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Sorprese, vittorie e delusioni per la Svizzera a Bruxelles


Di Alain Franco, Bruxelles



Martedì a Bruxelles, Berna e Londra hanno colto un po’ tutti di sorpresa annunciando di aver siglato un accordo bilaterale, una copia rivista del modello «Rubik», che permette di preservare il segreto bancario e di recuperare i capitali che sfuggono al fisco.

Chi d’altri che la Svizzera, che non fa parte dell’UE, e la Gran Bretagna, che non è di certo il più leale tra gli Stati membri dell’Unione, potevano trovare il modo di aggirare la Commissione europea, difensore degli interessi di tutta l’Unione?

Poiché è proprio di questo che si tratta. Berna e Londra hanno infatti annunciato di aver firmato un accordo bilaterale che dovrebbe soddisfare i requisiti della legislazione europea, contrariamente alla copia precedente. I vantaggi per i due paesi rimangono gli stessi: la Svizzera può preservare il segreto bancario, mentre la Gran Bretagna può recuperare i capitali evasi al fisco dai suoi cittadini.

«Un po’ una provocazione»

La sorpresa riguarda sia il contenuto che la forma. In visita presso le istituzioni europee a Bruxelles assieme al collega e ministro degli esteri Didier Burkhalter, la presidente della Confederazione e ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf ha informato direttamente il commissario alla fiscalità Algirdas Semeta e il presidente della Commissione José Manuel Barroso che l’accordo era stato raggiunto. «Lo abbiamo saputo oggi. Non è stata una mossa molto garbata da parte dei nostri amici svizzeri. Anzi, direi che è stata un po’ una provocazione», commenta una fonte comunitaria.

Tutto porta a credere che Berna e Londra siano riuscite a trovare le contromosse per soddisfare le obiezioni che aveva sollevato la Commissione. Dopo aver studiato a lungo la prima versione degli accordi che Berna ha negoziato con Londra e Berlino, i servizi giuridici del commissario Algirdas Semeta erano giunti alla conclusione che gli Stati membri non potevano sottoscrivere dei trattati bilaterali in ambiti di competenza comunitaria, ovvero dell’Unione Europea nel suo insieme.

«Abbiamo passato in rivista ogni dettaglio e Londra e Berlino si sono impegnati a ritirare da questi accordi dei punti cruciali, come i prelevamenti liberatori o le aliquote fiscali», affermava il commissario. La strategia di negoziare accordi fiscali bilaterali che permettono di preservare il segreto bancario fornendo come contropartita l’imposta liberatoria sembrava ormai destinata a naufragare.

Due rettifiche

La determinazione di Svizzera e Gran Bretagna ha però avuto la meglio. I negoziatori inglesi ed elvetici hanno proceduto a due rettifiche: tutto quello che concerne la fiscalità del risparmio, e che è quindi di competenza comunitaria, è stato tolto dall’accordo e figura in un protocollo aggiuntivo. L’imposta liberatoria è invece stata inclusa in una «dichiarazione».

«Per il cliente non cambia nulla, ma la base giuridica è un’altra. La Commissione non avrà i mezzi giuridici per opporsi a una simile dichiarazione», ci si rallegra da parte svizzera.

La manovra è abile. La Commissione si trova un po’ con le mani legate, poiché la decisione di perseguire o meno chi froda il fisco è di competenza nazionale. I suoi giuristi cercheranno ora di trovare se nel testo dell’accordo un granello di sabbia che possa far inceppare l’ingranaggio. Intanto, Berna sembra aver marcato un punto.

Barroso deluso dalla mancanza di progressi

La soddisfazione dei consiglieri federali è comunque stata presto placata dalle dichiarazioni di José Manuel Barroso. Durante il pranzo, il presidente della Commissione è stato chiaro: l’Unione Europea respinge l’approccio pragmatico e settoriale proposto da Berna; Bruxelles vuole invece dare un quadro istituzionale agli accordi bilaterali.

La Svizzera voleva concentrarsi sui negoziati sull’elettricità, un settore per il quale i due partner hanno entrambi interesse a trovare un terreno d’intesa. Questa discussione avrebbe dovuto includere una soluzione istituzionale, che avrebbe dovuto servire da modello per gli altri settori.

Fonti comunitarie indicano che Barroso avrebbe parlato senza peli sulla lingua, dicendosi «deluso» dalla mancanza di progressi in questo ambito e rifiutando di intavolare discussioni sull’elettricità con la Svizzera che potrebbero durare mesi, per poi giungere a un accordo che non sarebbe adattabile.

«Dobbiamo avere una soluzione orizzontale e trasferibile», avrebbe sottolineato il presidente della Commissione, ricordando le richieste che l’UE ha già espresso più volte: ripresa dinamica dell’«acquis» comunitario, così come delle soluzioni per la sorveglianza, l’interpretazione e il regolamento dei conflitti.

«Rispetto le particolarità svizzere. Ma il nostro mercato interno deve essere omogeneo e le nostre imprese e i nostri cittadini hanno bisogno di sicurezza giuridica», ha affermato Barroso davanti alla stampa.

Didier Burkhalter non legge nelle dichiarazioni del presidente della Commissione un ‘no’ definitivo. «Non volevamo parlare solo del capitolo istituzionale, ma abbordare elementi concreti. Cerchiamo di sviluppare una relazione di fiducia con l’UE. Possiamo far muovere l’insieme degli elementi. Se troveremo poi una soluzione che convenga sia alla Svizzera che all’UE, è una questione che rimane ancora aperta», ha indicato il ministro degli esteri. Eveline Widmer-Schlumpf ha da parte sua risposto che la Svizzera farà delle proposte in questo senso «nelle prossime settimane».

«Rubik» in breve

Gli accordi firmati con Germania e Gran Bretagna prevedono una regolarizzazione degli averi non dichiarati detenuti in Svizzera dai cittadini di questi due paesi.

La regolarizzazione del passato avviene attraverso il pagamento di un’imposta forfettaria unica sul capitale depositato riscossa da un agente pagatore (di regola una banca) e versata in modo anonimo (il nome del cliente non è menzionato) alle autorità fiscali tedesche o britanniche. Il tasso di imposizione varia dal 19 al 34%.

Per i futuri redditi del capitale è stata pure convenuta un’imposta liberatoria prelevata su interessi e dividendi. Per la Germania il tasso applicato è del 26,375%, ciò che corrisponde all’aliquota in vigore in questo paese. Per la Gran Bretagna varia invece dal 27 al 48%, a seconda delle categorie di rendita del capitale.

In Germania, l’accordo siglato con la Svizzera non è ancora stato ratificato dal parlamento. Il Partito socialdemocratico e i Verdi lo contestano, poiché ritengono l’accordo troppo favorevole a chi ha frodato il fisco.

Per quanto concerne il trattato con la Gran Bretagna, sono state apportate alcune modifiche nella struttura giuridica per soddisfare le esigenze della Commissione europea, che lo riteneva incompatibile su alcuni punti con la legislazione comunitaria. L’accordo, che deve essere ancora approvato dai parlamenti svizzero e britannico, dovrebbe entrare in vigore all’inizio del 2013.

Di Alain Franco, Bruxelles, swissinfo.ch
Traduzione di Daniele Mariani



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