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Roberto Azevêdo, patron dell’OMC


«Nessuna soluzione in vista, ma abbandonare è fuori discussione»


Di Lourdes Sola, Ginevra


Da tre anni alla testa dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), il brasiliano Roberto Azevêdo non crede a una conclusione rapida del ciclo di Doha. Nell’intervista a swissinfo.ch, sottolinea anche che il bilateralismo non rappresenta un’alternativa a dei negoziati mondiali, anche se questi sono a un punto morto.

Roberto Azevêdo è alla testa dell'OMC dal 2013. (Reuters)

Roberto Azevêdo è alla testa dell'OMC dal 2013.

(Reuters)

Al diplomatico brasiliano piace molto giocare a calcio durante i fine settimana, ma dal lunedì al venerdì passa la maggior parte del suo tempo nelle sale riunioni, cercando di dribblare le difficoltà suscettibili di impedire dei buoni accordi commerciali.

swissinfo.ch: Oltre al fatto che ospita sul suo territorio la sede dell’OMC, qual è il peso della Svizzera nell’organizzazione da lei diretta?

Roberto Azevêdo: La Svizzera è un membro molto attivo dell’organizzazione e agisce su più fronti in maniera molto competente e costruttiva. La sua delegazione partecipa agli accordi internazionali nel settore dei servizi e in quello dell’agricoltura, un settore molto ben organizzato, sviluppato e con delle nicchie molto importanti nella catena alimentare. Evidentemente la partecipazione della Svizzera è importante anche nel campo dei beni industriali e dell’alta tecnologia, con la questione dei brevetti e della proprietà intellettuale. Senza dimenticare poi il settore farmaceutico.

La Svizzera è molto presente e ha una delegazione estremamente competente. Direi che svolge un ruolo di leader.

Biografia

Roberto Azevêdo, 58 anni, è di formazione ingegnere. È entrato a far parte del ministero degli esteri brasiliano nel 1984.

Tra le altre cose, ha lavorato alle ambasciate di Washington e Montevideo e alla missione permanente del Brasile a Ginevra. Rappresenta il paese sudamericano all’OMC dal 2008.

Nel maggio del 2013 è stato eletto direttore generale dell’OMC per un periodo di quattro anni, diventando il primo sudamericano ad occupare questo posto.

swissinfo.ch: Perché?

R. A.: In gennaio, in margine al Forum economico mondiale di Davos (WEF), il governo svizzero organizza un mini forum ministeriale. Dico mini perché non include tutti i ministri, ma ne riunisce una trentina invitati dal governo elvetico per discutere delle prospettive internazionali. Per questo parlo di ruolo di leader.

swissinfo.ch: Vi sono delle chance di raggiungere in un futuro prossimo un accordo sul ciclo di Doha (ciclo di negoziati dell’OMC che ha per obiettivo di diminuire le barriere commerciali nel mondo)?

R. A.: No, non in un futuro immediato. Non vedo attualmente delle piste promettenti per sbloccare questi negoziati. Ciò non vuol dire però che siamo intenzionati ad abbandonare. Riflettiamo sempre al modo di avanzare, poiché si tratta di temi molto importanti. Uno di questi riguarda le sovvenzioni agricole. Non possiamo quindi abbandonare. Non vedo però nessuna luce di speranza all’orizzonte per raggiungere un risultato del ciclo come l’avevamo immaginato nel 2001.

Voglio però ripetere una cosa: l’OMC non è il ciclo (di Doha). Questo rappresenta solo una piccola parte di ciò che le persone fanno qui. Per troppo tempo il ciclo è stato sulle prime pagine dei giornali e la gente ha cominciato ad assimilare l’OMC al ciclo. Sono invece due cose diverse. Molte cose che discutiamo non fanno parte del ciclo di Doha.

swissinfo.ch: Quali sono gli scogli più grandi su cui si scontra il ciclo di Doha?

R. A.: Sono cambiate veramente molte cose. Dal 2011 al 2008, il nucleo dei negoziati includeva Stati Uniti, Unione Europea, Giappone, Australia, Brasile e India. Era quello che veniva chiamato il Gruppo dei sei (G6).

Nel 2008, quando ci siamo riuniti qui a Ginevra per cercare di fissare quelle che sarebbero state le modalità per finalizzare il ciclo, la Cina si è seduta per la prima volta al tavolo. In altri termini, per sette anni i negoziati si erano svolti senza che la Cina fosse al centro delle discussioni. Molte cose che erano già state negoziate non avevano più gran senso, poiché nel frattempo la Cina era diventata il principale partner commerciale del mondo.

