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Nazioni Unite


Vertice umanitario di Istanbul, svolta o alibi?


Di Frédéric Burnand, Ginevra


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A metà febbraio, un ospedale sostenuto da MSF nella provincia di Idlib, nel nord della Siria, è stato distrutto in un bombardamento aereo, probabilmente ad opera dell'aviazione russa. Secondo MSF, 40'000 persone sono rimaste così private di servizi medici. (Keystone)

A metà febbraio, un ospedale sostenuto da MSF nella provincia di Idlib, nel nord della Siria, è stato distrutto in un bombardamento aereo, probabilmente ad opera dell'aviazione russa. Secondo MSF, 40'000 persone sono rimaste così private di servizi medici.

(Keystone)

È la prima volta che l’ONU consacra un summit mondiale all’azione umanitaria. Una delle più importanti ONG del settore – Medici senza frontiere – definisce però la conferenza un alibi per mascherare la responsabilità degli Stati. La Svizzera sottolineerà dal canto suo che uno degli obblighi dei governi è di rispettare e far rispettare le tanto malmenate Convenzioni di Ginevra.

Il bombardamento di ospedali è ormai diventato quasi una routine nella guerra in Siria. Questa flagrante violazione della prima delle quattro Convenzioni di Ginevra avviene però anche su altri campi di battaglia. Il 3 ottobre 2015, l’ospedale di Medici senza frontiere (MSF) a Kunduz, in Afghanistan, è stato bombardato durante una serie di raid aerei. Washington ha finito per ammettere che si era trattato di un errore, senza però sanzionare neppur minimamente i responsabili.

«Se anche delle grandi potenze come gli Stati Uniti o la Russia non rispettano uno dei principi fondamentali delle Convenzioni di Ginevra, allora chi li rispetterà?», si interroga Yves Lador, consulente presso delle organizzazioni internazionali a Ginevra.

Di fronte a questo tipo di rimessa in discussione del diritto internazionale, il Vertice umanitario mondiale, che si terrà il 23 e il 24 maggio a Istanbul, saprà dare una risposta adeguata? No, risponde MSF, che ha deciso di ritirarsi dalla conferenza dopo essersi implicata a lungo nella sua preparazione.

Il vertice in breve

Secondo le Nazioni Unite, 110 paesi hanno confermato la loro partecipazione per il primo vertice umanitario mondiale, organizzato a Istanbul il 23 e 24 maggio 2016; saranno inoltre presenti una cinquantina di capi di Stato o di governo.

Nella città turca saranno presenti anche le ONG e il settore privato. Sono attesi circa 6'000 delegati.

L’obiettivo del vertice è di ripensare e dare nuova linfa al mondo in cui l’aiuto umanitario è gestito.

Si tratta in particolare di colmare lo scarto tra i fondi necessari e le donazioni effettive. L’anno scorso, mancavano 9,3 miliardi di dollari.

Un vertice senza vincoli

Il comunicato in cui l’organizzazione annuncia la sua decisione inizia così: «L’anno scorso, 75 ospedali gestiti o sostenuti da Medici senza frontiere sono stati bombardati […]. Oltre agli ospedali, dei civili sono feriti e uccisi da guerre cieche in Siria, Yemen, Sud Sudan, Afghanistan e altrove. Nello stesso tempo, il modo di trattare i rifugiati e i migranti in Europa e in altre parti del mondo mostra una scioccante mancanza di umanità […]. Il Vertice umanitario mondiale avrebbe potuto rappresentare un’opportunità per dare una risposta a questi problemi vitali, ma non sarà così».

L’ONG poi prosegue: «Ai partecipanti al vertice sarà chiesto di dichiarare dei nuovi e ambiziosi impegni, non vincolanti. Il vertice è diventato una foglia di fico delle buone intenzioni, che permette a queste violazioni sistematiche commesse prima di tutto dagli Stati, di continuare ad essere ignorate».

È veramente così? In gran misura sì, risponde Yves Lador: «Come tutti i vertici dell’ONU di questo tipo, deve permettere di preparare il terreno, come il Vertice della Terra a Rio nel 1992. Contrariamente a Rio, però, il summit di Istanbul sfocerà solo in una dichiarazione e impegni che in seguito dovranno essere trasformati in risoluzione durante l’assemblea generale dell’ONU.

