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Parlamento svizzero


Una legislatura all’insegna di maggioranze volatili




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Durante questa legislatura il Parlamento ha emanato oltre 400 atti legislativi, tra leggi, ordinanze e decreti federali. (Keystone)

Durante questa legislatura il Parlamento ha emanato oltre 400 atti legislativi, tra leggi, ordinanze e decreti federali.

(Keystone)

Maggioranze di centro/destra, di centro/sinistra e, in alcuni casi, perfino di destra/sinistra: mai come in questa legislatura il Parlamento svizzero è stato caratterizzato da alleanze così volatili. A beneficiarne è stata soprattutto la sinistra, messa tradizionalmente in minoranza dai partiti borghesi. 

“Credo che per noi sia stata una buona legislatura. In poche altre, come questa, la sinistra ha potuto far passare molte sue proposte su dossier importanti, soprattutto di politica sociale ed energetica”, dichiara soddisfatto Christian Levrat, presidente del Partito socialista (PS). Un’impressione confermata dai dati raccolti dal politologo Michael Herrmann, sulla base delle circa 5000 votazioni tenute negli ultimi quattro anni alla Camera del popolo. In questa legislatura i due partiti di sinistra – PS e Partito ecologista svizzero (PES) – sono riusciti più spesso a raccogliere il sostegno degli schieramenti del centro, vincendo così la metà delle votazioni. 

Diversi fattori hanno contribuito a fare il gioco della sinistra. Innanzitutto, lo spostamento verso destra e la forte progressione registrata negli ultimi 20 anni dell’Unione democratica di centro (UDC), a scapito dei due partiti storici del centro, il Partito liberale radicale (PLR) e il Partito popolare democratico (PPD). Questi cambiamenti hanno incrinato i rapporti all’interno della tradizionale maggioranza borghese di centro-destra, aprendo una contesa anche per la ripartizione dei seggi in governo. 

Poi, l’avvento di due nuovi partiti minori al centro, i Verdi liberali (VL) e il Partito borghese democratico (PBD), ha reso ancora più mutevoli dal 2011 le alleanze di centro/destra o centro/sinistra. “Con questa frammentazione del centro è diventato molto più difficile costruire delle alleanze stabili nel campo borghese. Le maggioranze sono diventate spesso imprevedibili e lo si vede anche dai risultati di molte votazioni in Parlamento, estremamente serrate”, rileva Jean-François Rime, deputato dell’UDC. 

Pressioni internazionali

Ma a far avanzare dei dossier importanti nella direzione voluta dalla sinistra sono stati anche alcuni eventi internazionali. Tra questi, l’incidente nucleare di Fukushima, che ha spinto dal 2011 governo e parlamento ad avviare una grande volta energetica, verso la fine dell’era atomica in Svizzera. La nuova Strategia energetica 2050, i cui principi sono stati approvati dal Parlamento, prevede la rinuncia a nuove centrali nucleari e un pacchetto di misure destinate a promuovere i risparmi energetici e le energie rinnovabili. 

In settembre la Camera dei Cantoni ha però frenato diverse decisioni adottate l’anno scorso dalla Camera del popolo, rifiutandosi tra l’altro di fissare delle scadenze per la chiusura degli impianti nucleari in funzione. Il dossier slitta quindi alla prossima legislatura e i tempi della svolta energetica rimangono ancora incerti. “Se la durata di vita delle centrali nucleari non sarà limitata dal nuovo Parlamento, porteremo dinnanzi al popolo la nostra iniziativa ‘Per un abbandono pianificato dell’energia nucleare’, che esige lo spegnimento dei reattori atomici entro 45 anni dalla loro entrata in esercizio”, indica Adèle Thorens, copresidente del PES. 

Legislativo svizzero

Dal 1931, il Parlamento svizzero viene eletto ogni 4 anni.  

Il prossimo 18 ottobre il popolo sarà chiamato a rinnovare i 200 seggi della Camera del popolo (Consiglio nazionale) e 45 dei 46 seggi della Camera dei Cantoni (Consiglio degli Stati). Il nuovo senatore del cantone di Appenzello interno è già stato eletto in aprile dalla Landsgemeinde (assemblea dei cittadini). 

La prossima legislatura si aprirà il 30 novembre con l’inizio della sessione invernale delle Camere federali. Il 9 dicembre, le due Camere riunite (Assemblea federale) saranno chiamate a (ri)eleggere i 7 membri del governo svizzero (Consiglio federale).

