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Medio Oriente in fiamme


Lo stretto margine di manovra iraniano in Siria


Di Frédéric Burnand, Ginevra


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Periferia di Aleppo (Siria), 1° maggio 2015: i barili di esplosivo lanciati dalle forze governative seminano morte e terrore, secondo Amnesty International. (Reuters)

Periferia di Aleppo (Siria), 1° maggio 2015: i barili di esplosivo lanciati dalle forze governative seminano morte e terrore, secondo Amnesty International.

(Reuters)

L'ONU ha avviato questa settimana a Ginevra una serie di consultazioni sulla Siria, che per la prima volta includono l'Iran. Profondo conoscitore della Repubblica dei mullah, Mohammad-Reza Djalili ritiene che, contrariamente a quanto temono taluni osservatori, Teheran sia ben lungi dall'avere la possibilità di ripristinare un impero persiano, e sia anzi in una posizione di debolezza.

Secondo le previsioni, le consultazioni, condotte a porte chiuse all'interno del Palazzo delle Nazioni dall'inviato speciale dell'ONU Staffan de Mistura, dureranno fino al 30 giugno. Ai colloqui sono stati invitati più di 40 gruppi siriani e 20 attori regionali e internazionali.

Nel corso di una conferenza stampa, Staffan de Mistura ha tenuto a puntualizzare che non si tratta né di trattative né di una Conferenza di Ginevra III: "Riceverò ciascuna delegazione separatamente. Ci sono momenti in cui si deve lavorare col basso profilo. L'obiettivo è quello di vedere cosa è cambiato sul campo dopo l'adozione del Comunicato di Ginevra di tre anni fa, il 30 giugno 2012, e se un altro round è possibile".

Rispondendo a una domanda di swissinfo.ch, il mediatore del segretario generale dell'ONU ha ringraziato la Svizzera per l'aiuto fornito alle Nazioni Unite nell'organizzazione e nella gestione di queste consultazioni, che ha definito "piuttosto complicate dal profilo logistico. La Svizzera ha nuovamente dimostrato la sua capacità di aiutare l'ONU in un compito difficile".

Professore onorario all'Istituto di alti studi internazionali e dello sviluppo a Ginevra, Mohammad-Reza Djalili valuta la grande novità di queste consultazioni: la partecipazione dell'Iran. Un tema sul quale ha recentemente pubblicato uno studio.

swissinfo.ch: Per allentare le tensioni e le guerre regionali, la soluzione del conflitto siriano è prioritaria?

Mohammad-Reza Djalili: La Siria è la chiave di volta nell'equazione strategica conflittuale del Medio Oriente. La crisi siriana ha ramificazioni importanti non solo in Libano e Israele, ma anche in Turchia e nelle monarchie petrolifere del Golfo.

La Siria è al crocevia di tutte le divisioni regionali del Vicino e Medio Oriente. La soluzione del conflitto siriano avrà dunque ripercussioni in tutta la regione.

swissinfo.ch: In questa guerra che ha già fatto oltre 220mila morti, si è molto parlato del peso della Russia sul regime di Bashar al-Assad. Ma non è Teheran che pesa di più su Damasco?

M.-R. D: L'Iran ha mezzi equivalenti a quelli della Russia per fare pressione sul governo di Assad, dal momento che l'Iran di fatto è il suo unico alleato regionale importante. E questo da più di 30 anni. Tra i due Paesi vi sono da lungo scambi a tutti i livelli.

Detto questo, non credo che l'Iran svolgerà un ruolo determinante se si tratta di proporre un cambio di governo in Siria. Per ora, tutti i segnali provenienti da Teheran convergono su un'unica idea, ossia che il regime iraniano vuole mantenere al potere Bashar al-Assad.

swissinfo.ch: In caso di accordo sul nucleare iraniano, Teheran potrebbe modificare la sua politica estera per stabilizzare la regione?

M.-R. D.: In molti scommettono su questa possibilità, dicendosi che il graduale ritorno dell'Iran sulla scena internazionale spingerà il paese ad essere più conciliante sulle questioni regionali, soprattutto in Siria e in Iraq. Ma io nutro molti dubbi su un rapido cambiamento delle posizioni iraniane.

L'unica persona in grado di cambiare la direzione della politica estera dell'Iran, è la guida suprema della Rivoluzione, Khamenei, il supremo architetto di questa politica regionale. Ma il suo discorso non è cambiato molto. Alla domanda sul futuro delle relazioni con i suoi vicini, risponde che lui non è un diplomatico, ma un rivoluzionario.

Per il momento, l'Iran non ha nulla da guadagnare cambiando le sue posizioni riguardo a Iraq, Siria, Yemen e Libano.

swissinfo.ch: Questo atteggiamento rivoluzionario è ancora molto importante per il regime iraniano?

M.-R. D: Lo è. In ogni caso a livello della direzione, della guida e della sua cerchia ristretta. Lo è meno in altri ambienti. Il presidente della Repubblica cerca di distanziarsi un po' da questa linea rivoluzionaria. Hassan Rohani si mostra più diplomatico che rivoluzionario.

