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Camera alta: gli scontri per il ballottaggio si precisano

A Zurigo, la liberale Verena Diener (a sinistra) e la socialista Chantal Galladé non sono riuscite a trovare un accordo

(Keystone)

In novembre gli elettori di cinque cantoni dovranno di nuovo recarsi alle urne per designare i loro rappresentanti al Senato. I nomi in lizza sono ormai conosciuti, salvo a Zurigo e in Ticino.

A Zurigo socialisti e Verdi liberali non sono riusciti a mettersi d'accordo su una candidatura comune per sbarrare la strada al presidente dell'UDC Ueli Maurer.

Il partito socialista (PS) zurighese ha annunciato che al ballottaggio del 25 novembre per il secondo seggio al Consiglio degli Stati (camera alta del parlamento) presenterà la candidatura di Chantal Galladé, che dovrà vedersela con il presidente dell'Unione democratica di centro (destra nazional-conservatrice) Ueli Maurer.

La verde liberale Verena Diener preferisce invece aspettare fino a venerdì prima di decidere se mantenere la sua candidatura. In un comunicato, il suo partito sostiene di essere in grado di raccogliere più voti della candidata socialista e di potere contare sul sostegno dei Verdi, del Partito liberale radicale (PRD) ma anche di rappresentanti del PS, degli Evangelici e del Partito popolare democratico (PPD). Nella nota, i Verdi liberali criticano la "mancanza di disponibilità al compromesso" dei socialisti, che a loro modo di vedere "rifiutano di vedere la realtà del fatto":

Ticino: ancora un'incognita

Oltre a quello zurighese, anche altri otto seggi al Senato devono ancora essere assegnati. Nel canton Ticino i candidati hanno tempo fino al 29 ottobre per decidere se presentarsi o no al secondo turno, in programma il 18 novembre.

La rielezione del liberale radicale Dick Marty sembra assicurata, mentre si prospetta una battaglia serrata tra l'altro uscente Filippo Lombardi (PPD) e l'ex consigliere nazionale socialista Franco Cavalli, divisi al primo turno da soli 445 voti. Tutti e tre saranno certamente presenti al secondo turno.

Lombardi potrà contare sui voti dell'UDC, il cui candidato al primo turno Pierre Rusconi ha rinunciato a ripresentarsi. Il suo partito appoggerà certamente Lombardi ed eventualmente il leghista Attilio Bignasca, che non ha ancora precisato le sue intenzioni.

Vaud, Neuchâtel e San Gallo

Nel canton Vaud i Verdi e i socialisti optano per una soluzione alla quale avevano invece preferito rinunciare al primo turno: presentare una lista comune. La socialista Géraldine Savary e l'ecologista Luc Recordon affronteranno così il prossimo 11 novembre il duo borghese formato da Charles Favre (PLR) e Guy Parmelin (UDC).

A Neuchâtel si preannuncia un ballottaggio favorevole alla destra: i socialisti perderanno verosimilmente uno dei due seggi occupati a Berna. Il PS neocastellano però non intende rassegnarsi alla perdita di uno dei mandati e ha deciso di ripresentare i due "senatori uscenti", Gisèle Ory e Pierre Bonhôte al secondo turno. Al ballottaggio, previsto l'11 novembre, i due socialisti affronteranno il liberale radicale Didier Burkhalter. Domenica, Ory è giunta prima davanti a Burkhalter e a Bonhôte.

A San Gallo infine, tre candidati dei partiti borghesi si contenderanno i seggi in Senato: Toni Brunner (UDC), Eugen David (PPD) e Erika Forster (PLR).
Dal canto suo, la presidente socialista Kathrin Hilber ha deciso di rinunciare.

Elezioni tacite in Vallese e a Lucerna

Nel Vallese, il consigliere di Stato democristiano Jean-René Fournier è stato eletto al primo turno. L'indipendente Gerlinde Marlene Bass-Bärenfealler (1334 voti al primo turno) avrebbe voluto ricandidarsi per aggiudicarsi il secondo seggio, ma non è riuscita a raccogliere le 50 firme necessarie. La sola candidatura valida rimane quindi quella del cristiano-sociale René Imoberdorf. Tutti gli altri partiti hanno gettato la spugna.

Lo stesso è accaduto nel canton Lucerna, dove i candidati dell'UDC e del PS hanno rinunciato al secondo turno. La strada è quindi libera per un'elezione tacita del democristiano Konrad Graber. Domenica, la senatrice uscente Helen Leumann (PLR) era stata eletta al primo turno.

Nessun cataclisma

Globalmente, tuttavia, la ripartizione tra le forze politiche in seno al parlamento dovrebbe restare simile a quella precedente. La perdita di voti della destra tradizionale a beneficio di quella nazional-conservatrice, o il calo di consensi dei socialisti nei confronti dei Verdi non comporteranno cataclismi politici.

«Il sistema elvetico non permette di trasformare le vittorie elettorali in aumenti dell'influenza politica. Anche i perdenti alle elezioni riescono a conservare una posizione solida, in special modo i partiti di centro che restano di fondamentale importanza per legiferare», afferma Yannis Papadopoulos, professore di politica svizzera all'Università di Losanna.

Di conseguenza, anche la distribuzione dei 46 seggi del Consiglio degli Stati non dovrebbe subire cambiamenti di sorta. Nella precedente legislatura vi era una situazione leggermente orientata verso il centro-sinistra (PPD 15 seggi, PS 9) rispetto al centro-destra (14 seggi PLR, 8 UDC).

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

Durante la passata legislatura il Consiglio degli Stati era composto da 15 rappresentanti del Partito popolare democratico (PPD), 14 del Partito liberale radicale (PLR), nove del Partito socialista (PS) e otto dell'Unione democratica di centro.
Il PPD è riuscito per ora a riconfermare 13 seggi, il PLR nove, il PS e l'UDC entrambi sette.
Per la prima volta un Verde – il ginevrino Robert Cramer – è riuscito ad entrare nella Camera Alta.
Nove dei 46 seggi sono ancora da attribuire.

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