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Votazione federale del 5 giugno


L’iniziativa «vacca da mungere» naufraga nelle urne




Il direttore di Auto-Svizzera Andreas Burgener forse non si aspettava un 'no' così massiccio all'iniziativa "per un equo finanziamento dei trasporti".  (Keystone)

Il direttore di Auto-Svizzera Andreas Burgener forse non si aspettava un 'no' così massiccio all'iniziativa "per un equo finanziamento dei trasporti". 

(Keystone)

L’iniziativa «per un equo finanziamento dei trasporti» è stata spazzata via nelle urne. Il progetto, respinto in tutti i cantoni, ha ottenuto solo il 29,2% di voti favorevoli.

Gli svizzeri non considerano che gli automobilisti sono trattati come «vacche da mungere». Il progetto in votazione domenica è stato respinto dal 70,8% dei cittadini recatisi alle urne. In nessun cantone, l’iniziativa ha trovato una maggioranza.

A sorprendere non è tanto la bocciatura, quanto piuttosto la percentuale di contrari. L’ultimo sondaggio effettuato dall’istituto gfs.bern per conto della SSR lasciava infatti presagire un risultato più serrato: la quota di contrari era infatti del 49%, mentre quella dei sostenitori del 40%. Nel giro di due settimane, quindi, la tendenza negativa ha subito una brusca accelerazione.

La popolazione vuole «un equilibrio nelle spese»

Soddisfatto dell’esito della votazione, il ministro delle finanze Ueli Maurer ha sottolineato in sostanza che le casse della Confederazione possono tirare un sospiro di sollievo. Per Maurer, il risultato rappresenta un voto chiaro contro le pretese avanzate da un singolo gruppo. «La popolazione si è pronunciata per un equilibrio delle diverse voci di spesa della Confederazione», ha affermato, aggiungendo che i problemi del traffico stradale possono essere risolte in un altro modo.

Andreas Burgener, direttore dell’associazione degli importatori Auto-Svizzera, si è dal canto suo detto deluso ma non intende abbassare le braccia: «La lotta va avanti», ha dichiarato, riferendosi ai prossimi dibattiti parlamentari sul Fondo per le strade nazionali e il traffico d’agglomerato (FOSTRA).

Burgener e la sua associazione hanno spiegato che gli avversari sono riusciti a prevalere facendo leva sui timori di futuri tagli finanziari nei settori della formazione, della ricerca, dell'agricoltura e dell'esercito.

Sul fronte opposto il consigliere nazionale Jürg Grossen (Verdi Liberali/Berna) ha indicato che quello proposto non era per nulla un finanziamento equo: grazie al no popolare non si apriranno voragini nella casse federali.

Per il senatore Filippo Lombardi (Partito popolare democratico), membro del comitato contrario all’iniziativa, il voto di domenica pone fine alla guerra di religione strada/ferrovia e invia un segnale chiaro: il popolo vuole sì dare dei mezzi alla strada, ma in modo equilibrato.

Imposte solo per le strade

L’iniziativa era stata promossa dalle associazioni degli automobilisti ed era sostenuta da una parte della destra, in particolare dall’Unione democratica di centro (unico partito di governo ad appoggiarla), e dall’Unione svizzera delle arti e mestieri. Il governo e la maggioranza del parlamento l’avevano invece respinta.

Il testo chiedeva che l’imposta sugli oli minerali riscossa sui carburanti fosse utilizzata esclusivamente per finanziare le strade. L’obiettivo: migliorare l’infrastruttura stradale ed evitare probabili lacune nel finanziamento, dovute alla diminuzione degli introiti (minore consumo di carburante).

«Dopo i massicci investimenti per la rotaia, tocca ora alla strada salire sul treno. Contrariamente alla ferrovia, la rete stradale ha sostanzialmente le stesse caratteristiche di quella del 1960. Una modernizzazione e un ampliamento razionale di questa rete sono indispensabili per le generazioni future», aveva dichiarato a swissinfo.ch Reto Jaussi, direttore dell’Associazione svizzera dei trasportatori stradali.

Automobilisti trattati come «vacche da mungere», che malgrado le tasse che pagano devono fare i conti con una rete stradale sovraccarica, dove le colonne sono all’ordine del giorno, ha martellato la lobby degli automobilisti.

Oggi solo il 50% dei proventi dell’imposta sugli oli minerali – vale a dire 1,5 miliardi di franchi – è utilizzato per le strade. Il resto finisce nelle casse federali ed è destinato ad altri progetti, ad esempio per i trasporti pubblici.

Per il governo e i contrari, se questa chiave di ripartizione fosse stata modificata, si sarebbe creata una voragine nelle casse dello Stato e le prestazioni avrebbero dovuto essere tagliate: «Ne sarebbero colpiti compiti centrali: gli investimenti nella formazione e nella ricerca, i pagamenti diretti agli agricoltori e verrebbero a mancare mezzi anche per l’esercito, la protezione delle frontiere e molti altri compiti della Confederazione, tra i quali anche i contributi versati ai Cantoni».

Inoltre, l’iniziativa avrebbe avuto un effetto boomerang: rendendo più attrattiva l’automobile a scapito di treni o autobus, le strade – malgrado le migliorie – sarebbero diventate a medio termine ancora più congestionate.

Prossimo appuntamento tra 10 giorni

Di fronte alle richieste degli automobilisti, il governo non è però rimasto a guardare. Per assicurare il finanziamento a lungo termine della rete stradale, ha proposto la creazione di un fondo per le strade nazionali e il traffico di agglomerato (FOSTRA), da finanziare con le fonti attuali e con la tassa sull’importazione di automobili. Il testo è attualmente in discussione in parlamento e sarà esaminato il 15 giugno dal Consiglio nazionale (Camera bassa).

Nell’ambito di questo progetto, nella sessione di primavera, il Consiglio degli Stati aveva già deciso di destinare alla strada 760 milioni di franchi supplementari. Sebbene sia stata respinta, la «mucca da mungere» è stata di grande utilità, ha commentato il presidente dell’Unione svizzera delle arti e mestieri Jean-François Rime. L’iniziativa ha infatti alimentato il dibattito sulle rivendicazioni avanzate dalla lobby stradale. L’importante è ora che il parlamento porti al 60% la quota delle tasse sui carburanti destinata alla strada, ha sottolineato Rime.

Il massiccio ‘no’ all’iniziativa «per un equo finanziamento dei trasporti» rappresenta un segnale forte per un maggiore sostegno ai trasporti pubblici?

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