Passare direttamente al contenuto
Your browser is out of date. It has known security flaws and may not display all features of this websites. Learn how to update your browser[Chiudi]

Suggellato l'uso del miliardo di coesione


La Svizzera e i dieci nuovi Stati membri dell'Ue dal 2004 hanno firmato giovedì a Berna gli accordi bilaterali sulle condizioni quadro per l'uso del contributo elvetico all'allargamento dell'Unione.

Le delegazioni ufficiali dei paesi in questione sono stati ricevuti dalla presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey e dalla ministra dell'economia Doris Leuthard.

In seguito all'allargamento dell'Ue il 1. maggio 2004, Berna e Bruxelles avevano concordato di estendere ai dieci nuovi membri gli accordi bilaterali conclusi dal 2000 tra la Confederazione e i Quindici.

In cambio, il governo svizzero si era impegnato a contribuire con 1 miliardo di franchi sull'arco di cinque anni al fondo di coesione creato da Bruxelles per ridurre le disparità economiche e sociali tra gli Stati membri dell'UE.

Avallato dal parlamento e dal popolo svizzeri nel 2006, il contributo è destinato a progetti di cooperazione con i paesi beneficiari, vale a dire Polonia, Ungheria, Repubblica ceca, Slovacchia, Slovenia, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta e Cipro.

Si apre un nuovo capitolo nelle relazioni Svizzera-Ue

Per poter attuare i progetti, in stretta collaborazione con gli Stati partner, è stato necessario negoziare gli accordi quadro che definiscono i principi della cooperazione come pure i settori d'azione e le procedure. La loro firma consente di metterli in opera dall'anno prossimo.

"Questa giornata ha un'importanza storica", ha dichiarato durante la cerimonia di sottoscrizione Micheline Calmy-Rey, sottolineando che la firma di questi accordi "non segna solo l'inizio di un processo tecnico che consiste a realizzare dei progetti di cooperazione, ma apre anche un nuovo capitolo nelle relazioni fra i nostri Stati".

Un gesto di solidarietà

Il contributo elvetico è ancora più significativo perché "è basato su una decisione popolare", ha aggiunto, la presidente della Confederazione e ministra degli affari esteri. Un sì scaturito dalle urne che non era scontato, visto che "il versamento di fondi pubblici all'estero non ha nulla di popolare ed è difficile da fare accettare".

Secondo la responsabile della diplomazia elvetica, questa decisione non è un semplice "frutto di un intento pragmatico", bensì "un gesto di solidarietà degli svizzeri con i nuovi stati membri dell'Ue e più particolarmente con i loro abitanti".

Un investimento a lungo termine

Come la presidente della Confederazione, anche diversi rappresentanti degli Stati partner hanno rilevato la nozione di una continuità del processo di aiuto svizzero alla transizione dei paesi dell'Europa orientale e centrale. Dal 1990 Berna ha versato 3,6 miliardi di franchi in questo campo. Un'operazione che Micheline Calmy-Rey ha definito "un investimento a lungo termine".

Dal canto suo, Doris Leuthard ha ricordato le opportunità offerte alle aziende svizzere, che beneficeranno di ricadute indirette e di un'ottima pubblicità. La ministra dell'economia ha precisato che Berna accerterà che i fondi vengano utilizzati sapientemente.

La Svizzera sarà attiva laddove vi sono le più grosse disparità e laddove può aiutare con il suo know-how e i suoi beni strumentali. In particolare sarà attiva nei settori della sicurezza, dell'ambiente e delle infrastrutture, della promozione del settore privato, della sanità e della formazione.

Principali destinatari dell'aiuto elvetico saranno le regioni periferiche dei nuovi paesi membri dell'Ue.

swissinfo e agenzie

Cooperazione con l'Europa dell'est

Tramite i Fondi strutturali e il Fondo di coesione, dal 2007 l'UE versa 33 miliardi franchi all'anno per ridurre le disparità sociali e sostenere lo sviluppo economico dei 12 paesi che hanno aderito nel 2004 (Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria, Lettonia, Lituania, Estonia, Slovenia, Malta e Cipro) e nel 2007 (Romania e Bulgaria).

Su richiesta dell'Unione europea, il governo svizzero ha accettato nel 2004 di accordare 1 miliardo di franchi quale contributo al primo allargamento dell'UE verso est.

Nel marzo del 2006 il parlamento svizzero ha approvato la nuova Legge federale sulla cooperazione con l'Europa orientale, che fornisce anche la base legale per l'attribuzione del contributo ai nuovi membri dell'Ue.

Combattuta da un referendum, la nuova legge sulla cooperazione con l'Europa orientale è stata accettata anche dal popolo svizzero il 26 novembre dell'anno scorso.

La Svizzera sarà ora chiamata a fornire un contributo anche per sostenere lo sviluppo della Romania e della Bulgaria. Negoziati in merito sono ancora in corso tra Berna e Bruxelles.

Dal 1990, la Confederazione ha già concesso 3,45 miliardi di franchi per sostenere la transizione verso la democrazia e l'economia di mercato dei paesi ex-comunisti dell'Europa orientale.



Link

Diritto d'autore

Tutti i diritti sono riservati. Il contenuto del sito web presso swissinfo.ch è protetto da diritto d’autore. Esso è destinato esclusivamente a uso privato. Qualunque utilizzo dei contenuti del sito web diverso da quello previsto in precedenza, in particolare la distribuzione, la modifica, la trasmissione, la conservazione e la copia richiede la previa autorizzazione scritta di swissinfo.ch. Per informazioni relative a tale utilizzo dei contenuti del sito web, si prega di contattarci all’indirizzo contact@swissinfo.ch.

Per quanto riguarda l'uso a fini privati, è consentito solo utilizzare un collegamento ipertestuale a un contenuto specifico e di aggiungerlo al proprio sito web o a un sito web di terzi. Il contenuto del sito web swissinfo.ch può essere incorporato solo in un ambiente privo di annunci pubblicitari e senza alcuna modifica. In particolare, è concessa una licenza di base non esclusiva e non trasferibile, limitata a un solo scaricamento e salvataggio dei dati scaricati su dispositivi privati e valida per tutto il software, le cartelle, i dati e il loro contenuto forniti per lo scaricamento dal sito swissinfo.ch. Tutti gli altri diritti restano di proprietà di swissinfo.ch. In particolare, è vietata la vendita o l'uso commerciale di questi dati.

×