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Suzi LeVine


L’ambasciatrice americana vuole relativizzare la vertenza fiscale


Di Jeannie Wurz, Berna


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Suzi LeVine accolta a inizio gennaio a Berna dalla presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga. (Keystone)

Suzi LeVine accolta a inizio gennaio a Berna dalla presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga.

(Keystone)

Le sanzioni imposte da Washington contro le banche svizzere e il malcontento dei cittadini americani espatriati in Svizzera per le nuove norme contro l’evasione fiscale hanno occupato Suzan G. (Suzi) LeVine nel suo primo anno a Berna. L’ambasciatrice statunitense vuole però concentrare la sua attenzione sulla collaborazione tra i due paesi, su cui getta uno sguardo positivo. 

"In quest’ultimo anno abbiamo lavorato molto duramente per fare due cose", indica Suzi LeVine in un'intervista a swissinfo.ch. "Innanzitutto, aiutare la gente a concentrarsi sul fatto che il nostro rapporto economico è ottimo, con una crescita economica e con un grande flusso di turisti americani verso la Svizzera e viceversa, cercando di separare la questione delle banche. E, in secondo luogo, aiutare la gente a quantificare la situazione".

Misure anti evasione fiscale

Seduta dinnanzi ad un microfono in uno degli studi di swissinfo.ch, l’ambasciatrice americana sceglie con cura le parole. Il tema: i cittadini e le banche. Numerosi istituti bancari svizzeri hanno dovuto pagare delle multe – o dovranno farlo nei prossimi mesi – per aver aiutato migliaia di cittadini americani ad evadere le tasse. 

"Lasciate che vi dia qualche cifra", prosegue Suzi LeVine. Il Dipartimento americano di giustizia ha imposto sanzioni per circa 167 miliardi di dollari alle banche. Di queste, "solo il 3% hanno colpito le banche svizzere. L’85% sono state inflitte invece alle banche americane. Al centro di questi interventi vi sono i contribuenti americani. Non la Svizzera". 

Le misure adottate dal governo americano per scovare gli evasori fiscali vengono però viste sotto una luce diversa da molti cittadini americani residenti in Svizzera. Un numero crescente di loro sta rinunciando alla cittadinanza americana in seguito ai disagi causati dall’introduzione della nuova normativa FATCA. Le banche sono ora tenute a fornire al fisco degli Stati uniti dati dettagliati sui conti dei contribuenti americani all’estero. Molti istituti finanziari hanno quindi preferito escludere i cittadini statunitensi dalla loro clientela. 

Aiutare i cittadini americani in Svizzera è una delle priorità dell'ambasciata degli Stati Uniti, ribatte Suzi LeVine. "Abbiamo fatto ogni cosa per aprire un dialogo con l'Associazione svizzera dei banchieri e con i principali istituti finanziari, allo scopo di trovare delle soluzioni per alleviare i disagi legati alle relazioni tra le banche elvetiche e i contribuenti americani. Alcune di loro hanno annunciato di voler riprendere tra la loro clientela persone assoggettate al fisco americano. Qualcosa si sta muovendo e speriamo di raggiungere ancora di più l’anno prossimo”. 

Vantaggi per i cittadini espatriati 

Secondo la rappresentante di Washington, coloro che mantengono la cittadinanza americana possono tutt’oggi approfittare di molti vantaggi. Tra questi, “vantaggi tecnici", come le prestazioni delle assicurazioni sociali, le indennità per veterani, i servizi Medicare e Medicaid. 

Argomentazioni non condivise da Jackie Bugnion, ex direttrice dell’associazione American Citizens Abroad (cittadini americani all'estero). Le assicurazioni sociali sono legate ad un lavoro negli Stati Uniti e non alla cittadinanza, mentre i servizi Medicare e Medicaid sono forniti solo negli Stati Uniti, fa notare Jackie Bugnion. 

Quali altri benefici ci sono? "Quando si guarda a ciò che gli Stati Uniti fanno in tutto il mondo, a ciò che hanno fatto per costruire coalizioni e assumere un ruolo di leader in diversi ambiti, tutto questo comporta dei costi, che vanno coperti a livello fiscale", rileva Suzi LeVine. 

