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Calo delle borse = recessione?

Non solo gli addetti ai lavori guardano con timore alle recenti traversie conosciute anche dallo SMI

(Keystone Archive)

Può un andamento negativo dei mercati ripercuotersi sull'economia reale, frustrando le prospettive di ripresa? In teoria sì, anche in Svizzera?

Borsa e congiuntura, congiuntura e borsa. Due sfere tutt'altro che indipendenti. Piuttosto due mondi correlati che si influenzano l'un l'altro, pur non viaggiando costantemente di pari passo. Che tipo di relazioni esistono tra di loro? Come e quando si sviluppano? Sul tema, le opinioni degli economisti non sono sempre unanimi.

Qui tutti d'accordo

"A lungo termine è l'andamento congiunturale a determinare quello dei listini borsistici", spiega a swissinfo Thomas Kübler, vice direttore dell'istituto di ricerche basilese BAK. In effetti, la congiuntura influenza gli utili aziendali che poi guidano (o dovrebbero guidare) le scelte degli investitori. E quindi le quotazioni.

"Sul breve invece, ci possono essere distorsioni che poco hanno a che vedere con l'economia reale: ad esempio bolle speculative o correzioni eccessive" aggiunge l'esperto. Ciò che è ad esempio accaduto negli anni del boom delle nuove tecnologie.

O che sta accadendo in Svizzera: situazione macroeconomica nitida e promettente ma borse piuttosto in affanno. Semplici distorsioni dunque, spesso, più che da dati ed analisi obiettive, generate da comportamenti speculativi, da timori o da stati d'animo.

Ma se...

Eh già. Ma se i tonfi delle borse dovessero a loro volta ripercuotersi sull'andamento congiunturale? In altre parole, delle distorsioni di mercato, magari prolungate nel tempo, potrebbero tarpare le ali allo sviluppo economico? La questione è dibattuta, tanto che Paul Samuelson, già premio Nobel per l'economia, la vedeva così: "La borsa non ha alcun effetto diretto sulla congiuntura. Ma tre volte su cinque, il suo crollo annuncia una recessione". Contraddittorio, vero?

Secondo Paul Dembinski, professore d'economia all'Università di Friborgo, "parlare di indipendenza tra economia reale e mercati finanziari è sbagliato. Esiste un certo spazio di manovra, ma l'evoluzione della borsa influenza eccome l'economia reale".

"Se consumi e investimenti sono limitati dai miliardi bruciati in borsa, allora si possono effettivamente riscontrare dei problemi", precisa Thomas Kübler. "Per il momento tuttavia, in Svizzera, entrambi reggono. I consumi continuano ad essere garantiti principalmente dai redditi da lavoro. E le disponibilità per finanziare dei progetti validi non mancano".

E il settore finanziario?

Meno affari in borsa, meno commissioni per gli istituti finanziari, utili ridotti, licenziamenti e meno incassi per lo Stato. E quindi un rallentamento della dinamica economica. Uno scenario reale? In parte lo potrebbe essere. Tutto dipende tuttavia dal grado di catastrofismo che vi si vuole applicare.

Un dato di fatto è che il settore finanziario elvetico rappresenta tra il 5 e il 10% del PIL. Un ridimensionamento delle sue attività avrebbe quindi delle conseguenze importanti per il paese.

"Questo ambito è senza dubbio il più esposto. Va però detto che la gestione patrimoniale non si limita agli investimenti in borsa", sottolinea Thomas Kübler.

Il ricercatore basilese ritiene inoltre che a lungo termine l'importanza dei capitali in circolazione conta ben più dell'andamento dei mercati finanziari. "E dunque, per preservare l'attrattività della piazza elvetica, è più sensato favorire la sua concorrenzialità, piuttosto che piangere sull'andamento dei mercati".

Il tutto comunque nella speranza che il sereno torni al più presto anche sulle borse. I tagli di personale sono, in parte, già iniziati...

Marzio Pescia


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