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Iniziativa per un reddito di base incondizionato


"Cosa manca, quando c’è già tutto?"


Di Sibilla Bondolfi, Basilea


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Daniel Häni, nel quartier generale dei promotori dell'iniziativa popolare per un reddito universale, in votazione il 5 giugno 2016. (swissinfo.ch)

Daniel Häni, nel quartier generale dei promotori dell'iniziativa popolare per un reddito universale, in votazione il 5 giugno 2016.

(swissinfo.ch)

Da anni, Daniel Häni si batte per l’introduzione di un reddito di base incondizionato. Imprenditore di successo, non ha bisogno di denaro. Ma ha sperimentato sulla propria pelle cosa significa vivere con poco e poter sviluppare la propria creatività. Il 5 giugno il popolo svizzero si pronuncerà sulla sua iniziativa.

Daneil Häni entra con passo energico nel suo bar – l'unternehmen mitte, un luogo di ristoro e d’incontro nel centro di Basilea. Ha un aspetto giovanile, con quelle scarpe da ginnastica blu e il suo ciuffo castano. Eppure ha cinquant’anni ed è già nonno.

È una domenica pomeriggio e Häni chiede prima di tutto un caffè. Tuttavia, l’uomo dalle frasi ad effetto come "lo zelo e l’obbedienza sono fuori moda" o "l’etica protestante del lavoro è un modello obsoleto" non è né pigro né ottuso. Trova semplicemente assurdo distinguere il tempo libero dal lavoro. Häni combina vita familiare, lavoro e impegno politico sotto lo stesso tetto: in uno dei quartieri più belli di Basilea, vive con la sua famiglia allargata e molti ospiti al piano superiore, mentre sotto c’è il bar e il quartier generale del reddito di base incondizionato. 

Assieme ad altri amici, Häni ha infatti lanciato un’iniziativa popolare apartitica che stravolge i principi tradizionali del lavoro: ogni cittadino residente in Svizzera - inclusi gli stranieri con permesso di soggiorno - dovrebbe ricevere un reddito di base incondizionato, in grado di garantire un minimo vitale. I promotori parlano di 2’500 franchi al mese per un adulto e 625 franchi per un bambino.

"La Svizzera ha la miglior democrazia d’Europa"

Desiderio di concretizzare una vecchia utopia socialista? Daniel Häni - che rifiuta ogni appartenenza a un partito, così come gli altri membri del comitato d’iniziativa - nega.

La sua motivazione è piuttosto d’ispirazione liberale: promuovere la capacità degli individui di assumersi delle responsabilità. “Chi fa qualcosa solo perché deve, si assume meno responsabilità rispetto a chi gestisce un progetto in modo volontario. In Svizzera la popolazione vive al di sotto delle sue possibilità”.

Fin da giovane, Häni ha notato che gli svizzeri sono spesso insoddisfatti, malgrado vivano in condizioni paradisiache. Ciò lo ha spinto a chiedersi: “Cosa manca, quando c’è già tutto?”. Oggi questa frase è diventata il titolo di un saggio sul reddito di base incondizionato, scritto a due mani col giornalista Philip Kovce.

Häni critica in particolare la mentalità svizzera, “troppo conservatrice” e “restrittiva”. Al contempo però si definisce un fan del nostro paese. Il motivo? “La Svizzera ha la miglior democrazia d’Europa, se non del mondo!”. Altrove bisogna far carriera politica per contribuire allo sviluppo di nuove idee. In Svizzera invece lo strumento dell’iniziativa popolare permette a tutti di partecipare.


Häni si batte ormai da anni a favore di un reddito di base incondizionato. Assieme all’artista Enno Schmid, nel 2008 ha realizzato un documentario sul tema, che oggi giudica però “troppo lungo e amatoriale”. Il film è comunque importante, poiché spiega le ragioni economiche di questo movimento internazionale, creatosi attorno al principio di un reddito di base incondizionato.

Nel frattempo, Häni ha ormai finito il suo caffè e ci porta nel quartier generale dell’iniziativa. Si siede su un divano dorato, uno dei tanti oggetti concepiti come materiale di campagna. I promotori dell’iniziativa sono conosciuti per le loro pubblicità originali e creative. Hanno scaricato sulla Piazza federale di Berna otto milioni di monetine da cinque centesimi (ossia 400mila franchi) e alla stazione di Zurigo hanno distribuito banconote da dieci franchi ai passanti, per un totale di 10mila franchi. Nelle prossime settimane, inoltre, lanceranno il più grande manifesto al mondo, finanziato col crowfunding.

