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Bruxelles alza il tono

Il segreto bancario rimane uno dei principali ostacoli per la conclusione del secondo pacchetto di accordi bilaterali

(Keystone)

Prevista lunedì, la firma dell’accordo sulla ricerca tra Svizzera e Unione europea è stata rimandata a scadenza indeterminata.

Le relazioni tra Berna e Bruxelles sono su un binario morto. I “bilaterali II” non verranno probabilmente conclusi entro la fine dell’anno.

La Svizzera e i Quindici avrebbero dovuto firmare questa settimana l’accordo bilaterale sulla cooperazione scientifica e tecnologica.

Parafato lo scorso 5 settembre, questo accordo dovrebbe permettere ai ricercatori svizzeri di partecipare senza riserve al 6° programma-quadro di ricerca e sviluppo varato dall’Unione europea (UE).

Ma i Quindici sono in ritardo. Al punto tale da dover annunciare ai loro interlocutori elvetici che non sono ancora pronti per la firma.

Da parte svizzera si tende a minimizzare questo contrattempo.

“Partiamo dal principio che l’accordo verrà firmato entro la fine dell’anno, come previsto” si afferma presso la delegazione svizzera a Bruxelles.

Ma, se non fosse il caso, l’accordo non potrà entrare in vigore il 1° gennaio 2004, secondo quanto stabilito.

Interesse reciproco

Concretamente rimangono tre piccole settimane. Ancora sufficienti per firmare un'intesa che non ha mai suscitato problemi a livello di negoziati.

D’altronde, nel campo della ricerca, l’interesse per una maggiore collaborazione può essere definito reciproco.

Ciononostante, il ritardo non è casuale. Da parte della Commissione europea si afferma di aver trasmesso il dossier al Consiglio dei ministri, chiedendo una firma entro la fine dell’anno.

Ma, secondo un alto funzionario in seno alla Commissione, “non si può garantire che il Consiglio segua le nostre raccomandazioni”.

In effetti, sottolinea il funzionario, che desidera rimanere anonimo, “i ministri hanno deciso nel 2001 che nessuno accordo con la Svizzera verrà firmato fino a quando sono sarà concluso il dossier sulle frodi doganali”.

Un messaggio chiaro

Il messaggio è dunque evidente. I Quindici stanno facendo pressioni sulla Confederazione per poter ottenere concessioni nell’ambito dei due dossier che stanno bloccando gli accordi bilaterali II.

Si tratta del dossier sulle frodi doganali e di quello sull’adesione della Svizzera ai trattati di Schengen e Dublino in merito alla cooperazione giudiziaria e poliziesca.

In entrambi, le discussioni si sono arenate sulla questione dell’assistenza amministrativa e giudiziaria in materia fiscale. Ancora una volta è in gioco soprattutto il segreto bancario.

Dopo essere riuscita a difendere il segreto bancario durante i negoziati sulla fiscalità dei risparmi, la Svizzera non intende chiaramente perdere questo bastione nelle trattative su altri dossier.

Nessuna data per l’incontro finale

Durante tutto l’autunno, Berna e Bruxelles hanno ribadito la loro volontà di concludere gli accordi bilaterali II entro la fine dell’anno. Nonostante numerosi incontri, gli esperti non sembrano, tuttavia, essere avanzati di un solo passo.

In una lettera inviata al governo elvetico in ottobre, Silvio Berlusconi (presidente dell’UE in questo semestre) e Romano Prodi (presidente della Commissione europea) si sono detti disponibili ad incontrare i dirigenti svizzeri per trovare un compromesso sui punti rimasti in sospeso.

Ma ancora nessuna data è stata fissata per questo incontro, previsto inizialmente entro la fine di novembre.

Una nuova carta

In questo braccio di ferro che oppone la Svizzera ai Quindici, l’UE ha appena tolto una nuovo asso dalla manica, creando una certa sorpresa a Berna.

I negoziatori svizzeri erano infatti convinti che il tempo giocasse a loro favore.

Ma per Bruxelles, i negoziati con la Svizzera vanno risolti nel loro insieme, senza distinzioni o priorità tra un dossier e l’altro.

A Berna, si ritiene invece che non vi è alcun legame tra l’accordo sulla ricerca e i negoziati relativi alla frode fiscale o a Schengen. E che, su questi dossier, bisogna trovare una soluzione “accettabile per la Svizzera”.

swissinfo, Barbara Speziali, Bruxelles
(traduzione di Armando Mombelli)

Fatti e cifre

1992 il popolo svizzero rifiuta la proposta di adesione allo Spazio economico europeo
1994 Svizzera e Unione europea iniziano le trattative per la conclusione di 7 accordi settoriali
1999 firma del primo pacchetto di accordi bilaterali CH-UE
2000 il testo dei trattati è approvato dal popolo svizzero
2002 i 7 accordi bilaterali entrano in vigore
2002 CH e UE avviano un nuovo round di negoziati (bilaterali II o bilaterali bis)

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In breve

Le nuove trattative bilaterali concernono alcune questioni rimaste in sospeso dopo la conclusione del primo pacchetto di accordi: i servizi, le pensioni, i prodotti agricoli trasformati, l'ambiente, la statistica, i media, l'educazione, la formazione professionale e i programmi a favore dei giovani.

Vi figurano inoltre due temi proposti dall'Unione europea: la lotta contro la frode e la tassazione sui redditi da risparmio.

L'ultimo dossier, richiesto dalla Svizzera, riguarda la collaborazione in materia di polizia, giustizia, asilo e migrazione nel quadro dei trattati di Schengen e di Dublino.

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