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La sinistra combattiva in Parlamento


Denis de la Reussille, comunista pragmatico a Berna


Di Samuel Jaberg, Le Locle


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Nella sua città di Le Locle, Denis de la Reussille ha introdotto prestazioni complementari comunali per i pensionati meno abbienti, senza pregiudicare lo stato di salute delle finanze pubbliche.  (Keystone)

Nella sua città di Le Locle, Denis de la Reussille ha introdotto prestazioni complementari comunali per i pensionati meno abbienti, senza pregiudicare lo stato di salute delle finanze pubbliche. 

(Keystone)

Il Partito operaio e popolare (POP) fa il suo ritorno nel Parlamento svizzero, dopo quattro anni di assenza. Incarnando il volto popolare di una sinistra radicale in declino in Svizzera, Denis de la Reussille, sindaco della città di Le Locle, nel canton Neuchâtel, si propone di rimettere la questione dell’equità fiscale al centro dei dibattiti. 

Appeso in un angolo dell'ufficio del sindaco, il ritratto del Che basta a ricordare che ci troviamo in uno degli ultimi bastioni "rossi" del paese.  Le Locle, piccola città industriale di poco più di 10’000 anime, situata a 1000 metri sul livello del mare, a due passi dal confine con la Francia, rappresenta il comune più a sinistra in Svizzera.

Denis de la Reussille 

24 ottobre 1960: Denis de la Reussille nasce a La Chaux-de-Fonds in una famiglia originaria di Tramelan nel Giura bernese. I suoi antenati, ugonotti francesi, si stabilirono lì dopo la revoca dell'editto di Nantes nel 1685. 

1986: dopo un apprendistato di impiegato di commercio, Denis de la Reussille si stabilisce nella vicina città di Le Locle, dove gioca a calcio nel club locale di seconda divisione. Viene eletto consigliere comunale quale rappresentante del Partito operaio e popolare (POP). 

2000: è eletto sindaco della città di Le Locle. Sposato e padre di due figli, si rifiuta di candidarsi per un seggio nel governo cantonale, preferendo dare la priorità alla vita famigliare. 

18 ottobre 2015: si aggiudica uno dei quattro seggi attribuiti al cantone di Neuchâtel nella Camera bassa del Parlamento federale, dove farà parte del gruppo parlamentare dei Verdi. Denis de la Reussille intende conservare in parallelo anche il suo mandato di sindaco di Le Locle, un incarico che svolge al 50%.

La città è diretta da oltre 15 anni da Denis de la Reussille, membro del Partito operaio e popolare (POP), una piccola formazione di estrema sinistra, il cui ideale è “una società comunista” e che dispone della più forte deputazione nel legislativo comunale. Lo scorso 18 ottobre, Denis de la Reussille è stato eletto brillantemente in Consiglio nazionale, la camera bassa del Parlamento svizzero, permettendo al suo partito di riconquistare il suo unico seggio, perso nel 2011 dopo la mancata rielezione del vodese Josef Zisyadis. 

Ma Denis de la Reussille non è il tipo da intonare l’Internazionale o da preannunciare la rivoluzione sotto la Cupola federale. Di origini umili, nonostante un nome di famiglia di tradizione aristocratica,  che fa un po’ sorridere pensando ad un comunista, il neoletto deputato non è un ideologo inflessibile e tanto meno un intellettuale che coltiva una grande dialettica. Accetta invece volentieri l'etichetta di "pragmatico", che gli è stata affibbiata dall’inizio della sua carriera di militante, all'età di 18 anni. 

"Anche se non mi è mancato nulla durante la mia infanzia, provengo da ambienti operai e i miei genitori hanno dovuto soppesare ogni spesa. Dopo l’apprendistato di impiegato di commercio, ho lavorato per diversi anni nel reparto contabilità di una piccola azienda di famiglia a La Chaux-de-Fonds, un periodo della mia vita di cui conservo buoni ricordi. Tutte queste esperienze hanno plasmato la mia personalità", spiega Denis de la Reussille. 

Finanze sane 

Mentre 15 anni fa alcuni rappresentanti della destra avevano pronosticato il prossimo fallimento del comune di Le Locle, dopo l’elezione di un comunista alla carica di sindaco, oggi anche i più feroci avversari politici considerano Denis de la Reussille un manager competente e rigoroso. "Le Locle è una città ben gestita che può basarsi su finanze sane. I membri del POP hanno fatto un buon lavoro nell’esecutivo comunale", riconosce senza difficoltà il liberale radicale Philippe Bauer, che fa a sua volta parte della nuova deputazione del canton Neuchâtel nel Parlamento federale. 

Anche se stenta ad ammetterlo apertamente, Denis de la Reussille deve in buona parte la sua elezione alla popolarità che ha acquisito oltre il suo territorio e il suo partito. Secondo i dati analizzati dal quotidiano L'Express di Neuchâtel, il sindaco di Le Locle ha ricevuto oltre il 60% dei voti al di fuori del POP, tra gli elettori di tutti i partiti, compresa la destra. 

"I prossimi quattro anni saranno difficili per tutti coloro che si battono per una società meno iniqua".

Molto popolare nelle città orologiere della catena di montagne giurassiane, Denis de la Reussille ha raccolto molti suffragi anche nei distretti più borghesi del cantone, sulle rive del Lago di Neuchâtel. "È una persona simpatica e di facile approccio. È riuscito a vendere bene la sua città e se stesso”, osserva Philip Bauer, che ha già avuto l’occasione di seguire il percorso del deputato comunista nel parlamento cantonale. "Rappresenta una sinistra tanto popolare quanto fedele ai suoi principi, che presta attenzione ai poveri", ritiene da parte sua Josef Zysiadis. 

