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La politica scopre la Quinta Svizzera


L’improvviso interesse per gli svizzeri all’estero




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Un centinaio di parlamentari fanno parte dell'intergruppo "Svizzeri all'estero". Non tutti si impegnano però effettivamente per difendere gli interessi della Quinta Svizzera. (Keystone)

Un centinaio di parlamentari fanno parte dell'intergruppo "Svizzeri all'estero". Non tutti si impegnano però effettivamente per difendere gli interessi della Quinta Svizzera.

(Keystone)

I connazionali espatriati si trovano sempre più spesso al centro dell’attenzione dei media, come pure della politica. Un centinaio di parlamentari fanno parte dell’intergruppo “Svizzeri all’estero”, che figura tra quelli con il maggior numero di sostenitori nelle due Camere federali. Come mai i politici si interessano sempre di più per la Quinta Svizzera? 

Gli intergruppi parlamentari svolgono un ruolo molto importante per rappresentare gli interessi di cerchie o settori particolari in politica. Secondo la Legge sull’Assemblea federale, gli intergruppi devono essere aperti a tutti i parlamentari. La politica partitica figura quindi in secondo piano. Coloro che aderiscono ad un intergruppo manifestano il loro interesse per un settore specifico e segnalano una certa disponibilità a sostenere le propose di una lobby o dell’altra. 

Nel Parlamento vi sono attualmente circa 120 intergruppi di dimensioni diverse. Creato nel 2004, l’intergruppo Svizzeri all’estero figura tra i più numerosi con un centinaio di membri. 

Ciò non significa però che gli svizzeri all’estero possono contare sistematicamente su un centinaio di voti in difesa dei loro interessi, relativizza Rudolf Wyder, ex direttore dell’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSE) e autore del libro “Globale Schweiz – die Entdeckung der Auslandschweizer” (Svizzera globale – la scoperta degli svizzeri all’estero), pubblicato recentemente. 

“Non tutti i membri di questo intergruppo si impegnano con lo stesso zelo per la Quinta Svizzera”, puntualizza Wyder. “Si tratta piuttosto di una rete di parlamentari consapevoli del fatto che la Svizzera sarebbe più povera senza i suoi connazionali espatriati. O che hanno scoperto il crescente potenziale di voti degli svizzeri all’estero”. 

La presidenza dell’intergruppo Svizzeri all’estero è condivisa da rappresentanti di tre partiti, con visioni alquanto diverse della Quinta Svizzera. Franz Grüter, consigliere nazionale dell’Unione democratica di centro (UDC), non si è annunciato spontaneamente per questo incarico. È stato invitato ad assumerlo e ha accettato. Non è un incarico con il quale si possono ottenere allori, rileva Grüter. 

Nazionale o internazionale? 

“Dal profilo dell’elettorato potenziale, gli svizzeri all’estero hanno però una grande importanza. Vale la pena coltivare questo elettorato”, sottolinea Grüter. L’UDC ha perfino creato una sezione internazionale e tenta di conquistare questo elettorato presentando in alcuni cantoni liste speciali per candidati della Quinta Svizzera. È stato il caso, alle elezioni federali del 2015, anche nel canton Lucerna, in cui risiede il copresidente dell’intergruppo Svizzeri all’estero. “Abbiamo così potuto aumentare di mezzo punto il nostro elettorato”, indica Grüter, che ha vissuto lui stesso due anni all’estero, negli Stati uniti. 

Con 31 parlamentari, il Partito socialista (PS) è il più rappresentato nell’integruppo Svizzeri all’estero. “Ciò è forse legato al programma politico di questo partito. D’altronde i socialisti cantano l’Internazionale”, osserva Grüter. A suo avviso, “molti svizzeri all’estero non condividono le posizioni della sinistra. Sono piuttosto dei patrioti e hanno forti legami con la Svizzera”. 

Secondo il copresidente dell’intergruppo, non vi sarebbe nessuna contraddizione nel fatto di cercare un destino migliore all’estero, come fanno molti svizzeri espatriati, e nel contempo sostenere un partito anti-stranieri. “Assolutamento no! L’UDC viene accusata di non essere aperta sul mondo. Ma non è vero: sosteniamo l’apertura sul mondo, il commercio e gli affari con altri paesi. Ma non vogliamo che la Svizzera entri a far parte della comunità internazionale!”. 

