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Voto elettronico


E-voting, tempo al tempo




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Per ora il voto elettronico rimane un privilegio di una minoranza di svizzeri all'estero. (Keystone)

Per ora il voto elettronico rimane un privilegio di una minoranza di svizzeri all'estero.

(Keystone)

L’introduzione del voto elettronico per tutti gli svizzeri all’estero ha subito una nuova battuta di arresto. La Camera alta del parlamento svizzero non intende obbligare per legge i cantoni a offrire tale possibilità.

La Svizzera è tra i pionieri in materia di e-voting. Ciononostante, soltanto una minima parte della Quinta Svizzera ha la possibilità di esprimere il suo voto con un click. Le proposte per un utilizzo più esteso si scontrano puntualmente con questioni di natura tecnologica o politica.

L’ultimo esempio in ordine di tempo è la decisione del Consiglio degli Stati (Camera dei Cantoni) di respingere la mozione di Filippo Lombardi. Siccome per molti svizzeri che vivono all’estero è difficile, se non impossibile, votare in tempo debito, il senatore ticinese del Partito popolare democratico proponeva di obbligare per legge i cantoni a concedere la possibilità dell’e-voting entro le elezioni federali del 2019.

Nel 2011, rispondendo a una mozione dallo stesso tenore, il Consiglio federale (governo) aveva affermato che la grande maggioranza degli svizzeri all’estero avrebbe dovuto avere la possibilità di pronunciarsi mediante voto elettronico entro le elezioni federali del 2015.

Tuttavia, nell’agosto 2015, a soli due mesi dalle legislative, il governo decise che i nove cantoni riuniti nel consorzio “Vote électronique” (Zurigo, Glarona, Friburgo, Soletta, Sciaffusa, San Gallo, Grigioni, Argovia e Turgovia) non avrebbero ottenuto l’autorizzazione di proporre l’e-voting ai loro cittadini che vivono all’estero. La decisione, accolta con delusione da 51'000 espatriati, è stata motivata con l’esistenza di falle nella sicurezza del sistema. Un audit esterno aveva infatti rilevato che il segreto del voto non poteva più essere garantito. E la sicurezza è prioritaria, aveva sottolineato il governo.

Il Consiglio federale aveva invece concesso l’autorizzazione ai cantoni di Ginevra, Lucerna, Basilea Città e Neuchâtel, il cui sistema di e-voting è stato reputato sicuro. Così, invece dei previsti 85'000, soltanto 34'000 svizzeri all’estero con diritto di voto hanno potuto esprimersi in forma elettronica.

E-voting, ma senza obbligo

Se il Consiglio federale continuerà a lasciare ai cantoni la libertà di scegliere se e quando introdurre il voto elettronico, non riuscirà a raggiungere il suo obiettivo entro il 2019, scrive Filippo Lombardi nella sua mozione. Il deputato ticinese non riesce a capire come mai, nell’era dell’e-banking, non sia possibile permettere agli svizzeri all’estero di votare elettronicamente e quindi di esercitare i loro diritti. «Ci vuole un po’ di pressione da parte della Confederazione, tanto più che dopo la battuta di arresto dello scorso anno, alcuni cantoni sono reticenti», ha motivato Filippo Lombardi.

Sebbene alcuni senatori abbiano manifestato comprensione per le esigenze degli svizzeri all’estero, una piccola maggioranza del Consiglio degli Stati (22 voti contro 18) ha respinto la proposta di forzare la mano ai cantoni. Diversi cantoni, tra cui il Ticino, non dispongono ancora delle basi legali per offrire il voto elettronico, hanno argomentato i contrari alla mozione.

La "discriminazione" continua

L‘Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSE) fa fatica a capire la posizione del governo e la decisione della Camera dei Cantoni sul voto elettronico. In una presa di posizione, l’OSE sostiene che la mozione Lombardi avrebbe finalmente posto fine alla discriminazione di una parte della Quinta Svizzera.

L’introduzione dell’e-voting è un compito della Confederazione, secondo la Legge sugli svizzeri all’estero. Il sistema politico svizzero di democrazia semi-diretta implica che tutti gli aventi diritto possano votare se lo desiderano, sottolinea l’OSE, rammendando che questo evita di creare due categorie di cittadini.

Più sforzi da alcuni cantoni

Il governo svizzero condivide l’obiettivo di introdurre rapidamente l’e-voting a livello nazionale, ha detto il cancelliere della Confederazione Walter Thurnherr di fronte ai deputati della Camera dei Cantoni. Un obbligo tramite una legge non è però la strada giusta.

Se non ci fossero state falle nella sicurezza del sistema, ha spiegato Walter Thurnherr, la maggior parte degli svizzeri all’estero avrebbe potuto votare in maniera elettronica in occasione delle elezioni federali del 2015. All’origine della battuta di arresto ci sono stati degli errori tecnici e non la mancanza di volontà da parte dei cantoni.

Walter Thurnherr non nega però che da alcuni cantoni sono necessari più sforzi. Sono infatti disponibile due buoni sistemi di e-voting, quello del canton Ginevra e quello della Posta svizzera. «Ora ci aspettiamo che il maggior numero di cantoni possibile opti per uno dei due sistemi», ha detto.


Traduzione dal tedesco di Luigi Jorio, swissinfo

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