Lotta ai paradisi fiscali 

Disinvolto, portatore di un’immagine rassicurante, vicino alla gente e riconoscibile per il suo orecchino un po’ fuori moda, la sua giacca nera e gli eterni blue jeans, Denis de la Reussille è anche la prova di come si possa avere successo in un’elezione senza far ricorso a Internet e ai social media. Denis de la Reussille non attira i riflettori tanto quanto il suo predecessore a Berna Josef Zisyadis, che nel 2006 aveva suscitato un certo scalpore mediatico, trasferendosi nel canton Obvaldo per denunciare l’imposizione fiscale regressiva introdotta a livello cantonale. Una battaglia che l’ex-deputato vodese aveva finalmente vinto un anno più tardi dinnanzi al Tribunale federale. 

I nuovi volti del Parlamento

La figlia di Christoph Blocher, il caporedattore della Weltwoche, il sindaco comunista, la giovane ecologista: swissinfo.ch pubblica una serie – non esaustiva – di ritratti dei nuovi membri del Parlamento svizzero dopo le elezioni del 18 ottobre 2015. 

"Ho una personalità e un carattere piuttosto diversi rispetto a quelli di Josef Zisyadis”, rileva Denis de la Reussille, più incline a costruire delle alleanze. Il neo deputato intende porre a sua volta l’equità fiscale al centro dei dibattiti. "La concorrenza fiscale feroce tra cantoni e comuni rischia per finire di impoverire il paese. Nei paradisi fiscali di Zugo, Svitto e Obvaldo stiamo creando dei veri e propri ghetti. La popolazione non si mescola più, operai e impiegati non hanno più i mezzi per stabilirsi in alcuni comuni. È davvero questa la società che vogliamo costruire?"

Una battaglia ideologica sulle tasse che "la sinistra ha perso negli ultimi 20 anni", ammette Denis de la Reussille. "La maggioranza delle persone non collegano le tasse che pagano ai servizi che ricevono", si rammarica. La voce del nuovo eletto sarà tuttavia quasi impercettibile nel Parlamento federale, slittato ancora più a destra dopo le elezioni del 18 ottobre. "I prossimi quattro anni saranno difficili per tutti coloro che si battono per una società meno iniqua”, prevede il rappresentante del POP. 

Libera circolazione, sì, ma ... 

Nonostante la sua inesperienza a livello nazionale, Denis de la Reussille, che afferma di essere fiero di poter sedersi nel Parlamento a Berna, intende difendere i dossier più importanti per il suo cantone e la sua regione: lo sviluppo delle infrastrutture di trasporto, la formazione professionale e la difesa del settore industriale. Sarà inoltre particolarmente attento all’applicazione dell'iniziativa dell'Unione democratica di centro (UDC) contro l'immigrazione di massa, uno dei grandi temi della nuova legislatura. 

A Le Locle, città di confine con la Francia, l'industria, in particolare orologeria, ha potuto fare leva su un grande bacino di manodopera frontaliera, proveniente dal dipartimento vicino del Doubs, per alimentare la sua crescita negli ultimi dieci anni. Ma con un tasso di disoccupati di quasi il 7% – la media svizzera è del 3,3% – e di persone dipendenti dall'assistenza sociale di circa il 10%, la città guidata da Denis de la Reussille conta un alto numero di esclusi. 

"Gli effetti nocivi della concorrenza tra residenti e lavoratori frontalieri sono, purtroppo, molto più visibili a Le Locle e a La Chaux-de-Fonds, che non a Lucerna o a Aarau. Da parte mia, continuerò a difendere la libera circolazione delle persone con l'UE, ma solo se saranno adottate misure più forti per lottare contro il dumping salariale. Si tratta di una lotta importante che la classe politica e sindacale di sinistra dovrà portare avanti nei prossimi anni".

Estrema sinistra in declino 

Assente dal Parlamento nel corso dell'ultima legislatura, la sinistra della sinistra è di nuovo sotto la cupola federale grazie all’elezione, lo scorso 18 ottobre, di Denis de la Reussille (Partito operaio e popolare, POP) nel cantone di Neuchâtel e di Sibel Arslan (Basta!/Sinistra alternativa e ecologista) nel cantone di Basilea città. 

Nella maggior parte degli altri cantoni in cui è presente, l'estrema sinistra ha invece ottenuto risultati deludenti. Nel cantone di Ginevra, con solo il 6% dei voti, la sinistra radicale ha raggiunto il suo peggior punteggio nelle elezioni federali dal 1971. Lo stesso vale per il cantone di Vaud, dove la sinistra ha raggiunto solo il 2,9% dei suffragi, e per i principali centri della Svizzera tedesca. 

"Rispetto alla Grecia (Syriza) e alla Spagna (Podemos), dobbiamo ammettere che la sinistra della sinistra non si porta bene in Svizzera", afferma Josef Zysiadis, ex rappresentante del POP del canton Vaud. Le ragioni sarebbero legate tra l’altro all’esistenza di un Partito socialista molto ancorato a sinistra in diversi cantoni, un mondo del lavoro sempre più orientato sui servizi, a un elettorato che tende sempre più a destra, ma anche alle querele interne tra i vari gruppi di sinistra. 


Traduzione di Armando Mombelli, swissinfo.ch

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