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Un ‘secondos’ in parlamento


Angelo Barrile, una «vittoria che è anche di tutti i figli di immigrati»




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"La mia elezione è un po' come dire agli stranieri di seconda o terza generazione che dobbiamo partecipare, dire la nostra", afferma Angelo Barrile. (Keystone)

"La mia elezione è un po' come dire agli stranieri di seconda o terza generazione che dobbiamo partecipare, dire la nostra", afferma Angelo Barrile.

(Keystone)

Cresciuto in una famiglia di origini siciliane di estrazione modesta, Angelo Barrile – classe 1976 – è stato eletto in parlamento al primo tentativo, un’impresa che riesce a pochi. «La mia elezione rappresenta un segnale per tutti gli stranieri di seconda o terza generazione: dobbiamo partecipare, esprimere il nostro parere», sottolinea il medico zurighese, esponente del Partito socialista.

Angelo Barrile ci ha dato appuntamento in una delle tante «piccole isole italiane» del Kreis 5 di Zurigo. Appena varcata la porta della gelateria-pasticceria, i dolci esposti sul bancone ci trasportano verso sud.

I circondari 4 e 5 sono i quartieri popolari per eccellenza della città sulla Limmat. Qui si può ancora respirare la storia industriale di Zurigo, anche se di industrie ormai ne sono rimaste ben poche.

Barrile non è cresciuto nel Kreis 5. A Zurigo arriva nel 2003 per motivi di lavoro. «Ho trovato un appartamento qui vicino. All’inizio pensavo fosse provvisorio. Poi però mi è talmente piaciuto che adesso non ho più nessuna intenzione di andarmene».

I nuovi volti del Parlamento

La figlia di Christoph Blocher, il caporedattore della Weltwoche, il sindaco comunista, la giovane ecologista: swissinfo.ch pubblica una serie – non esaustiva – di ritratti dei nuovi membri del Parlamento svizzero dopo le elezioni del 18 ottobre 2015.

Il quartiere è un concentrato di numerose nazionalità. La vita notturna è sfrenata. «Certo, se si vuole silenzio non bisogna vivere qui. Il Kreis 5 è però anche il circondario elettorale più a sinistra della Svizzera tedesca. Le persone che vivono qui sono molto aperte al mondo, alle nuove idee».

«Eravamo ancora i cinkali»

Un contesto ben diverso da quello di Pfungen, il villaggio nei pressi di Winterthur dove è cresciuto. «Mio padre è arrivato negli anni ’60, mia madre negli anni ’70. Si sono conosciuti in Svizzera, pur venendo dallo stesso paese, Pietraperzia, in provincia di Enna. Mio padre lavorava in una delle due fabbriche di Pfungen, mia madre nella lavanderia di un ospedale», racconta. A casa si parla solo italiano, ma Angelo Barrile ha la fortuna di imparare presto lo svizzero tedesco: «I miei genitori lavoravano e durante il giorno andavo da una tata. Quando ho iniziato l’asilo parlavo già bene la lingua».

L’era Schwarzenbach (autore di diverse iniziative per limitare l’immigrazione) è ormai passata. I residui sono rimasti. «Noi italiani eravamo ancora i cinkali [termine spregiativo utilizzato dagli svizzeri tedeschi nei confronti degli italiani]. Non ne ho sofferto. Ho però iniziato ad accorgermi che eravamo un po’ diversi. Durante il tempo libero restavamo tra noi, gli altri non ci invitavano».

Forse la vita di Angelo Barrile sarebbe stata diversa senza l’ostinazione del maestro. «Il ruolo di noi italiani era prima di tutto di lavorare. Alla fine delle elementari, il maestro mi ha convinto a fare gli esami per entrare al ginnasio. All’inizio non volevo, perché pensavo fosse una scuola per ricchi. Mi ha detto ‘sei il più bravo della classe, se non ci vai tu non ci va nessuno’. Così li ho fatti e sono stato l’unico del paese a passarli. Alcuni erano contenti, altri invece no, era un po’ come se avessi rubato loro il posto. È in quel momento che mi sono reso conto per la prima volta del razzismo».

Voglia di partecipare

Il virus della politica inizia a manifestarsi durante il liceo. «Non poter votare mi dava fastidio. Perciò dopo la maturità ho chiesto la naturalizzazione. Il giorno in cui ho ricevuto la lettera che mi annunciava che la domanda era stata accolta, è stato uno dei più belli della mia vita. Per la prima volta mi sono sentito veramente accettato».

L’adesione al Partito socialista (PS) va da sé. «A casa non si parlava praticamente mai di politica. I miei genitori mi hanno però trasmesso ideali come una società di uguaglianza, senza pregiudizi».

Così come vanno da sé gli studi di medicina. «Ho cercato di interessarmi ad altre materie, ma ho capito rapidamente che era questa la mia strada». Dopo dieci anni come assistente in ospedale, di cui sei in psichiatria, ritorna alla medicina generale. Da quattro anni lavora in un ambulatorio assieme ad altri medici. «Ciò che mi stimola è il contatto coi pazienti, gente di tutte le età, dai 14 anni ai 100 anni».

