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Sguardo estero sul no al reddito di base


La Svizzera, questo paese razionale che venera il lavoro


Di Samuel Jaberg, con il contributo delle 10 redazioni di swissinfo.ch


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Malgrado la stragrande maggioranza del popolo svizzero abbia respinto l'idea di un reddito di base incondizionato, i suoi promotori in Svizzera hanno cantato vittoria domenica 5 giugno. Uno scrutinio che ha interessato da vicino anche la stampa internazionale.  (Keystone)

Malgrado la stragrande maggioranza del popolo svizzero abbia respinto l'idea di un reddito di base incondizionato, i suoi promotori in Svizzera hanno cantato vittoria domenica 5 giugno. Uno scrutinio che ha interessato da vicino anche la stampa internazionale. 

(Keystone)

La stampa internazionale ha seguito con molto interesse la votazione sul reddito di base incondizionato. Il rifiuto massiccio – 76,9% di no – non sorprende i media stranieri, che sottolineano l’attaccamento profondo degli svizzeri al valore del lavoro. 

I principali siti online della stampa italiana non sono per nulla sorpresi dal no del popolo elvetico all’iniziativa sul reddito di base incondizionato (RBI). La proposta di “introdurre nella Costituzione federale il principio di uno «stipendio» per tutti i cittadini, senza obbligo di lavorare e senza dover dimostrare di averne bisogno” rappresentava una vera e propria “sfida per la ricca Confederazione elvetica, dove esistono (…) forti disparità salariali”, scrive il Corriere della Sera. Il giornale milanese sottolinea però che questa misura avrebbe rappresentato una “spesa enorme” a carico dello Stato e si interroga sui possibili strumenti di finanziamento.

Il Sole 24 Ore torna dal canto suo su uno degli argomenti avanzati dagli oppositori all’RBI, ossia il rischio di rompere il “necessario legame tra impiego e reddito, con conseguenze negative sul mercato del lavoro e sulla sicurezza sociale”.

Anche la stampa francese non ci vede nulla di strano nell’esito del voto. “Il governo e la maggior parte dei partiti politici denunciavano un progetto utopico e troppo costoso”, ricorda Libération.

Il Nouvel Observateur rileva dal canto suo che “nel 2012, preoccupati di vedere la loro competitività diminuire a livello internazionale, gli svizzeri avevano rifiutato di aumentare le vacanze da 4 a 6 settimane l’anno”. Agli occhi del quotidiano Le Figaro, questa decisione si iscrive pienamente nella mentalità elvetica: “Per la maggioranza degli svizzeri che venerano il valore del lavoro, ricevere denaro senza controparte è inconcepibile”.

Una caratteristica, questa, sottolineata tra l’altro da diversi media internazionali, come Al Jazeera. “La maggioranza degli svizzeri non apprezza l’idea di ricevere soldi gratuitamente, poiché per loro il lavoro è qualcosa di sacro”.

Un’attitudine prudente

Ma perché l’elettorato svizzero si è mostrato così razionale? È la domanda che si pongono diversi media internazionali. Professore d’economia all’università di Qingdao, Yi Xiang Rong afferma sulle colonne del Beijing Times che “se il popolo svizzero ha seguito le raccomandazioni del governo e degli ambienti economici, è perché ha sviluppato un’attitudine prudente, l’abitudine di riflettere e la coscienza di globalità, grazie alla sua lunga tradizione di partecipazione politica”.

News Sina spiega invece questa scelta con la tradizione di libertà, decentralizzazione dei poteri e rispetto della proprietà privata che caratterizza la Confederazione. “Tutto ciò contribuisce al fatto che i cittadini svizzeri guardano con grande precauzione alla seduzione del socialismo, all’estensione del potere e all’intervento dello Stato sull’economia”, scrive il sito online cinese.

“È ora di tornare al lavoro”

Anche i quotidiani tedeschi si sono interessati da vicino alla questione. “2500 franchi per tutti? No grazie”, titola lunedì Die Zeit. «No al reddito di base – è ora di tornare al lavoro”, rincara la Süddeutsche Zeitung. “Con quasi il 20% di sì, non si può affermare che i tempi sono maturi per un cambiamento di sistema”, scrive il quotidiano di Monaco.

Malgrado questo rifiuto massiccio, i promotori dell’RBI non si vedono nei panni dei perdenti e parlano perfino di un “successo sensazionale”, nota dal canto suo Spiegel online. “Per loro non si trattava in primo luogo di vincere la votazione, ma soprattutto di alimentare un dibattito pubblico sul reddito di base, in modo da rimettere in questione il legame tradizionale che esiste tra impiego e reddito”.

Anche in Giappone, il giornale economico Nikkei afferma che si trattava soprattutto di discutere di un’idea e non di puntare alla sua realizzazione. Il quotidiano nipponico ricorda poi ai suoi lettori come funziona il sistema della democrazia diretta svizzera, sottolineando che con 100mila firme è possibile lanciare un’iniziativa e provocare un dibattito pubblico.

Non è la fine del reddito di base

In Austria, la Kronenzeitung rileva che il dibattito sulla società del futuro e il reddito di base occupano già da tempo molti paesi europei. “Nei Paesi Bassi e in Finlandia dovrebbero d’altronde essere lanciati prossimamente dei programmi pilota patrocinati dai rispettivi governi”

Anche nella vicina Italia si discute da tempo dell’introduzione di un reddito di cittadinanza. Il Manifesto – quotidiano comunista – titola con un laconico “sfuma il «sogno marxista»” e ricorda che l’introduzione di un RBI avrebbe permesso – agli occhi dei promotori – di “contribuire a risolvere il problema dei posti di lavoro, destinati alla drastica riduzione a causa della crescente informatizzazione e robotizzazione del lavoro”.

In Gran Bretagna, infine, The Independent ritiene che il rifiuto svizzero “non segni la fine di questa idea in Europa”. Stando al quotidiano britannico, “se era chiaro che gli svizzeri non avrebbero mai riformato il loro sistema di protezione sociale così radicalmente”, il dibattito sul RBI permette di aprire la via a un cambiamento di organizzazione dei sistemi finanziari e delle condizioni di lavoro. Aspettando un miglior riconoscimento delle attività non remunerate, come il lavoro domestico, il volontariato o l’aiuto apportato a famigliari in fin di vita. 

E voi cosa ne pensate? Il risultato della votazione popolare odierna segna la fine del dibattito o il reddito di base tornerà alla ribalta tra le risposte alle sfide della digitalizzazione del lavoro?  Inviateci le vostre opinioni.


(Traduzione dal francese, Stefania Summermatter)

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