Più che dei vecchi problemi, l’ambasciatrice preferisce però parlare di nuovi programmi, come dell’accordo in materia di istruzione e formazione professionale. Visitando numerose imprese svizzere e parlando con i giovani, la diplomatica americana afferma di aver imparato di prima persona molte cose sul sistema educativo duale svizzero. 

Questo sistema di apprendistato "concerne molte aree professionali diverse. Vi è una vasta gamma di opportunità, sia per i tirocini del settore bancario che in quello turistico, sia che si voglia diventare ingegnere meccanico o parrucchiere oppure ancora veterinario. È un percorso e non una meta”, osserva Suzi LeVine. 

Anche in quest’ambito, l’ambasciatrice americana sostiene le sue argomentazioni con delle cifre. Le imprese elvetiche generano circa mezzo milione di posti di lavoro negli Stati Uniti e la Svizzera è il più grande investitore nei settori della ricerca e dello sviluppo negli Stati Uniti. A suo avviso, il sistema di istruzione e formazione professionale rappresenta un grande passo nella giusta direzione. 

L'ambasciatrice Suzi LeVine durante una visita presso la Casa delle religioni a Berna. (Keystone)

L'ambasciatrice Suzi LeVine durante una visita presso la Casa delle religioni a Berna.

(Keystone)

"Penso che vi sia un enorme interesse per entrambi i nostri paesi e che costituisca una grande spinta verso ciò che chiamiamo 'prosperità condivisa'". 

Temi difficili 

L'ambasciatrice aggiunge di aver dedicato, nel suo primo anno a Berna, una grande quantità di tempo per parlare con i giovani. Nel mese di luglio, in occasione dei festeggiamenti per il giorno dell’indipendenza degli Stati uniti, ha incontrato un gruppo di giovani presso l’ambasciata americana a Berna. Gli studenti le avevano inviato in precedenza diverse domande “innocue”, ma durante l’incontro non hanno esitato a sottoporle questioni piuttosto difficili. 

"Ho veramente apprezzato la gravità delle loro domande, che provenivano dal profondo del loro cuore. Mi hanno chiesto cosa stava accadendo a Guantanamo, qual era la situazione del razzismo negli Stati uniti, in che modo il governo americano intendeva tutelare la privacy?”, indica Suzi LeVine. 

E ci sono altri problemi gravi da affrontare, fa notare l’ambasciatrice. Tra questi la cooperazione svizzero-statunitense per combattere l'estremismo violento. I due paesi sono tra i primi fondatori del Global Community Engagement e Resiliency Fund (GCERF), una nuova organizzazione con sede a Ginevra che sostiene iniziative locali per proteggere i gruppi più vulnerabili – spesso i giovani – dalla radicalizzazione. 

Per il prossimo anno, Suzi LeVine intende porre una grande attenzione sul rispetto della diversità dei generi e di quella religiosa, un valore condiviso da Stati Uniti e Svizzera. "Ci sono dati che dimostrano che la diversità favorisce l’innovazione e la produttività. "Più vi è diversità in un ambiente aziendale o universitario e maggiore sarà anche la creatività”. 

I was gearing up for Swiss National Day tomorrow by practicing some of the traditional tune on an Alphorn today.

Posted by Suzi G. LeVine on Friday, 31 July 2015

Costruttrice di ponti 

L’ambasciatrice considera che il suo ruolo deve essere quello costruire dei ponti tra gli Stati Uniti e la Svizzera, ossia di "aiutare le rispettive culture e persone a capirsi". 

Lo scambio culturale è stato l'obiettivo del programma “Arte nelle ambasciate”, lanciato a febbraio, che ha permesso di riunire scienziati, ambientalisti e artisti provenienti da tutta la Svizzera. "Si tratta di persone che di solito non frequentano gli stessi posti o gli stessi circoli," sottolinea Suzi LeVine. 

L'ambasciatrice si sforza di costruire dei ponti anche attraverso il suo blog. In occasione della Festa nazionale svizzera del 1° agosto ha pubblicato un video su Facebook, in cui la si vede mentre suona il corno delle Alpi.


swissinfo.ch

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