Di fatto, l’iniziativa vive essenzialmente di donazioni. Anche Häni non è ricco di suo. Un’affermazione che potrebbe sembrare sorprendente, visto che vive nell’antica sede della Banca popolare svizzera nel centro di Basilea, è proprietario di una società che impiega 80 persone e ha 1000 clienti al giorno.

A permettere l’utilizzo di questo stabile è stata però una fondazione e il suo bar "unternehmen mitte" – che funge anche da luogo di coworking - è una società di utilità pubblica. Cioè significa che Häni non percepisce nessuna quota sull’utile.

E lui potrebbe vivere con 2’500 franchi al mese? La domanda gli fa perdere il filo del discorso e resterà senza risposta.

Provare sulla propria pelle il reddito di base incondizionato

Per capire Daniel Häni bisogna conoscere la sua biografia. A cinque anni ha perso la madre e ha dovuto assumersi presto responsabilità della sua vita. Un’esperienza che gli ha insegnato molto e che ha cercato di trasmettere anche alle sue due figlie (oggi di rispettivamente 15 e 21 anni). La più giovane, appena entrata in casa, conferma: “A differenza di altri genitori, mio padre era convinto che fossi in grado di gestire da sola la mia libertà”.

Häni ha studiato dapprima come disegnatore catastale e poi come urbanista, una formazione che ha però interrotto prima del diploma. “Ero scioccato che a scuola imparassimo quasi esclusivamente la tecnica e ho capito solo dopo perché i piani delle case vengono costruiti sempre più bassi. Si chiama massimizzazione dei profitti”.

In seguito Häni ha ottenuto una borsa di studio dalla fondazione Fried Geuter, che gli ha permesso di vivere un anno senza lavorare. Si potrebbe dire che Häni ha testato sulla sua pelle il reddito di base incondizionato. Ed è stato un successo: grazie a questa borsa ha gettato le basi per il suo progetto di "unternehmen mitte”.

Questo successo è dovuto però probabilmente anche al suo carattere particolarmente riflessivo. Häni parla in modo pacato e pensa molto prima di rispondere a una domanda. Solo una volta divampa, quando gli chiediamo se questa rendita non rischia di diventare un “premio per chi sta ai fornelli”, scoraggiando le casalinghe dal lavoro a tempo parziale.

Al contrario, risponde, l’iniziativa è un atto di emancipazione e in modo spontaneo lancia una proposta per un nuovo slogan: “Gli uomini se ne vanno? Il reddito di base incondizionato rimane!”.

Come funzionerebbe

Secondo una proposta dei promotori dell’iniziativa, chi non esercita alcuna attività lucrativa riceverebbe l’RBI, mentre tutti i redditi da attività lucrativa fino all’importo dell’RBI sarebbero sostituiti da quest’ultimo. Per finanziarlo, su ogni reddito da attività lucrativa si preleverebbe fino ad un massimo dell’importo dell’RBI.

Concretamente, partendo dell’ipotesi di un RBI mensile di 2'500 franchi, vorrebbe dire che, per esempio, una persona che oggi ha uno stipendio di 1'500 franchi, con l’RBI riceverebbe 1'000 franchi in più, mentre l’importo totale percepito da chi ha un salario dai 2'500 franchi in su resterebbe invariato. Per esempio, su uno stipendio di 6'500 franchi verrebbero prelevati 2'500 franchi di contributo per la cassa di finanziamento dell’RBI. Dunque lo stipendio versato sarebbe di 4'000 franchi. A questo si aggiungerebbero però i 2'500 franchi di RBI versati dalla Confederazione. Perciò in totale si riceverebbero 6'500 franchi.

Lo stesso meccanismo sarebbe applicato per le prestazioni pecuniarie di sicurezza sociale. Quelle fino a concorrenza di 2'500 franchi sarebbero sostituite dall’RBI, mentre la parte superiore a questo importo continuerebbe ad essere versata come prestazione di sicurezza sociale.

In questo modo si calcola che si coprirebbe circa l’88% del fabbisogno dell’RBI. Per il rimanente 12% si dovrebbero trovare altre fonti di finanziamento.


(Traduzione dal tedesco, Stefania Summermatter)



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