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Punto di vista


Machiavelli, Renzi e la conquista del Colle


Di Aldo Sofia


Con l'elezione di Sergio Mattarella alla presidenza delle Repubblica italiana, Matteo Renzi «consolida la sua fama di politico che non si fa molti scrupoli per raggiungere i suoi obiettivi», sottolinea Aldo Sofia. Il giornalista e commentatore ticinese, ex corrispondente della RSI in Italia, si chiede però se il premier «non abbia commesso l'errore di voler stravincere». 

Di Aldo Sofia

Mentre i parlamentari a Camere riunite si apprestavano ad entrare nei "catafalchi" (le tende rosse che nascondono i grandi elettori impegnati a votare il nuovo capo dello Stato), un amico mi invia un messaggio sms: "Il Principe deve agire sia con le leggi sia con la forza. Deve saper essere volpe, cioè astuto per conoscere i tranelli, e leone, cioè violento per spaventare i lupi. Può anche trasgredire la parola se il vantaggio politico lo richiede".

Parole di Niccolò Machiavelli. Riferite dall'amico al fiorentino Matteo Renzi. Che infatti le applica alla lettera, stavolta soprattutto nella sua parte conclusiva ("può anche trasgredire la parola …") per imporre il suo candidato, Sergio Mattarella, portato sul colle più alto di Roma. 

Così l'Italia ha il suo nuovo presidente della Repubblica, il premier compie il suo capolavoro politico, il PD si ricompatta non si sa fino a quando, la pattuglia degli alleati alfaniani è costretta ad abbozzare e perdere pezzi, e un impotente Berlusconi mastica amaro, finisce sotto scacco, dovrà subire l'urto dei contestatori interni.

L'illusione di Berlusconi

Si era fidato, e si era illuso, l'ex cavaliere. Sicuro che il Patto del Nazareno fosse blindato, che l'alleanza con un Renzi che politicamente considera suo figlio adottivo sarebbe rimasta salda, che lui - l'uomo di Arcore - sarebbe stato cooptato nella scelta del Capo dello Stato, e che in questo modo sarebbe rimasto indispensabile e al centro della scena politica. "Non un giustizialista al Quirinale", aveva detto ai suoi di Mattarella. Ma, appunto, aveva dimenticato Machiavelli. Subendo così l'umiliazione di essere escluso dalla scelta in modo anche brutale ("violento per spaventare i lupi…."), ritrovandosi fra le mani un pugno di mosche, un partito in subbuglio, e un capo dello Stato che non gli fu mai amico.

"Berlusconi si è ritrovato fra le mani un pugno di mosche, un partito in subbuglio, e un capo dello Stato che non gli fu mai amico".

Renzi il "fiorentino" consolida invece la sua fama di politico che non si fa molti scrupoli per raggiungere i suoi obiettivi. Dall' "Enrico stai sereno" rivolto ad Enrico Letta prima di affossarlo, all'improvviso muso duro nei confronti di Berlusconi.

Per la verità, nemmeno al "premier-segretario" - che aveva conquistato il potere promettendo la rottamazione degli uomini della prima Repubblica - il Mattarella politico di lunghissimo corso piaceva moltissimo. Ma doveva ricompattare il PD, laceratosi pericolosamente sulla nuova legge elettorale. E allora, fra i "due B" (Bersani o Berlusconi), ha scelto il primo. Sicuro che un leader di Forza Italia al declino e attanagliato dal timore di future sentenze sfavorevoli (in particolare quella sulla compra-vendita di senatori per far cadere il governo Prodi) rientrerà presto nel "tritacarne" del Nazareno.

L'errore di «voler stravincere»

Ma Machiavelli insegnava anche che non va umiliato il nemico che conserva ancora qualche capacità di reagire. Così, bisognerà vedere se Matteo Renzi non abbia commesso l'errore di voler stravincere.

"Ma Machiavelli insegnava che non va umiliato il nemico che conserva ancora qualche capacità di reagire". 

Anche perché al Colle arriva un siciliano (per la prima volta) segnato dalla tragedia famigliare (celebre la fotografia mentre cerca di estrarre dall'auto il corpo del fratello Piersanti, il presidente della Regione trucidato dalla mafia) ma famoso soprattutto per il coraggio e la coerenza dei suoi "no" (si dimise da ministro contro una legge che sfacciatamente favoriva Mediaset, cercò di impedire l'entrata dello schieramento berlusconiano nel Partito Popolare Europeo, e alla Corte Costituzionale votò la condanna del leader di FI). 

Una "schiena dritta", insomma. E non é detto, dunque, che da questo esponente della vecchia sinistra DC - non amatissima dal premier cattolico - debba arrivare, come avvenuto con Napolitano, un'adesione totale alle riforme di Renzi.

Uno più otto

Più sicura dovrebbe essere la tenuta della legislatura. Nei giorni dello scrutinio presidenziale, sembra che molti deputati e senatori si scambiassero sorrisi e un segnale con le dita: uno più otto.

Cioè "2018", appunto la scadenza della legislatura. La paura di un voto anticipato fa paura a troppi parlamentari. È la polizza-garanzia di Renzi. Ma attenti. A Machiavelli.


(Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle dell'autore e non riflettono necessariamente la posizione di swissinfo.ch)

tvsvizzera.it

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