OMC

L’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) è un’organizzazione che ha per obiettivo di sovraintendere e liberalizzare il commercio internazionale.

È nata ufficialmente il primo gennaio 1995, sulla base dell’Accordo di Marrakech del 1994, che ha sostituito l’Accordo generale sulle tariffe e il commercio (GATT) del 1947.

Attualmente 162 paesi fanno parte dell’organizzazione. Nella sua sede di Ginevra, impiega circa 600 persone.

Da quando è direttore generale, Roberto Azevêdo ha preso parte a due grandi conferenze ministeriali, a Bali (2013) e Nairobi (2015), sfociate in importanti accordi commerciali. A Nairobi, ad esempio, uno di questi accordi ha eliminato le sovvenzioni per le esportazioni agricole. Si ritiene che si tratti della riforma più importante del settore agricolo dalla creazione dell’OMC nel 1995.

Abbiamo avuto molte difficoltà per riorganizzare un’architettura negoziale che era stata concepita per un mondo diverso da quello di oggi. Si tratta, a mio avviso, della principale difficoltà.

swissinfo.ch: Il mondo è veramente cambiato così tanto?

R. A.: I flussi commerciali sono completamente diversi da quelli del 2001 in termini di intensità, qualità, contenuti e valori. È difficile procedere a degli aggiustamenti, poiché le posizioni politiche sono cambiate.

swissinfo.ch: Bisognerà ricominciare da zero?

R. A.: È difficile, perché vi sono un certo numero di documenti che sono stati negoziati nel corso degli anni. Coloro che pensano che il risultato sia stato buono non vogliono cambiare nulla, mentre chi ritiene il contrario chiede dei cambiamenti. Questa tensione è sempre presente, è veramente difficile.

swissinfo.ch: Come ha già precisato, l’OMC non è solo Doha. A parte questo ciclo, quali sono i negoziati andati in porto nel quadro dell’OMC che approfittano alla Svizzera e al mercato internazionale?

R. A.: Dei negoziati negli ambiti del commercio digitale, della promozione degli investimenti, delle sovvenzioni alla pesca. Ve ne sono poi anche nel settore delle piccole e medie imprese, ciò che è fondamentale. Non vi è solo l’immagine di un’OMC che funziona unicamente per le grandi aziende. Penso che si debba facilitare la partecipazione delle PMI, che sono le principali creatrici di impiego. In certi paesi, le PMI impiegano il 90% della manodopera. Bisogna fare in modo che anche le PMI traggano profitto dal commercio internazionale. Tutti i nostri membri lo dicono.

swissinfo.ch: José Serra, il ministro degli esteri dell’attuale governo a interim brasiliano, ha sottolineato la necessità di concludere accordi bilaterali piuttosto che accordi multilaterali come quelli negoziati normalmente nel quadro dell’OMC. Cosa ne pensa?

R. A.: Non ha detto esattamente questo. Ha affermato che il Brasile doveva mirare agli accordi bilaterali e regionali che, secondo lui, erano stati abbandonati dal governo precedente. Penso che il Brasile non possa trascurare simili accordi. Sono del suo stesso avviso, ma vi sono anche molte altre cose importanti per il Brasile che avvengono qui all’OMC.

swissinfo.ch: Quali per esempio?

R. A.: La delegazione brasiliana è stata molto attiva all’OMC. Tra i dossier importanti, vi è in particolare quello delle sovvenzioni all’agricoltura. Nessun accordo bilaterale potrà risolvere la questione. Il sovvenzionamento dell’agricoltura può essere negoziato solo in modo multilaterale. Se il Brasile vuole fare avanzare un negoziato di questo tipo, può farlo solo all’OMC. Non vi sono altri posti. L’OMC è una piattaforma negoziale essenziale per il settore agricolo.

swissinfo.ch: E quali sarebbero i possibili negoziati bilaterali?

R. A.: Gran parte dei dossier, come le tariffe doganali o la possibilità di accedere a un mercato, sono forse più facilmente negoziabili bilateralmente. Gli aspetti regolamentari però, come degli accordi sulla facilitazione del commercio o degli investimenti, non possono invece essere negoziati in via bilaterale. Ciò deve avvenire nel quadro dell’OMC. I due approcci sono quindi necessari e, penso, complementari.

Il libero scambio dovrebbe avvenire nel quadro del ciclo di Doha o di accordi bilaterali? Dite la vostra.


Traduzione di Daniele Mariani

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