Ma è il popolo iraniano che a medio termine può modificare questa politica rivoluzionaria. La popolazione, che soffre molto dell'isolamento dell'Iran, è molto propensa a un rapido sviluppo del paese, all'apertura delle frontiere, agli scambi internazionali. Quando è stato raggiunto l'accordo quadro sul nucleare iraniano, a Losanna il 2 aprile, la popolazione è scesa in piazza per festeggiare l'evento, dicendo che era il primo passo verso altre modifiche. E questo dopo 36 anni di un periodo rivoluzionario che non finisce più.

Anche un regime autoritario deve tener conto di questo divario tra la sfera dirigente e la popolazione.

swissinfo.ch: Vi sono osservatori che assicurano che l'Iran sta restaurando l'impero persiano. Teheran ha veramente i mezzi, di fronte alla coalizione recentemente formatasi intorno all'Arabia Saudita?

M.-R. D: In caso di accordo, non credo che Washington abbandoni l'Arabia Saudita per l'Iran. Gli Stati Uniti, nella migliore delle ipotesi, adotteranno la linea che avevano all'epoca dello scià, vale a dire la politica dei due pilastri (twin pillars policy) che poggia sia sull'Iran che sull'Arabia Saudita.

L'Iran è infatti in una posizione di debolezza. La sua politica estera un po' espansiva alla fine gli si può rivoltare contro. Tanto più che questa politica rivoluzionaria non è più percepita come islamica, ma sciita.

Ciò detto, la minaccia esistenziale per l'Iran, non è più costituita da Stati Uniti, Israele o Arabia Saudita, ma da una grave crisi ecologica. L'acqua scarseggia in modo molto preoccupante.

Il riscaldamento climatico colpisce l'intero Medio Oriente. Ma l'Iran è il più danneggiato. Tutti i laghi iraniani si sono prosciugati, così come quasi tutte le acque in superficie e sotterranee. Ciò anche a causa di scelte sbagliate in termini di politica agricola e di una cattiva gestione delle risorse idriche.

swissinfo.ch: A seguito delle sanzioni, l'economia iraniana è esausta. Questo fattore economico limita il sostegno alla Siria di Bashar al-Assad?

M.-R. D: In questo momento corrono molte voci sull'attuale calo del sostegno finanziario alla Siria, ma anche all'Hezbollah libanese, il braccio armato dell'Iran in Siria. Senza la revoca delle sanzioni economiche, l'Iran si ritroverà limitato nella sua politica regionale e anche sul piano interno. Il governo di Rohani è stato eletto per cercare di trovare una soluzione alla crisi economica, che passa quindi attraverso la soluzione della questione nucleare.

swissinfo.ch: C'è un riequilibrio delle forze tra l'Arabia Saudita e l'Iran?

M.-R. D: Le dinamiche in corso sono molto complesse. Sia gli iraniani che i sauditi spostano le loro pedine su territori estremamente vulnerabili. Non possono costruire alleanze durature, siano esse nello Yemen, o in Iraq, o anche in Siria.

swissinfo.ch: Di fronte a questa instabilità, l'Iran rappresenta ancora uno dei paesi più stabili della regione.

M.-R. D: Certamente. Se paragonato a tutti i suoi vicini arabi o asiatici (Afghanistan e Pakistan), l'Iran è un paese stabile. È uno Stato storico, che ha diversi millenni e che è stato ammodernato dall'inizio del XX secolo.

Svizzera dietro le quinte

La Svizzera non è coinvolta nelle consultazioni dell'ONU sulla Siria. La Confederazione fornisce un supporto logistico e mette a disposizione un funzionario.

Sin dall'inizio del conflitto siriano, Berna si è impegnata per una soluzione politica. Al contempo ha fornito assistenza alle numerosissime vittime e cercato di rispettare il diritto internazionale.

La Confederazione ha anche patrocinato, nel settembre 2014, le risoluzioni del Consiglio dei diritti umani sulla situazione in Iraq e la Siria. Berna sostiene la Commissione d'inchiesta indipendente del Consiglio dei diritti umani in Siria, di cui fa parte la svizzera Carla Del Ponte.

Parallelamente, la Svizzera partecipa a un dialogo sulle questioni umanitarie con l'Iran e la Siria. Questo dialogo è stato avviato dal governo iraniano nel 2013. Mira, tra le altre cose, a migliorare l'accesso degli operatori umanitari alle popolazioni civili, come pure la sicurezza degli operatori umanitari sul campo.

Dal 2013 si sono svolti cinque cicli di colloqui. Il  più recente si è tenuto in Iran il 21 aprile. Il capo degli aiuti umanitari della Confederazione, l'ambasciatore Manuel Bessler, vi ha partecipato.

(Fonte: risposte scritte del Dipartimento federale degli affari esteri a swissinfo.ch)


(Traduzione dal francese: Sonia Fenazzi)

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