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Frontiera sud


La Svizzera, da paese d’asilo a paese di transito?


Di Gerhard Lob, Como e Chiasso


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Centinaia di migranti respinti alla frontiera svizzera sono accampati a Como. Le organizzazioni non governative sono critiche, mentre il Corpo svizzero delle guardie di confine difende la prassi dei rinvii, prevista dall’accordo di riammissione con l’Italia. Il cantone Ticino ha intanto creato un centro temporaneo dove ospitare i migranti che sono in attesa di essere rinviati nella Penisola.

Un gruppo di persone accampate alla stazione di Como in attesa di ricevere un pasto caldo distribuito dall'associazione umanitaria ticinese Firdaus.  (Keystone)

Un gruppo di persone accampate alla stazione di Como in attesa di ricevere un pasto caldo distribuito dall'associazione umanitaria ticinese Firdaus. 

(Keystone)

La situazione alla frontiera sud di Chiasso continua ad essere critica. Bastano le nude cifre del Corpo delle guardie di confine per rendersene conto: solo in luglio, sono state respinte 3'650 persone. La maggior parte proveniva dall’Eritrea, seguita da Gambia, Afghanistan, Nigeria e Somalia.

Poiché molti di questi migranti non presentano richiesta d’asilo in Svizzera, non hanno documenti di viaggio valevoli o sono già stati registrati in Italia, sono direttamente rinviati nella Penisola, come previsto dall’accordo di riammissione. Questo provvedimento riguarda circa i due terzi dei migranti che arrivano in queste settimane alla frontiera sud.

Oltre 4'000 rinvii in luglio

Da inizio anno alla fine di luglio in Svizzera si sono registrate 22'181 entrate irregolari, contro le 13'213 dello stesso periodo del 2015. Solo in luglio sono state 7’582, stando alle cifre comunicate questa settimana dal Corpo delle guardie di confine. La situazione è particolarmente tesa al confine con l'Italia. Nel mese in rassegna sono state respinte in tutto 4’149 persone, 3’560 delle quali dal Ticino. Da inizio anno sono 8’298 i migranti rinviati (in Ticino 4’893), lo scorso anno nello stesso periodo erano 3526.

La maggioranza di queste persone proviene dall'Eritrea. Ma sono molti anche i cittadini provenienti da Gambia, Afghanistan, Nigeria e Somalia. La maggior parte dei migranti sono bloccati sui treni (18'744). Pochi tentano invece di entrare via strada (2'893) e ancora meno in aereo (496).

Fonte: ATS

Parecchie persone si sono così ritrovate bloccate a Como. La città lariana si è trasformata in una sorta di porto provvisorio, da cui i migranti cercano nuovamente di partire per tentare di attraversare la Svizzera diretti in Germania, Inghilterra o in un paese scandinavo. Una situazione che solo fino a pochi mesi fa era impensabile.

«Da paese d’asilo ci siamo trasformati in paese di transito per molti migranti», afferma Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni del cantone Ticino. La Svizzera però non può e non deve diventare un paese di transito, sottolinea il ministro cantonale della Lega dei Ticinesi. Il governo federale deve anche inviare un segnale chiaro, tanto più che la Germania quando ferma dei profughi alla sua frontiera li rinvia direttamente in Svizzera.

In un incontro coi media giovedì a Berna, la ministra di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga ha dal canto suo deplorato quanto sta accadendo al confine tra Svizzera e Italia. «In Europa – ha affermato – non dovrebbero esistere condizioni simili a quella di Como». Molti migranti non vogliono presentare una domanda d'asilo in Svizzera, ma solo attraversare il paese per recarsi in altri Stati, in Germania o più a Nord, ha aggiunto Sommaruga, ma la Confederazione non vuole diventare una via di transito. Per questioni di sicurezza si deve poter registrare chiunque entri in Svizzera, specialmente nell'attuale contesto. «Dobbiamo sapere chi si trova qui da noi».

Il fatto che chi fugge dal suo paese per cercare asilo possa andare in una nazione dove ritiene di avere le migliori possibilità di successo non può essere la soluzione per la ministra di giustizia e polizia. Secondo Simonetta Sommaruga, quanto sta accadendo a Como dimostra che l'Europa non ha ancora strategie convincenti per fronteggiare la crisi migratoria; mancano soluzioni standard da applicare in comune.

