Banche: il coronavirus accelera la chiusura delle filiali

Il villaggio di Ernen nel Canton Vallese conta solo 500 abitanti, eppure ha la sua banca. © Keystone / Gaetan Bally

Rispetto ad altri paesi, la Svizzera ha ancora un numero piuttosto alto di sportelli bancari. Ma la tendenza alla chiusura di molte filiali, in corso a livello internazionale, non risparmia neppure la Svizzera. E sarà accelerata dalla crisi del coronavirus .

Questo contenuto è stato pubblicato il 24 settembre 2020 - 11:00

Basta un giro nelle zone rurali del nostro Paese per capire quanto sia ancora capillare la ripartizione delle filiali bancarie in Svizzera. Che una località con un migliaio di abitanti possa vantare la sua banca non è certo la regola, ma neppure l’eccezione. Eppure la maggior parte degli istituti bancari in Svizzera – come d’altronde in quasi ogni altra economia industrializzata del mondo – ha ridotto massicciamente la propria rete di succursali.

La pandemia da coronavirus non fa che accelerare questo fenomeno. La società di consulenza Deloitte stima che durante la crisi in Svizzera il 40 per cento dei contatti fisici tra banca e cliente è andato in fumo, sostituito sempre più dall’interazione digitale e telefonica.

Da un sondaggio effettuato dall’Università di Lucerna in collaborazione con la società di consulenza ZEB è emerso che durante il lockdown i contatti telefonici tra banca e cliente sono raddoppiati rispetto alla primavera di un anno fa. Nel raffronto annuale anche le cifre relative all’utilizzo dell'e-banking confermano un aumento del 25 per cento.

Un esperimento interessante

Il coronavirus ha spinto molte banche a chiudere le proprie filiali o a ridurre gli orari di apertura. Temporaneamente, si pensava. Ora si sa che non tutte le filiali saranno riaperte. Credit Suisse, ad esempio, ha comunicato di rinunciare a circa un quarto delle proprie succursali, tra cui diverse chiuse appunto "temporaneamente".

Altri istituti si trincerano dietro un cauto silenzio. Swissinfo.ch ha voluto sapere se altre banche intendono seguire l’esempio di Credit Suisse. Le risposte ottenute, secondo cui la rete delle filiali verrebbe monitorata costantemente, non convincono del tutto.

D’altra parte non si nasconde che le limitazioni imposte dal lockdown hanno permesso di effettuare un interessante esperimento: come reagisce la clientela di fronte ad un massiccio assottigliamento della rete di filiali? Igor Mose, portavoce di UBS, commenta: "I clienti hanno reagito bene a questa riduzione." Si è infatti osservato che nonostante tutto la banca ha potuto soddisfare completamente le loro esigenze.

Reiner Brüggestrat, direttore della “Hamburger Volksbank”, si esprime senza mezzi termini: "La pandemia ci ha permesso di testare se il nostro modello di business può funzionare anche con un numero ridotto di filiali. E siamo giunti alla conclusione che è possibile", si legge nell’intervista pubblicata sull‘”Handelsblatt”. La banca ha infatti deciso di rinunciare alla riapertura delle 13 filiali temporaneamente chiuse.

Il 90 per cento delle filiali sparisce

La “Volksbank” non è affatto un‘eccezione. Anche la seconda banca privata tedesca per importanza, la “Commerzbank”, sfoltirà la sua rete di succursali in maniera più radicale di quanto previsto prima della pandemia. Oliver Mihm, consulente aziendale, prevede che nei prossimi anni il numero delle filiali bancarie in Germania diminuirà della metà.

Nel Regno Unito le previsioni sono addirittura peggiori: la società di consulenza Accenture anticipa che nel peggiore dei casi tra il 2019 e il 2025 vedremo sparire quasi il 90 per cento delle filiali. Nelle proiezioni prima del coronavirus si parlava di un tasso del 50 per cento circa.  

