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Votazione del 28 febbraio


La speculazione sulle derrate alimentari non piace ai contadini




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Con i cereali non si sfama soltanto la gente, si può anche speculare per fare affari. (Keystone)

Con i cereali non si sfama soltanto la gente, si può anche speculare per fare affari.

(Keystone)

Chi, se non il contadino, dovrebbe avere voce in capitolo quando si parla di generi alimentari? Sebbene gli agricoltori svizzeri non siano affatto toccati, molti di loro vedono di buon occhio l’iniziativa popolare che vuole vietare la speculazione sulle derrate alimentari. A infastidirli è il fatto che attori esterni al settore facciano profitti in borsa con il cibo.

Un sondaggio dell’Unione svizzera dei contadini (USC) ha evidenziato che la maggioranza dei suoi membri sostiene l’iniziativa “Contro la speculazione sulle derrate alimentari” lanciata dalla Gioventù socialista. Ma mentre l’associazione ombrello dei coltivatori biologici Bio Suisse e l’Associazione dei piccoli contadini raccomandano di accettare l’iniziativa, l’USC non ha voluto prendere posizione lasciando invece libertà di voto.

Ma cosa pensano dell’iniziativa i membri dei comitati delle associazioni agricole, ovvero coloro che producono derrate alimentari? swissinfo.ch lo ha chiesto a cinque di loro.

«Di certo non voterò “no”», afferma Christine Bühler, che assieme al marito gestisce un’azienda casearia a Tavannes, nel Giura bernese. Le richieste - quali “Diritto all’alimentazione” o “Prezzi corretti per gli agricoltori” - sono giustificate, ritiene Christine Bühler. «Trovo immorale che si possano conseguire grossi profitti sugli alimenti da una scrivania, senza apportare alcun valore aggiunto».

La questione sollevata dalla vice presidente dell’USC e presidente dell’Unione svizzera delle contadine e rurali irrita anche molti suoi colleghi. Non si deve speculare sugli alimenti sulle spalle dei più poveri, dice Jakob Lütolf, membro del comitato dell’USC e produttore di latte a Wauwil, nel canton Lucerna. «La cosa peggiore è che sono i più poveri tra i poveri a soffrire della speculazione. Qualche anno fa, l’impennata del prezzo del mais ha avuto conseguenze devastanti per le persone toccate».

Questo parere è condiviso anche da Christian Galliker, il membro più giovane del comitato dell’USC. L’anno scorso ha ripreso l’azienda casearia dei genitori e ora vuole dedicarsi alla produzione biologica. «In questo mercato sensibile degli alimenti, la speculazione può causare grossi danni», sottolinea, facendo riferimento agli eventi del 2008 e del 2011, quando delle condizioni meteorologiche sfavorevoli e le azioni degli speculatori, che sono intervenuti sul mercato a colpi di miliardi, hanno portato a una penuria degli alimenti di base. «L’offerta è stata ulteriormente ridotta a causa dei giochetti in borsa. Anche questo mi dà fastadio», afferma Christian Galliker.

Non convinti al 100%

Dai tre membri del comitato dell’USC è però difficile ottenere un chiaro sì all’iniziativa. Christian Galliker teme che «l’iniziativa non avrà alcun effetto su questo mercato globale». Christine Bühler non sa ancora se si asterrà o se scriverà un “sì” sulla sua scheda di voto. «Il problema di molte iniziative è che evidenziano la necessità di agire, ma comportano anche conseguenze negative».

Anche Jakob Lütolf è ancora indeciso. «Votare “sì” sarebbe un gesto di solidarietà. Ma se la Svizzera si ritirerà da questa speculazione, si speculerà maggiormente in altre piazze finanziarie», sostiene. Rimane inoltre l’interrogativo di come controllare tale divieto e sanzionare le violazioni. Anche il governo è giunto alla conclusione che l’iniziativa non è il modo giusto per risolvere il problema, fa notare il produttore di latte.

Il ministro dell’economia Johann Schneider-Amman giustifica la posizione contraria del governo con il fatto che il divieto di speculare non avrebbe alcun effetto nella lotta contro la fame. Rischierebbe invece di danneggiare l’economia elvetica in quanto le aziende dovrebbero far fronte a un’accresciuta burocrazia. «C’è il rischio di delocalizzazioni e di una perdita di impieghi e di entrate fiscali», ha dichiarato il ministro.

Per Urs Brändli, presidente di Bio Suisse, queste parole pronunciate da un membro dell’esecutivo nazionale sono difficili da accettare. «La ricca Svizzera non può davvero rinunciare a 50 o 100 impieghi, il cui obiettivo è di fare profitti a scapito dei poveri?», s’interroga.

Solidarietà con i contadini più poveri

Contrariamente all’USC, che secondo Urs Brändli «si lascia rabbonire» dall’economia», Bio Suisse raccomanda di accettare l’iniziativa. «Noto che numerosi contadini nutrono simpatia per questa iniziativa perché non concepiscono come si possano fare soldi sulle spalle di persone obbligate a lavorare duramente per produrre o acquistare alimenti», dice.

Urs Brändli è consapevole che l’accettazione dell’iniziativa non comporterà forzatamente un cambio di mentalità nel mondo. «Ma nel nostro paese ci sono condizioni privilegiate. Abbiamo quindi il dovere di non pensare soltanto a noi stessi e di fare un passo in avanti», afferma il presidente di Bio Suisse.

Dal canto suo, anche l’Associazione dei piccoli contadini raccomanda di sostenere l’iniziativa. Tra i motivi principali di questa scelta c’è la solidarietà con i colleghi contadini nei paesi più poveri, che sono i più toccati dalla speculazione, spiega la sua presidente Regina Fuhrer-Wyss. Assieme al marito e ai figli più grandi, gestisce una piccola azienda agricola a Gürbetal, nel canton Berna. «In quanto coltivatrice biologica produco per il mercato locale. Ma in quanto società di un paese ricco, dove hanno sede molte multinazionali, abbiamo anche una responsabilità globale nei confronti di queste attività internazionali».

Regina Fuhrer-Wyss è stata anch’essa segnata dagli eventi del 2008 e del 2011. «In quegli anni ci sono state delle carestie. La causa principale non è stata la penuria alimentare, bensì il fatto per le persone nei paesi del sud, il cibo era diventato troppo caro a causa della speculazione», rammenta.

Differenza di prezzi

I rappresentanti del settore agricolo concordano su un punto: a non avere rispetto per le derrate alimentari non sono soltanto gli speculatori, ma anche buona parte della società in Svizzera. Mentre gli alimenti sono inaccessibili per i più poveri del pianeta, «da noi sono sempre più a buon mercato», afferma Christine Bühler.

Jakob Lütolf utilizza termini ancora più espliciti: «La mentalità di risparmiare fino all’ultimo centesimo, che qui impazza, mi dà enormemente fastidio».

Sebbene un’economia domestica in Svizzera spenda mediamente per il cibo soltanto il 6,5% del proprio reddito, la pressione sui prezzi della maggior parte degli alimenti è sempre più grande. «Come se non avessero alcun valore», commenta Regina Fuhrer-Wyss. «È incredibile come abbiamo dimenticato così velocemente che fino a non molto tempo fa, la povertà e la fame erano ampiamente diffuse anche da noi».


Traduzione dal tedesco di Luigi Jorio, swissinfo.ch

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