Bin Laden: la fine di un mostro, ma non del terrore

L'immagine di Osama bin Laden è su tutte le prime pagine. swissinfo.ch

L'uccisione di Osama bin Laden è una buona notizia per il mondo intero e una vittoria per gli Stati Uniti e il suo presidente, ritiene unanime la stampa svizzera. Non si può però per questo celebrare la fine del terrorismo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 maggio 2011 - 10:03
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«Un mostro è sconfitto», «La figura faro dei fanatici è morta» o ancora «La fine di un'icona», si legge sulle prime pagine dei quotidiani svizzeri, che sottolineano come la morte di Osama bin Laden sancisca l'inizio di una nuova era. La minaccia del terrorismo, osserva tuttavia la maggior parte degli editorialisti, non è però per questo svanita.

«Per gli Stati Uniti è finalmente giunto il 12 settembre», scrive Le Temps, che pubblica un disegno della testa di bin Laden trapassata da un aeroplano. Dopo una veglia durata quasi dieci anni, gli Stati Uniti riprendono fiducia in loro stessi e nel loro presidente, rileva il giornale romando.

Per il bernese Der Bund, la morte di bin Laden «è una bella notizia»: è la fine di un cinico che voleva modellare il pianeta sulla base delle sue astruse idee.

Una manna per Obama

L'uccisione del nemico pubblico numero uno segna «la fine di un'umiliazione», annota la Basler Zeitung, per la quale il giubilo nelle strade americane è significativo di quanto la lunga caccia a bin Laden era diventata scomoda e umiliante.

La morte del principe del terrore è una buona notizia anche per il presidente Barack Obama, commenta Der Bund. Con l'operazione militare di lunedì, si legge nell'editoriale, Obama rinvia al mittente le critiche di chi lo accusa di non essere sufficientemente deciso in materia di politica estera.

Per Obama, gli fa eco il Corriere del Ticino, la fine di bin Laden è una «manna che interviene a raddrizzare le sorti della sua presidenza in un periodo estremamente critico». L'uccisione di bin Laden ha trasformato un presidente semizoppo in un comandante in grado di strappare ai repubblicani la prerogativa di custode della sicurezza nazionale, sostiene il quotidiano di Lugano.

Il ruolo del Pakistan? 

Il fatto che bin Laden non potrà più fomentare odio e violenza è positivo, ribadisce la Basler Zeitung. Molte circostanze dell'operazione militare che ha condotto all'uccisione del capo di Al Qaeda, rammenta però il giornale di Basilea, risultano alquanto «misteriose».

Non è ad esempio ancora chiaro il coinvolgimento dei servizi segreti pachistani, accusati in passato di aver fatto fallire i tentativi di mettere le mani su bin Laden. Il Corriere del Ticino sostiene che si dovrà pure dare una risposta ai nuovi interrogativi sul Pakistan. «Quale ruolo ha avuto Islamabad nella lunga latitanza di Bin Laden?», s'interroga la testata di lingua italiana, ricordando che il capo di Al Qaeda non è stato ucciso in una sperduta zona di frontiera, bensì a pochi chilometri dalla capitale pakistana.

Anche la modalità con la quale è sparito il cadavere di bin Laden sono ancora da chiarire, annota l'editorialista de L'Express. Bin Laden, scrive, è stato ucciso secondo uno scenario meticolosamente pensato per rispettare le usanze religiose e non urtare le convinzioni musulmane. Il suo cadavere non è però stato seppellito, ma gettato in mare.

«Una pratica alquanto insolita», osserva L'Express, che giustifica tale scelta con la necessità di non creare un luogo di memoria che sarebbe subito diventato una meta di pellegrinaggio. Secondo la Neue Zürcher Zeitung, sarebbe invece stato meglio catturare bin Laden e portarlo di fronte a un tribunale.

Un'Idra a nove teste

Tutti i quotidiani sono unanimi nell'affermare che il terrorismo islamico continuerà ad esistere anche senza bin Laden. «Al Qaeda non è ancora sconfitta», scrive il Blick, paragonando la marca "bin Laden" a un franchising omicida immortale.

«Al Qaeda esiste anche senza Bin Laden», ritiene Der Bund, rammentando che la rete terroristica si è da tempo strutturata anche a livello regionale. L'attentato di alcuni giorni fa a Marrakech lo dimostra, evidenzia anche La Regione.

È stato decapitato il serpente bin Laden, ma potrebbe trattarsi di un'Idra a nove teste, indica il Corriere del Ticino. Da morto, sostiene il quotidiano, bin Laden potrebbe anche diventare un simbolo più pericoloso del ruolo ispiratore incarnato in vita.

Per questo motivo la lotta contro Al Qaeda non deve solo continuare, ma deve essere intensificata, annota il Blick,

«Tocca ora all'Occidente - conclude La Regione - dimostrare di non essere il Satana dipinto da bin Laden e non considerare più valida l'equazione islam-uguale- terrorismo». Per questo, ci vorrà un «mutamento profondo delle politiche globali e di quelle interne», ad esempio nel campo dell'immigrazione.

Corpo in mare

È stata una piccola squadra di Navy Seals, i leggendari incursori della Marina statunitense, a intervenire in piena notte ad Abbottabad, in Pakistan, uccidendo in un blitz Osama bin Laden.

Nello scontro sono stati uccisi altre tre uomini e una donna usata come scudo umano, mentre altre due sono rimaste ferite, ha comunicato l'Amministrazione americana.

Il test del DNA ha in seguito confermato che si trattava proprio di bin Laden.

Il suo corpo è rimasto in mano degli americani 12 ore, prima di essere sepolto in mare.

Prima della sepoltura, intorno alle 07:10 (ora svizzera) è stato celebrato un tradizionale funerale islamico a bordo della portaerei americana Carl Winson, nelle acque settentrionali del Golfo Persico.

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al qaeda e la svizzera

La Svizzera non è un obiettivo esplicito di Al Qaeda e il nucleo del gruppo terroristico è stato fortemente indebolito dalla perdita di persone al comando.

È quanto scrive il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) nel rapporto annuale 2010, per pura coincidenza presentato proprio nel giorno in cui è stata annunciata l'uccisione di Osama bin Laden.

Il documento ripercorre gli avvenimenti fino al febbraio 2011. Già prima della morte di bin Laden, Al Qaeda ha infatti subìto diversi duri colpi: numerosi elementi chiave sono stati uccisi nel corso del 2010, scrive il SIC, che dal primo gennaio 2010 raggruppa i servizi di intelligence federali.

Il SIC sostiene che non esistono prove di contatti fra Al Qaeda e persone che vivono in Svizzera. La minaccia terroristica è debole e non è quindi tale da pregiudicare l'ordinamento statale, anche se un singolo attentato non può essere completamente escluso.

Fonte: Ats

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