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Napoleone III


Un imperatore con un angolo di Svizzera nel cuore


Di Doris Lucini, Arenenberg (Salenstein)


Dopo la caduta di Napoleone, è dall'esilio turgoviese di suo nipote, figlio della regina Ortensia, che riparte l'avventura imperiale dei Bonaparte. Nel castello di Arenenberg, Luigi Napoleone, il futuro Napoleone III, trascorre con la madre la sua gioventù, la mente rivolta ad un'Europa nella quale lascerà il segno.

La vita di Ortensia de Beauharnais, figlia di primo letto dell'imperatrice Giuseppina, cambiò il giorno in cui Napoleone decise che sarebbe diventata la madre della dinastia dei Bonaparte. Visto che dall'unione con Giuseppina non nascevano figli, Napoleone adottò Ortensia e la diede in moglie a suo fratello Luigi: i loro eredi sarebbero saliti un giorno sul trono di Francia.

Ma la strada che porta Luigi Napoleone, terzo figlio di Ortensia, a diventare imperatore, non è affatto scontata. Implica la morte dei suoi due fratelli e la morte di Napoleone II, il figlio che Bonaparte ebbe da Maria Luisa d'Austria dopo il divorzio da Giuseppina. Ma implica anche - e soprattutto - diversi tentativi di colpi di stato e rovesciamenti di assetto istituzionale in Francia.

Come tutti i Bonaparte, Ortensia era stata esiliata dalla Francia dopo la sconfitta di Waterloo. Di casa in mezza Europa, scelse di risiedere nel castello di Arenenberg, sulle rive del lago di Costanza, che acquista nel 1817.

Il messaggio materno

Ad Arenenberg, Ortensia accoglie ospiti importanti, fa una vita mondana, ma non tralascia di curare i suoi interessi. «Aveva un'educazione moderna», racconta Christina Egli, curatrice del museo Napoleone che oggi si trova nel castello di Arenenberg a Salenstein. «Non aveva imparato solo a cantare e a comportarsi bene, ma anche le lingue straniere, l'astronomia, la geografia, tutta una serie di materie che non erano abituali all'epoca, soprattutto per una ragazza».

Continuamente spiata dagli avversari della sua famiglia, Ortensia «vuole dare l'impressione di essere un'artista, una povera donna in esilio». In realtà sa benissimo quello che fa sia da un punto di vista economico che politico. «In un quadro», racconta Christina Egli, «Ortensia è ritratta con al collo il talismano di Carlo Magno. È un particolare, ma dimostra l'importanza politica che attribuiva al suo ruolo e a quello della sua famiglia».

In effetti, Napoleone si vedeva come l'erede di Carlo Magno, voleva ricreare un impero europeo e voleva che continuasse nel tempo. «È in questo spirito che Ortensia ha allevato suo figlio». E se sui metodi dei due Bonaparte si può discutere, va però riconosciuto che «hanno gettato molte delle basi dell'Europa moderna, come l'idea della moneta comune».

L'Europa in testa

Quando Luigi Napoleone arriva nel piccolo villaggio di Salenstein, dove si trova il castello di Arenenberg, è ancora un bambino. «Impara in fretta il tedesco e il dialetto svizzero tedesco che parla senza problemi. Più tardi di lui si dirà che parla francese con accento tedesco, inglese con accento francese e tedesco con accento svizzero. È un piccolo europeo: viene dalla Francia, cresce in Svizzera, va a scuola in Baviera, passa i suoi inverni in Italia, va in Inghilterra... è a casa ovunque in Europa».

Nel 1829, Luigi Napoleone chiede al canton Berna di perfezionare la sua formazione militare a Thun, sotto la guida di Dufour. Il futuro imperatore darà seguito a questa esperienza con un libro di successo, il «Manuale d'artiglieria».

Il giovane - sportivo, provetto cavaliere e dall'educazione raffinata - piace alla Svizzera. Il canton Turgovia gli offre la cittadinanza elvetica. «Ma Luigi Napoleone», spiega Christina Egli, «non poteva accettare ufficialmente, perché avrebbe perso la cittadinanza francese e in testa aveva l'idea di dirigere un giorno la Francia».

L'addio ad Arenenberg

Nel 1836, Luigi Napoleone tenta un primo colpo di stato a Strasburgo. L'operazione fallisce e Bonaparte viene esiliato in America, da dove tornerà clandestinamente nel 1837 non appena verrà messo al corrente delle pessime condizioni di salute di sua madre. «Arriva ad Arenenberg, dove assiste sua madre negli ultimi due mesi della sua vita. Ma la fuga dall'esilio è mal vista dai francesi che non accettano che resti in Turgovia», racconta Christina Egli.

Tra la Svizzera - che cerca di proteggere quanto può Luigi Napoleone - e la Francia rischia di scoppiare una guerra. Di sua iniziativa, però, Bonaparte lascia Arenenberg. «In alcune lettere scritte ad un amico ginevrino si possono leggere frasi come questa: Parto perché la situazione è troppo rischiosa. Non voglio che la Svizzera - la Turgovia - che ci ha accolti in un momento difficile sia obbligata ad entrare in guerra a causa mia».

Da Arenenberg, Luigi Napoleone si reca in Inghilterra. Nel 1840 tenta un altro colpo di stato a Boulogne, viene imprigionato ed è costretto a vendere i suoi possedimenti in Svizzera. Ma dopo la rivoluzione del 1848, riesce a farsi eleggere presidente della Seconda repubblica, per passare poi ad imperatore nel 1851.

«Non appena può, tenta di recuperare Arenenberg. Ha un altro castello nella regione, ma non lo interessa, non è il castello dove è cresciuto, non è il castello di sua madre. Arenenberg è la sua infanzia, la sua gioventù, sua madre». Napoleone III riacquista il castello nel 1855. I suoi impegni non gli consentiranno di recarvisi più di una volta, ma non per questo rinuncerà al piccolo e idilliaco possedimento sul lago di Costanza.

Bio

1808: nasce Luigi Napoleone, terzogenito di Ortensia de Beauharnais e di Luigi Bonaparte, fratello di Napoleone I.

1817: si stabilisce con la madre al castello di Arenenberg, nel canton Turgovia.

1836 e 1840: tentativi falliti di prendere il potere in Francia.

1848: presidente della Seconda Repubblica.

1951: imperatore

1870: battaglia di Sedan (guerra franco-tedesca), Napoleone III si ritira, nuova rivoluzione in Francia, Terza Repubblica.

1873: muore in esilio in Inghilterra.

Contesto

Il rapporto di Luigi Napoleone Bonaparte, poi Napoleone III, con la Svizzera è legato ai giorni passati con la madre al castello di Arenenberg.

Oggi nell'idilliaca dimora sulle rive del lago di Costanza è stato allestito un museo dedicato ai Bonaparte e alla storia e cultura dell'Ottocento.

Si tratta anche di studiare meglio Napoleone III, la cui immagine è ancora offuscata dalla ritirata di Sedan nel corso della guerra franco-francese (in definitiva si trattò di non mandare al massacro 80'000 uomini) e dalla notorietà di Napoleone I.

Spetta però a Napoleone III il merito di aver portato la Francia verso la modernità. È intervenuto, tra l'altro, in ambito industriale, urbanistico (ha "rifatto" Parigi), sociale (diritto di sciopero) e artistico (due esposizioni universali).

swissinfo.ch



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