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Sanità pubblica


Cassa malattia unica: panacea o placebo?




Non è sempre facile paragonare le offerte delle diverse casse malattie attive in Svizzera. (Keystone)

Non è sempre facile paragonare le offerte delle diverse casse malattie attive in Svizzera.

(Keystone)

Rimpiazzare le 60 assicurazioni malattie private con un'unica cassa pubblica? La domanda, sulla quale il popolo svizzero sarà chiamato ad esprimersi in futuro, scatena un dibattito ideologico. Gli schieramenti politici sono divisi, così come i ministri cantonali della sanità.

Negli ultimi anni, il rincaro dei premi e la proliferazione di modelli assicurativi per favorire i cosiddetti "buoni rischi" (gli assicurati giovani e in buona salute) hanno fatto crescere il malcontento nei confronti delle compagnie di assicurazione e alimentato il dibattito sulle revisioni da adottare.

Tra le diverse soluzioni al vaglio vi è anche l'iniziativa popolare "Per una cassa malati pubblica", depositata lo scorso anno con oltre 120'000 firme valide.

Il testo, sostenuto non solo dalla sinistra ma anche da organizzazioni a difesa di pazienti e consumatori, vuole rimpiazzare le casse malattie private - a cui è affidata la copertura di base - con una cassa unica e pubblica. Alle compagnie private resterebbe la responsabilità delle assicurazioni complementari.

Assicurazione malattie

Tutte le persone residenti in Svizzera hanno l'obbligo di sottoscrivere un'assicurazione di base contro le malattie. Questa copre la diagnosi, il trattamento di una malattia e le eventuali conseguenze. Le diverse prestazioni incluse nell'assicurazione di base sono decise a livello federale.

Attualmente vi sono 60 compagnie assicurative private attive in questo settore. Hanno l'obbligo legale di accettare tutti i clienti, indipendentemente dalla loro età e dallo stato di salute.

I premi assicurativi di base variano a seconda del cantone di residenza e della cassa malattia scelta. Sono fissati indipendentemente dal reddito dell'assicurato. Le persone bisognose possono tuttavia contare su un sussidio statale.

Chi vuole un'assicurazione più completa (che copra ad esempio anche le cure alternative come l'agopuntura oppure un miglior confort all'ospedale) possono sottoscrivere un'assicurazione complementare.

Contrariamente all'assicurazione malattie di base, per le complementari le casse sono libere di accettare o rifiutare un cliente. Altra differenza: i premi sono fissati in funzione della casistica personale: un assicurato giovane e in buona salute pagherà meno rispetto a uno anziano e malato.

Concorrenza o monopolio?

Il Consiglio federale raccomanda di respingere l'iniziativa. Secondo il governo svizzero, l'attuale sistema – che si base sul principio di una concorrenza regolamentata tra assicurazioni private – presenta vantaggi evidenti rispetto a una situazione di monopolio.

Nel mese di febbraio, tuttavia, il governo ha presentato un controprogetto indiretto all'iniziativa. Il testo intende limitare la concorrenza tra le casse malattie alla qualità dell'offerta e ridurre la selezione dei rischi da parte degli assicuratori. L'elemento chiave del progetto è l'istituzione di un sistema di riassicurazione per i costi molto elevati. Stando al Consiglio federale, ciò dovrebbe disincentivare la selezione dei rischi da parte delle casse malattie.

Il controprogetto prevede inoltre una separazione più netta tra assicurazione di base e complementare. In futuro questi due settori di attività dovrebbero dipendere da entità giuridiche differenti.

I diversi schieramenti politici hanno reagito con scetticismo alla proposta del governo federale. La destra, che respinge in maggioranza l'iniziativa popolare, si è detta contraria anche al controprogetto. Considera infatti che il sistema di riassicurazione, così come la separazione tra assicurazione di base e complementare, rappresentino una prima tappa verso una statalizzazione dell'assicurazione malattie. Sul fronte opposto, i promotori dell'iniziativa ritengono invece che il Consiglio federale si sia limitato a prendere mezze misure.