Un altro cambiamento di portata storica è stato innescato dall’offensiva lanciata a livello internazionale contro l’evasione fiscale. Le forti pressioni giunte dall’estero, soprattutto dagli Stati uniti e dall’UE, hanno costretto il parlamento a sotterrare progressivamente il segreto bancario, difeso strenuamente fino a pochi anni fa dalla maggioranza di centro-destra. Dopo una serie di allentamenti, la Camera del popolo ha approvato in settembre anche il principio dello scambio automatico d’informazioni in materia fiscale, che dovrebbe entrare in vigore dal 2018. 

Diversi rappresentanti dei partiti borghesi non intendono però rinunciare completamente al vecchio pilastro del sistema bancario elvetico. “Il nostro paese si vede ormai costretto ad adeguarsi agli standard internazionali per quanto riguarda i contribuenti di altri paesi. Ci batteremo però nella prossima legislatura per conservare il segreto bancario per i contribuenti in Svizzera”, dichiara Christian Wasserfallen, vicepresidente del PLR. 

Sostegni popolari 

Una maggioranza di centro e di sinistra è poi riuscita a far passare alla Camera dei Cantoni il nuovo progetto di riforma del sistema di previdenza per la vecchiaia, che prevede, da un lato, un aumento delle risorse delle assicurazioni sociali e, dall'altro, un decurtamento di certe prestazioni per limitare i costi. Questa soluzione di compromesso, che mira ad assicurare il finanziamento delle pensioni di fronte al progressivo invecchiamento della popolazione, deve però ancora passare nelle mani della Camera del popolo. 

Poco da fare invece per la sinistra, come ormai tradizione, nella maggior parte dei dossier a carattere economico. Le forze di centro e di destra hanno, tra l’altro, bocciato un nuovo tentativo di revisione della Legge sui cartelli e un progetto d’imposizione fiscale dei bonus milionari dei manager. La maggioranza borghese ha ricevuto anche un massiccio sostegno da parte del popolo per respingere tutte le proposte di ridistribuzione della ricchezza avanzate dalla sinistra. Le iniziative popolari per salari equi, per un salario minimo, contro i privilegi fiscali del milionari e per nuove tasse sulle eredità milionarie sono state nettamente bocciate in votazione. 

 (swissinfo.ch)
(swissinfo.ch)

È invece dinnanzi al popolo che la destra ha ottenuto il suo più grande successo. Il 9 febbraio dell’anno scorso, il 50,3% dei votanti ha approvato l’iniziativa popolare dell’UDC “Contro l’immigrazione di massa”, che ha raggelato i rapporti con l’UE. Per Bruxelles, l’introduzione di contingenti sulla manodopera europea violerebbe l’accordo sulla libera circolazione delle persone. La più grande sfida della prossima legislatura sarà di trovare una soluzione per attuare questa iniziativa, senza compromettere i trattati bilaterali in vigore con i Ventotto. 

Anche delle insolite alleanze tra la destra conservatrice e la sinistra hanno portato ad alcuni successi. Ad esempio al rifiuto, nella scorsa primavera, della riforma dell’esercito. L’aumento del budget dell’esercito e la riduzione degli effettivi sono stati combattuti con ragioni diverse. Mentre la sinistra chiedeva una riduzione ancor più massiccia, l’UDC voleva ancorare il budget dell’esercito in una legge.

Successi forse effimeri 

Se la destra e la sinistra hanno forse catalizzato maggiormente l’attenzione, con iniziative popolari e proposte più radicali, l’ago della bilancia in questa legislatura sono stati ancora una volta i partiti del centro. In particolare il PPD che, nonostante il progressivo calo dei suoi rappresentanti in Parlamento, continua ad aggiudicarsi il maggior numero di votazioni alle Camere federali, partecipando a quasi tutte le maggioranze vincenti di centro/destra o centro/sinistra. “Questo ruolo di ago della bilancia è fondamentale per gli equilibri del paese. La Svizzera è un paese che si governa tradizionalmente e idealmente al centro”, osserva Filippo Lombardi, capo del gruppo PPD in Parlamento. 

Una realtà che non cambierà probabilmente neppure con la prossima legislatura, benché i sondaggi prevedano un leggero slittamento degli equilibri verso la destra alle elezioni legislative del 18 ottobre. A farne le spese rischia di essere piuttosto la sinistra: diversi suoi successi di questi ultimi quattro anni potrebbero essere rimessi in discussione o cancellati dal nuovo Parlamento. 

swissinfo.ch

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