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«Contro l’immigrazione di massa»


Il governo punta su contingenti e priorità ai lavoratori indigeni


Approvando l'iniziativa "contro l'immigrazione di massa" il 9 febbraio 2014, il popolo svizzero sta dando filo da torcere ai negoziatori elvetici a Bruxelles. (Keystone)

Approvando l'iniziativa "contro l'immigrazione di massa" il 9 febbraio 2014, il popolo svizzero sta dando filo da torcere ai negoziatori elvetici a Bruxelles.

(Keystone)

Contingentamento dell’immigrazione, priorità ai lavoratori indigeni e maggior sfruttamento del potenziale della forza lavoro locale: sono tre dei principali elementi previsti nel progetto di legge presentato mercoledì dal governo svizzero per attuare l’iniziativa popolare «contro l’immigrazione di massa».

Conciliare le esigenze dell’iniziativa approvata un anno fa dal popolo elvetico e gli obblighi europei della Svizzera è «difficile ma non impossibile», ha sottolineato la presidente della Confederazione e ministra di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga, presentando il progetto di legge e il mandato per negoziare con l’Unione Europea l’adeguamento dell’accordo di libera circolazione.

Concretamente, il progetto – posto in consultazione sino a fine maggio – riprende le idee già presentate in giugno dal governo: introduzione di contingenti annuali per tutti gli stranieri, applicazione di tetti massimi ai soggiorni a fini lavorativi di più di quattro mesi (tra cui anche i frontalieri), preferenza ai lavoratori già presenti sul territorio, migliore sfruttamento del potenziale della manodopera locale, in particolare donne e lavoratori più anziani.

I contingenti saranno fissati dal governo, sulla base d’indicatori economici, del mondo del lavoro e dei cantoni.

Per poter applicare queste misure senza contravvenire ai trattati sottoscritti con l’UE e continuare nella via bilaterale con Bruxelles, Berna dovrà però rinegoziare l’accordo di libera circolazione, entrato in vigore progressivamente dal 2002.

Un piccolo spiraglio

Finora l’UE ha sempre risposto di non volere entrare in materia, poiché la libera circolazione è uno dei principi fondamentali su cui si regge l’Unione. «Le posizioni sono molto lontane e il margine di manovra è ristretto», ha indicato Sommaruga. Dopo il suo incontro di una settimana fa con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e il presidente del parlamento europeo Martin Schulz, la ministra di giustizia e polizia intravvede però un barlume di speranza: «Bruxelles ha dato dei segnali d’apertura, dicendosi disposta a trovare una soluzione ai problemi d’immigrazione tra Svizzera e UE».

Un piccolo passo, non privo però di significato, ha rilevato la consigliera federale.

Simonetta Sommaruga e i suoi due colleghi di governo presenti alla conferenza stampa – il ministro degli esteri Didier Burkhalter e quello dell’economia Johann Schneider-Ammann – hanno insistito su un punto: «Bisogna procedere passo dopo passo. Abbiamo fino al 2017. Non cercare di trovare una soluzione non è però un’opzione. Nei negoziati con Bruxelles si delineano tre scenari: la Svizzera ottiene ciò che vuole, raggiunge un risultato intermedio, oppure non ottiene nulla».

Il testo dell'iniziativa "contro l'immigrazione di massa" iscrive nella Costituzione federale l’obbligo di porre un freno all’immigrazione, fissando dei tetti massimi e dei contingenti annuali in funzione dei bisogni dell’economia. Sul mercato del lavoro, la preferenza dovrebbe essere inoltre data ai residenti. Secondo il nuovo articolo costituzionale 121a, la Svizzera ha tempo tre anni, dal voto del 9 febbraio 2014, per applicare il testo. 

La Commissione europea ha dal canto suo reagito con riserbo al disegno di legge svizzero. Maja Kocijancic, portavoce della commissione, ha indicato che Bruxelles esaminerà nel dettaglio le proposte per verificare la compatibilità con l’accordo di libera circolazione. Dalla Svizzera, la commissione si aspetta che «rispetti i suoi impegni». 

Un duro colpo per l’economia

Per il governo, mettere a repentaglio la via bilaterale con l’UE rappresenterebbe un colpo durissimo per l’economia svizzera. «Perché la via bilaterale è così importante? Perché l’UE è e resterà il nostro principale partner economico. Solo con il Bade-Würtemmberg abbiamo un volume di scambi uguale a quello che abbiamo con gli Stati Uniti. La libera circolazione permette alle nostre aziende di trovare il personale necessario senza troppa burocrazia», ha osservato il ministro dell’economia Schneider-Ammann.

L’iniziativa «contro l’immigrazione di massa», promossa dall’Unione democratica di centro, era stata approvata il 9 febbraio 2014 dal 50,3% dei votanti. Il testo prevede di porre appunto un freno all’immigrazione con cui è confrontato il paese da più di dieci anni. Ogni anno, circa 80'000 persone giungono in Svizzera, la maggior parte provenienti dall’UE.

La Svizzera – che non fa parte dell’UE – assorbe il 10% della libera circolazione europea, ha ricordato durante la conferenza stampa il ministro degli esteri Didier Burkhalter.

Libera circolazione delle persone

Entrato in vigore gradualmente dal 2002, l’accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’UE figura tra i punti fondamentali del primo pacchetto di trattati bilaterali.

Questo accordo garantisce ai cittadini svizzeri e a quelli dell’UE il diritto di lavorare e risiedere in ognuno dei paesi firmatari.

Il popolo svizzero si è già espresso tre volte su questioni relative alla libera circolazione delle persone. Nel maggio 2000, gli accordi bilaterali I sono stati approvati da una chiara maggioranza di cittadini. 

Nel 2005, il popolo elvetico ha accettato di estendere gli accordi ai 10 paesi che hanno aderito nel 2004 all’UE.

Nel 2009 è stata accettata anche l’estensione dell’accordo ai due nuovi membri dell’UE, la Romania e la Bulgaria.

In caso di disdetta di un accordo, tutto il pacchetto di trattati bilaterali rischia di cadere.

I rapporti tra la Svizzera e l’UE sono regolati da una ventina di accordi bilaterali e da un centinaio di altri trattati.


Daniele Mariani e agenzie

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