europa.

Di fronte al rifiuto dell’UE di rinegoziare l’accordo sulla libera circolazione delle persone, tra il 2016 e il 2017 governo e parlamento hanno scelto una soluzione eurocompatibileLink esterno per attuare il testo dell’iniziativa, iscritto nella Costituzione federale. Le misure introdotte non fissano né tetti massimi né contingenti all’immigrazione, ma prevedono che, in caso di forte disoccupazione in alcuni settori o regioni, i datori di lavoro sono obbligati a cercare nuovi collaboratori prima di tutto tra la manodopera indigena. 

Una soluzione “light” contraria alla volontà popolare, agli occhi dell’UDC che nel gennaio dell’anno scorso è tornata all’attacco, lanciando l’Iniziativa per la limitazione con il sostegno dell’Associazione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI). Questo nuovo testo, firmato da oltre 120'000 persone nel giro di mezz’anno, esige in modo esplicito una rapida denuncia dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone.

Come è regolata attualmente la libera circolazione delle persone con l’UE?

In base all’Accordo sulla libera circolazioneLink esterno, in vigore dal 2002-2004, i cittadini svizzeri e quelli dell’UE possono scegliere liberamente il luogo di lavoro o di soggiorno nel territorio delle parti contraenti. Tale diritto viene accordato a chi dispone di un contratto di lavoro o svolge una professione indipendente, ma anche a coloro che non esercitano un’attività lucrativa, se dispongono di mezzi finanziari sufficienti per sopperire alle loro necessità, come pure di una copertura assicurativa per le malattie. 

L’introduzione di questo accordo è stata accompagnata dal riconoscimento reciproco dei diplomi e dal coordinamento dei sistemi nazionali di sicurezza sociale, in modo da garantire una parità di trattamento. Da parte sua, la Svizzera ha inoltre applicato dal 2004 delle cosiddette “misure di accompagnamento”, che mirano a verificare il rispetto di condizioni lavorative e salariali minime, allo scopo di ridurre i rischi di dumping per i lavoratori e le stesse imprese. 

Con l’apertura delle frontiere ai lavoratori dell’UE, la Confederazione ha ristretto il numero annuale dei permessi di dimora e lavoro per i cittadini provenienti da paesi terzi. L’ammissione di cittadini di Stati che non appartengono all’UE o all’AELS (Associazione europea di libero scambio) è limitata a lavoratori qualificati di cui vi è urgente bisogno e la cui integrazione professionale e sociale a lungo termine sembra assicurata. 

Con l’entrata in vigore della libera circolazione delle persone con l’UE, si è registrato un sensibile aumento dell’afflusso di cittadini europei, soprattutto negli anni susseguenti la crisi economica del 2008. Dal 2013 il loro numero è di nuovo in calo e attualmente il saldo migratorio è di circa 30'000 persone. 

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 Cosa chiede l’Iniziativa per la limitazione?

Secondo il testo dell’UDC, nella Costituzione federale verrebbe iscritto un nuovo articolo 121b, intitolato “Immigrazione senza libera circolazione delle persone”. In futuro l’immigrazione dovrà essere decisa autonomamente dalla Svizzera e non potranno essere conclusi nuovi trattati internazionali che accordino una libera circolazione delle persone a cittadini stranieri. 

Inoltre, la Confederazione deve condurre negoziati con l’UE affinché l’attuale Accordo sulla libera circolazione delle persone cessi di esistere al più tardi 12 mesi dopo l’accettazione del nuovo articolo costituzionale da parte del popolo e dei Cantoni. Se tale obbiettivo non potrà essere raggiunto, il governo dovrà disdire l’accordo nei 30 giorni successivi.

Perché l’UDC vuole porre fine alla libera circolazione delle persone?

Per il partito di destra, la libera circolazione delle merci, dei servizi e dei capitali all’interno del mercato unico dell’UE contribuisce alla prosperità in Europa e la Confederazione ha quindi interesse a parteciparvi. La libera circolazione delle persone ha invece solo effetti nefasti per la Svizzera. La popolazione è aumentata di oltre 1 milione di persone dall’entrata in vigore dell’accordo con l’UE e alla fine del 2018 si contavano quasi 8,5 milioni di abitanti, di cui il 25,1% stranieri. 

Secondo l’UDC, la Svizzera è incapace di assorbire un simile afflusso di immigranti e il costante aumento dei frontalieri, saliti a 322 mila persone. La libera circolazione delle persone riduce le possibilità di impiego per la popolazione indigena, in particolare le persone attive più anziane che perdono i loro posti di lavoro a beneficio di giovani stranieri. Gli alloggi scarseggiano di anno in anno, mentre aumentano i prezzi degli affitti e degli immobili. Il paesaggio è sempre più cementificato e le infrastrutture – strade, treni, scuole, ecc. – sono ormai sovraccariche. L’immigrazione pesa inoltre sul sistema sociale e fa crescere la criminalità. 

Il partito di destra ritiene che una disdetta dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone non porterà Bruxelles ad abrogare l’insieme degli Accordi bilaterali I (questi sette trattati sono legati tra loro dalla “clausola ghigliottina”: se un trattato viene denunciato, gli altri sei sono abrogati entro sei mesi). L’UE ha interesse a mantenere gli altri accordi, dato che la Svizzera costituisce il suo terzo mercato di esportazione, dopo Stati unite e Cina. In ogni modo, gli Accordi bilaterali I non sono vitali per la Svizzera.

Perché il governo respinge l’Iniziativa per la limitazione?

“Con questa iniziativa l’UDC sta giocando con il fuoco”, ha dichiarato in giugno la consigliera federale Karin Keller-Sutter, a nome del governo. Una visione condivisa da tutti i partiti nazionali di centro e di sinistra, per i quali il progetto dello schieramento di destra comprometterebbe le relazioni con l’UE, principale partner economico della Svizzera. Per i membri dell’Unione, la Confederazione non può avere accesso al mercato unico europeo, senza libera circolazione delle persone.

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Grafico esportazioni

Secondo il governo, la libera circolazione delle persone è di importanza capitale per la Svizzera. Consente ai datori di lavoro di assumere specialisti dei paesi europei in modo rapido, flessibile e senza oneri amministrativi. Ciò rafforza la competitività dell'economia locale e garantisce l'occupazione. L'abolizione della libera circolazione delle persone avrebbe quindi conseguenze pesanti non solo per la piazza economica, ma anche per quella scientifica. 

Dall’entrata in vigore dell’accordo, l’immigrazione non ha comportato un aumento della disoccupazione – tra le più basse in Europa – o del ricorso alle prestazioni dell’aiuto sociale, sottolinea il Consiglio federale. La Svizzera dipenderà anche in futuro dai lavoratori stranieri per completare il proprio potenziale di manodopera e far fronte alle sfide poste dall’invecchiamento della popolazione. Secondo vari studi, senza Accordi bilaterali I il Prodotto interno lordo della Svizzera subirebbe una flessione del 5-7% in meno di 20 anni.

Quali sarebbero le ripercussioni per gli svizzeri all’estero?

I connazionali espatriati nei paesi dell’Unione sono tra i primi beneficiari dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone, che consente loro di stabilirsi e lavorare ovunque senza ostacoli. In caso di approvazione dell’iniziativa dell’UDC, molti svizzeri residenti in questi paesi perderebbero i loro diritti e incontrerebbero maggiori difficoltà ad accedere al mercato del lavoro dell’UE.

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