Nel raffronto internazionale i due Paesi non occupano affatto un posto in prima fila. Secondo la Banca mondiale, in Germania vi sono soltanto 11 filiali ogni 100 000 abitanti, mentre nel Regno Unito se ne contano 25. A titolo di paragone, la Svizzera ne vanta quasi 40. Eppure, anche alle nostre latitudini dieci anni fa le filiali erano ancora più di 50 ogni 100 000 abitanti.

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La rete di filiali relativamente fitta presente in Svizzera non si spiega soltanto con l’importanza annessa alla piazza finanziaria elvetica. Secondo Deloitte la clientela gioca un ruolo fondamentale, essendo poco propensa, per quanto riguarda le questioni bancarie e finanziarie, a modificare le proprie abitudini.

In aggiunta, in Svizzera un istituto intenzionato a chiudere la sua filiale in una piccola località si espone a forti critiche e all’opposizione della politica. Non dimentichiamo infine che le banche svizzere, tutto sommato, godono ancora di ottima salute e sono meno assillate, come gli istituti all’estero, dalla pressione al contenimento dei costi. 

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La rete di gran lunga più fitta del mondo è peraltro quella di San Marino. I circa 30 000 abitanti del mini Stato circondato dall’Italia contano la bellezza di 60 filiali. Ma perché proprio San Marino? Per anni un cospicuo flusso di denaro esentasse è confluito soprattutto dall’Italia nella casse del discreto vicino.

Distributori automatici in numero stabile

Il coronavirus ha modificato non soltanto il nostro modo di fare banca bensì pure le nostre abitudini di pagamento: i contanti sono stati sostituiti dalle carte e dal cellulare.

Le banche cui ci siamo rivolti confermano il trend. Durante la crisi pandemica i prelievi ai distributori automatici sono regrediti, e non è una novità: Credit Suisse ricorda infatti che già da tempo il numero delle transazioni ai distributori automatici cala di circa il 10 per cento all’anno. La pandemia non avrebbe fatto altro che accelerare il processo in corso.

Stupisce pertanto che in questi ultimi anni il numero dei distributori automatici non abbia subito tagli. Con 100 apparecchi ogni 100 000 abitanti la Svizzera ha una rete relativamente fitta se paragonata agli altri Paesi. Dal canto loro le banche confermano di monitorare costantemente la situazione.

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Dove ci porterà questo sviluppo? Uno sguardo al nord potrebbe illuminarci. Rispetto a Finlandia, Svezia e Norvegia, dove i pagamenti in contanti rimangono l’eccezione, in Svizzera ci sono ancora il triplo di distributori pro capite.

Le filiali hanno ancora un futuro

Il coronavirus ha quindi dato il colpo di grazia alle filiali e ai distributori? In effetti si tratta di una conclusione affrettata, ritiene Jan Bellens della società di consulenza EY. In un sondaggio il 43 per cento della clientela ha confermato di effettuare diversamente le proprie operazioni bancarie rispetto a prima della pandemia. Solo il 16 per cento invece ritiene di voler modificare le proprio abitudini in maniera duratura.

Per le banche disporre di succursali sarebbe un indubbio vantaggio rispetto alla concorrenza che punta unicamente sul digitale. Non appena un affare diventa complesso la clientela si aspetta e apprezza una consulenza personale, dichiara ad esempio UBS.

Le filiali del futuro hanno poco a che vedere con gli atrii sportelli di una volta. Infatti, la maggior parte degli istituti bancari ha deciso di rinunciare completamente agli sportelli in molte filiali. La banca cantonale di Zurigo ad esempio ha recentemente deciso di "eliminare il servizio contanti allo sportello presso circa la metà delle proprie succursali".

Il futuro è invece tutto all’insegna della consulenza, sia per complesse questioni finanziarie sia per presentare al cliente la nuova offerta digitale che gli permetterà di evadere le proprie operazioni bancarie direttamente dal divano di casa.

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