Fino alla laurea, gli studi e i lavori per pagarsi da vivere – come assistente di cura in ospedale e venditore di telefonini – gli lasciano poco tempo per la politica.

Elezione a sorpresa

Il primo incarico giunge un po’ a sorpresa. Nel 2010 subentra a una collega dimissionaria nel parlamento zurighese. Nel legislativo cantonale, entra nella commissione sicurezza sociale e sanità. La sua competenza e l’esperienza di medico gli valgono lodi anche da politici del campo opposto. «Per la nostra commissione è un peccato perderlo», ha ad esempio dichiarato alla Limmattaler Zeitung la liberale radicale Linda Camenisch, dopo l’elezione di Barrile in parlamento federale l’ottobre scorso.

Anche quest’ultima elezione arriva in modo un po’ inaspettato. «È raro che si venga eletti al primo tentativo», rileva.

‘Secondos’ e omosessuale

Una vittoria non solo sua. «I miei genitori hanno ricevuto centinaia di telefonate di congratulazioni da membri della diaspora. Durante la campagna ho avuto un grande sostegno non solo dalla comunità italiana, ma anche da molte altre».

Il fatto che un ‘secondos’ – come sono chiamati in Svizzera i figli degli immigrati – sia riuscito a farsi eleggere in parlamento, coltivando proprio il tema della cittadinanza, è un segnale forte. «È un po’ come dire agli stranieri di seconda o terza generazione che dobbiamo partecipare, dire la nostra», sottolinea.

Essere eletto come italiano e come omosessuale… La mia non è una vittoria personale, ma di molta gente che ha combattuto prima di me per far sì che persone come noi fossero accettate

Nel corso della campagna, qualche giornale ha messo in avanti anche un altro aspetto della sua vita: l’omosessualità. «Non l’ho mai nascosta. Da 18 anni ho lo stesso compagno. Non ne ho mai fatto però un tema politico. L’uguaglianza sì, ma non l’omosessualità. Questo aspetto della mia personalità non è mai stato un problema in seno al partito. Trenta o quarant’anni fa sarebbe stato diverso. Essere eletto come italiano e come omosessuale… La mia non è una vittoria personale, ma di molta gente che ha combattuto prima di me per far sì che persone come noi fossero accettate».

Cittadinanza e immigrazione

Contrariamente al parlamento zurighese, a Berna non potrà mettere a frutto le sue competenze di medico nella commissione della sicurezza sociale e della sanità. «Era la mia prima scelta, ma è una commissione molto ambita. Quella delle istituzioni politiche, di cui faccio parte, era la seconda priorità perché tratta di temi come cittadinanza, asilo e immigrazione. Uno dei temi su cui vorrei insistere è la naturalizzazione automatica per la terza generazione».

Vista la nuova configurazione del Consiglio nazionale, con una maggioranza di destra, la legislatura si annuncia difficile: «Non saranno quattro anni molto prosperi dal mio punto di vista».

Barrile intende comunque far valere il suo vissuto per combattere «le ideologie che mettono tutti nello stesso calderone», afferma, riferendosi all’iniziativa sull’espulsione dei criminali stranieri, in votazione il 28 febbraio. «Quello che mi dà fastidio è che spesso si dimentica che tanti problemi non sono legati all’immigrazione, ma allo strato sociale», aggiunge.

La sua non è una visione idilliaca dell’immigrazione. «Vi sono sempre lati positivi e negativi. Dagli immigrati ci si aspetta che imparino la cultura del posto. Negli anni 1960 e 1970, gli italiani erano invece ‘Gastarbeiter’, lavoratori ospiti che avrebbero dovuto rimanere solo fino a quando c’era bisogno. Allora l’integrazione non era voluta. Mio padre, del resto, oggi parla ancora male tedesco. Oggi invece si chiede agli stranieri di integrarsi. E non è sempre facile».

E un altro aspetto spesso dimenticato è che ogni epoca ha in fondo i suoi ‘italiani’. «Tempo fa ho letto un testo dove si scriveva in sostanza: ‘questi immigrati non possono integrarsi perché guardano le nostre donne in modo strano, portano malattie, non sanno adattarsi, sono criminali… Era un testo del XIX secolo scritto da uno zurighese. Si riferiva agli svizzeri provenienti dai cantoni cattolici che venivano a lavorare qui…».

Nato nel 1976 da genitori siciliani, Angelo Barrile è cresciuto a Pfungen, villaggio nei pressi di Winterthur, nel canton Zurigo. Con la terra d’origine, dove ha ancora molti famigliari, mantiene tuttora uno stretto rapporto: «Vado almeno una settimana all’anno in Sicilia», afferma.

Laureato in medicina, Angelo Barrile lavora in uno studio ambulatoriale a Zurigo.

Ha iniziato la sua carriera politica nel 2010, subentrando a una collega dimissionaria nel parlamento zurighese.

Membro del Partito socialista, Barrile è stato eletto in Consiglio nazionale (camera bassa del parlamento svizzero) nell’ottobre del 2015.

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