I cantoni non remano nella stessa direzione

Criticato da entrambi gli schieramenti politici, il Consiglio federale non potrà contare nemmeno su un sostegno da parte dei cantoni. I 26 direttori cantonali della sanità pubblica – di cui 16 appartengono a un partito di destra e 10 di sinistra – si sono espressi ieri contro l'iniziativa popolare e contro il controprogetto. Da notare, comunque, che la decisione è stata presa a stretta maggioranza.

I ministri cantonali di destra sono per lo più contro l'iniziativa. «Gli assicurati perderanno il diritto alla libera scelta. Oggi tutti possono cambiare cassa se non sono soddisfatti delle prestazioni ricevute», spiega Christian Rathgeb, a capo del Dipartimento della sanità del canton Grigioni. Secondo il ministro liberale radicale (PLR), l'istituzione di una cassa malattia unica andrebbe a rompere la lunga tradizione della diversità nel settore assicurativo.

Per il suo omologo vodese Pierre-Yves Maillard, invece, questa diversità è soprattutto sinonimo di inconvenienti. Attualmente «l'esistenza di 60 casse malattie implica una valanga di oneri amministrativi per le assicurazioni così come per i medici e gli ospedali», dichiara il ministro socialista, che è anche membro del comitato dell'iniziativa.

I fautori dell'iniziativa popolare ritengono che non ci sia una reale concorrenza tra le casse, ma soltanto una pseudo concorrenza centrata sui "buoni rischi". Un'opinione non condivisa da Christian Rathgeb: «Credo che le casse malattie forniscano prestazioni diverse, soprattutto nel campo dei servizi. È ciò che mostrano i sondaggi sulla soddisfazione dei clienti». Dal suo punto di vista, una cassa unica statale non sarebbe più efficiente delle compagnie private. Inoltre i costi amministrativi oggi rappresentano solo una piccola parte delle spese a carico delle casse malattie.

«Se ci fosse soltanto un'assicurazione, questa avrebbe interesse a promuovere prevenzione e cure coordinate, perché sarebbe chiamata ad assumersi l'insieme dei costi della salute della popolazione», replica Pierre-Yves Maillard. Oggi le casse malattie cercano semplicemente di scacciare gli assicurati che costano di più, ritiene il ministro romando.

Non si può negare che le assicurazioni tendano a sbarazzarsi dei cattivi rischi, conferma Christian Rathgeb. Per risolvere il problema non c'è però bisogno di una cassa malattia unica; è sufficiente che le autorità di sorveglianza intervengano in caso di abusi. «C'è sicuramente bisogno di intervenire, riconosce Christian Rathgeb. La regolamentazione sulla compensazione dei rischi dovrebbe essere modificata in modo che la selezione dei rischi non sia più vantaggiosa per gli assicuratori».

Nuovo tentativo, nuove condizioni

Non è la prima volta che la sinistra cerca di far passare un progetto di cassa malattia unica alle urne. Un primo tentativo era fallito nel 2007. Il popolo aveva allora respinto l'iniziativa con il 70 per cento dei voti.

Ora Pierre-Yves Maillard è convinto che la proposta abbia più chance. «All'epoca nei cantoni francofoni i sì all'iniziativa erano stati il 45 per cento, ricorda il capo dicastero. In quelli germanofoni invece la proporzione di favorevoli si era fermata al 23 per cento. Gli svizzero-tedeschi avevano il sentimento che con una cassa malattia nazionale, avrebbero dovuto pagare anche per i "più costosi" assicurati romandi».

Nel frattempo però la situazione è cambiata. A inizio anno è stato reso noto al pubblico che gli assicurati di diversi cantoni – tra cui Ticino, Vaud, Ginevra e Zurigo – hanno pagato più di quanto sono costati alle assicurazioni. E in altri cantoni, i premi assicurativi sono stati aumentati in modo considerevole per coprire i costi, ricorda Pierre-Yves Maillard. Il capo dicastero sottolinea poi che rispetto al 2007, questa nuova iniziativa popolare non prevede premi in funzione del reddito.

Se i cittadini daranno una chance a questo nuovo modello è lungi dall'essere certo. Secondo il "Monitor della salute  2012" dell'Istituto di ricerche gfs.bern, il 40 per cento degli intervistati è favorevole all'iniziativa "Per una cassa malattia pubblica", mentre il 45 per cento preferisce lo statu quo.


(Traduzione dal tedesco: Stefania Summermatter), swissinfo.ch



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