Per Mosca è però già troppo. In una lettera ottenuta dall’Agence France Presse, la Russia deplora in particolare che le decisioni che scaturiranno dal vertice conterranno «obblighi a lungo termine da prendere o lasciare, senza che gli Stati membri possano far valere individualmente le loro posizioni o osservazioni. Viste queste circostanze inquietanti, la nostra delegazione non è disposta a sottoscrivere nessuno di questi impegni».

Prima dell’annuncio di MSF e della presa di posizione russa, l’ambasciatore svizzero Manuel Bessler ha riconosciuto che trasformare gli impegni presi a Istanbul in risoluzione sarà una «sfida gigantesca».

Delegato all’azione umanitaria della Confederazione, Bessler ha pure sottolineato che il messaggio più importante del ministro degli affari esteri svizzero Didier Burkhalter a Istanbul riguarderà le crescenti violazioni in questi ultimi anni delle Convenzioni di Ginevra: «Il nostro capo delegazione ricorderà agli Stati il loro obbligo di rispettare e far rispettare il diritto internazionale umanitario, ossia il primo articolo delle Convenzioni di Ginevra».

L’ambasciatore precisa che il capo della diplomazia elvetica co-presiederà la tavola rotonda dedicata a questa problematica.

L’impegno svizzero

Depositaria delle Convenzioni di Ginevra e sede del CICR e del Movimento della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, la Svizzera si è impegnata molto nei preparativi della conferenza.

Priorità svizzere

A Istanbul, la delegazione svizzera, guidata dal ministro degli esteri Didier Burkhalter, ha fissato tre priorità :

  • rafforzare la leadership politica per prevenire o porre fine alle guerre;
  • impegnarsi in favore delle persone sfollate all’interno di un paese, in seguito a una guerra o a una catastrofe (allorché non vi è nessun diritto specifico che le protegge);
  • far rispettare le norme del diritto umanitario, molto bistrattate nei conflitti in corso. 

Alla fine dell’anno scorso a Ginevra, la Confederazione ha ad esempio co-presieduto l’ultima conferenza preparatoria del vertice.

Secondo Manuel Bessler, i risultati del vertice non si vedranno immediatamente: «Le aspettative sono immense. La speranza è che questo vertice dia il via a una dinamica e a una presa di coscienza per raccogliere le numerose sfide con cui è confrontata l’azione umanitaria».

Una presa di coscienza che è sempre più urgente. Nel 2015 i donatori avevano versato meno del 50% dei circa 20 miliardi di dollari chiesti dall’ONU per la sua azione umanitaria. E questo in un momento in cui più di 125 milioni di persone nel mondo dipendono da questo aiuto ogni giorno. Tra di loro, 60 milioni di persone sfollate all’interno del loro paese o rifugiate all’estero, un record dalla Seconda guerra mondiale.

Inoltre, a medio termine i bisogni rischiano di aumentare, non solo a causa delle guerre, ma anche delle catastrofi legate ai cambiamenti climatici.

Per far fronte a questa situazione, il settore dell’azione umanitaria deve quindi adattarsi velocemente e ottenere i mezzi di cui ha bisogno. Questa prospettiva si scontra però con la resistenza degli Stati, secondo Yves Lador. «Di fronte a dei problemi transnazionali, gli Stati continuano ad aggrapparsi alla loro sovranità».

Manuel Bessler avverte dal canto suo che le somme chieste per l’azione umanitaria nel mondo non possono continuare ad aumentare. «Bisogna trovare le soluzioni per fare diminuire queste cifre, che non sono sostenibili. Un rapporto dell’ONU presenta già una serie di piste. Bisogna ad esempio sottolineare che le crisi umanitarie che si eternizzano sono la conseguenza di un fallimento della politica di riappacificazione degli Stati per risolverle». In altri termini, è risolvendo le crisi che gli Stati potranno diminuire il fardello umanitario.


Traduzione di Daniele Mariani, swissinfo.ch

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