Situazione precaria

Alla stazione San Giovanni di Como e nel parco adiacente, in questi giorni sono accampati tra 500 e 600 migranti. Tra di essi vi sono numerosi eritrei, nonché minorenni. Le associazioni di volontariato sono sul posto. Le condizioni sono precarie.

Il governo italiano ha incaricato la prefettura di Como di cercare soluzioni per queste persone. Finora senza successo. Si è pensato di trasferire i migranti in una caserma o di creare una tendopoli nel parco di una scuola. Le due opzioni si sono però rivelate impraticabili.

La parlamentare cantonale ticinese Lisa Bosia (socialista) è spesso sul posto. L’associazione umanitaria di cui fa parte – Firdaus – distribuisce coperte e a mezzogiorno dei pasti semplici, un piatto di riso e una mela, ai migranti bloccati nella città lariana. La sera, queste persone possono mangiare in una mensa gestita dalla Caritas locale.

Lisa Bosia è convinta che alla frontiera italo-svizzera siano respinti anche minorenni che in teoria avrebbero diritto di entrare nella Confederazione. «Sto preparando un dossier con una documentazione dettagliata che invierò all’Alto commissariato per i rifugiati (UNHCR)», sottolinea la parlamentare ticinese.

Rispettare la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia

L’UNHCR si è detto preoccupato per la situazione nella zona di confine e Amnesty International (AI) ha criticato i molti, troppi, rinvii verso l’Italia. «Siamo preoccupati dalle informazioni di minori che, secondo quanto hanno dichiarato loro stessi, sono stati rinviati in Italia dalla frontiera svizzera, impedendogli di raggiungere i membri delle loro famiglie su suolo confederato», ha indicato AI all’agenzia stampa Reuters.

Date le precarie condizioni di vita dei profughi a Como, è inaccettabile allontanare le persone più vulnerabili. «La Svizzera ha in ogni caso l’obbligo di rispettare la Convenzione dell’ONU sulla protezione dell’infanzia», ha proseguito AI. Una convenzione che la Svizzera ha ratificato nel 1997.

Per David Marquis, portavoce del Corpo delle guardie di confine, è chiaro che i minorenni hanno un bisogno particolare di protezione. «Per questo i migranti minorenni sono costantemente accompagnati e assistiti sotto la supervisione del nostro corpo, fino a quando sono presi in consegna da un’altra autorità», sottolinea Marquis.

Il portavoce respinge con fermezza anche le accuse secondo cui sarebbero rinviate in Italia persone che vogliono presentare richiesta d’asilo in Svizzera: «Tutti coloro che vogliono chiedere l’asilo, sono trasferiti ai centri di registrazione e procedura della Segreteria di Stato della migrazione». Anche il sindacato delle guardie di confine respinge le accuse.

Un centro temporaneo

Il cantone Ticino ha nel frattempo deciso di creare nei pressi della zona di frontiera un centro dove poter ospitare per almeno una notte quei migranti in attesa di essere riammessi in Italia. Finora sono state utilizzate a titolo provvisorio tre infrastrutture della protezione civile nel Mendrisiotto.

Un capannone nella zona industriale di Mendrisio-Rancate sarà trasformato e entrerà in servizio già a fine agosto. Qui vi sarà posto per 150 persone. La Confederazione parteciperà al finanziamento.

Il Corpo delle guardie di confine ha accolto positivamente la creazione di questa struttura. «Concentrare tutto in un unico posto, comporta notevoli vantaggi logistici».



Dublino e rinvii

Secondo l’Accordo di Dublino, lo Stato in cui una persona presenta richiesta d‘asilo è responsabile della procedura. Se un richiedente si trova in un altro dei 32 paesi che hanno sottoscritto l’accordo di Dublino, può essere rinviato nel primo Stato in cui è stata registrata la domanda.

In alcuni casi si possono fare delle eccezioni, ad esempio in caso di ricongiungimento famigliare, di persone particolarmente vulnerabili o di situazioni precarie nei paesi dove questi richiedenti dovrebbero essere rinviati. Nel primo semestre del 2016, la Svizzera ha rinunciato a rinviare 2'731 persone verso la Grecia, l’Ungheria e l’Italia, stando a quanto pubblicato dal quotidiano Tages-Anzeiger. 


Traduzione e adattamento di Daniele Mariani

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