Rudolf Wyder nutre un’altra visione dei connazionali espatriati, dopo aver difeso i loro interessi per un quarto di secolo. “Il voto degli svizzeri all’estero può essere analizzato sulla base di alcuni cantoni. Inoltre uno studio del politologo Michael Hermann ha dimostrato che la maggioranza degli svizzeri all’estero appartengono a una fascia di popolazione urbana, liberale su questioni economiche e di società, interessata ai temi internazionali e favorevole ad una Svizzera aperta e partecipativa”. 

Elisabeth Schneider-Schneiter rappresenta invece il Partito popolare democratico (PPD) nella presidenza dell’intergruppo Svizzeri all’estero. La giurista basilese dispone di molti contatti con i connazionali espatriati anche quale vicepresidente della Commissione di politica estera del Consiglio nazionale. “Con la globalizzazione, gli svizzeri all’estero diventano sempre più numerosi e sempre più importanti”. 

La deputata popolare democratica intende impegnarsi per fare in modo che gli svizzeri all’estero possano rimanere in contatto con il loro paese. L’UDC gestisce l’elettorato della Quinta Svizzera con maggiore successo rispetto al suo proprio partito, rileva Elisabeth Schneider-Schneiter. “Dobbiamo fare in modo di evitare che sia solo l’UDC a conquistare elettori all’estero con la sua visione del mondo conservatrice e la sua politica patriottica”. 

“Molti svizzeri all’estero sognano una Svizzera rimasta più o meno identica a quella che hanno lasciato. A prima vista l’UDC appare loro come il partito più adatto per conservare la Svizzera come ai tempi. Forse non riescono però a percepire pienamente le conseguenze della politica di questo partito”, afferma Elisabeth Schneider-Schneiter. Il PPD è consapevole del fatto di dover impegnarsi maggiormente per gli svizzeri all’estero. Una volontà di impegno che figura ora anche nel programma partitico. 

Anche i socialisti si erano mostrati fino a pochi anni fa piuttosto riservati nei confronti degli svizzeri all’estero. “Probabilmente partendo dall’idea sbagliata che la Quinta svizzera formi un elettorato prevalentemente conservatore”. A destra si è forse fatto di più per conquistare i loro voti, pensando che i connazionali espatriati rappresentino dei tipici elettori dell’UDC, essendo particolarmente legati alla patria e al folclore. 

Maggiore sostegno dei socialisti 

In Parlamento l’UDC si è però spesso opposta alle rivendicazioni portate avanti dai rappresentanti della Quinta Svizzera, fa notare Wyder. “Ad esempio, per quanto concerne i crediti in favore delle scuole svizzere nel mondo, la Legge sugli svizzeri all’estero o la libera circolazione delle persone, che tocca da vicino anche molti connazionali espatriati”. 

A detta di Wyder, l’Organizzazione degli svizzeri all’estero ha ricevuto invece un maggior sostegno da parte dei socialisti. “Soprattutto per quanto riguarda le scuole svizzere all’estero o le misure volte a ridurre gli ostacoli che frenano la mobilità, ad esempio nell’ambito delle assicurazioni sociali o della Legge sugli svizzeri all’estero”. 

Il Consiglio degli svizzeri all’estero 

Dal 5 al 7 agosto 2016 l'Organizzazione degli svizzeri all'estero (OSE) festeggia a Berna i cento anni di attività. Tra i partecipanti c'è anche il ministro degli affari esteri Didier Burkhalter. 

Il 5 agosto si tiene il Consiglio degli svizzeri all'estero e il 6 agosto il 94° Congresso degli svizzeri all'estero. 

Per sottolineare l’importanza di questo anniversario e della Quinta Svizzera, le autorità elvetiche hanno aperto le porte di Palazzo federale ai rappresentanti dei connazionali espatriati. La riunione del Consiglio degli svizzeri all’estero si svolge nella sala del Consiglio nazionale, la Camera del popolo. 

Il Consiglio degli svizzeri all’estero viene spesso definito il “Parlamento della Quinta Svizzera”. Una definizione che calza in parte, tenendo conto del modo di lavorare e della ripartizione dei seggi all’interno di questo organo. 

“Questa definizione è invece esagerata considerando le competenze di cui dispone effettivamente il Consiglio”, rileva Rudolf Wyder, pur sottolineando il ruolo costruttivo e effettivo svolto finora dai suoi rappresentanti.

Secondo voi, quale partito rappresenta meglio gli interessi degli svizzeri espatriati? 

Esprimete la vostra opinione lasciando un commento qui sotto.  


Traduzione di Armando Mombelli

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