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Critiche per l'ambasciata svizzera ad Abidjan

Centinaia di cittadini europei hanno deciso di lasciare la Costa d'Avorio Keystone

I rimpatriati elvetici dalla Costa d’Avorio denunciano la gestione della crisi da parte della rappresentanza rossocrociata.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 novembre 2004 - 17:02

Il Dipartimento federale degli affari esteri riconosce alcune difficoltà, ma assicura di aver informato correttamente i suoi cittadini.

“L’ambasciata non ha fatto nessuno sforzo per aiutarmi”, dichiara Corinne Moix, una vallesana rimpatriata questa settimana dopo tre anni trascorsi ad Abidjan.

La giovane svizzera rimprovera in particolare la rappresentanza elvetica di non averla contattata al momento dello scoppio dei disordini.

Il malcontento è condiviso anche da altri confederati ritornati in patria dalla Costa d’Avorio. Nel mirino delle critiche, la cattiva gestione della crisi da parte dell’ambasciata di Abidjan.

Dal canto suo, il Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae) ammette certi problemi di comunicazione, ma assicura che i cittadini sono informati sulle possibilità di lasciare il paese.

Informazioni insufficienti

“Noi svizzeri non siamo stati sufficientemente informati. L’ambasciata avrebbe potuto chiamarci e orientare le nostre decisioni”, dice Moix.

Durante gli scontri di sabato, la sua abitazione è stata teatro di saccheggi. Dopo essere stata assistita e accompagnata alla base militare dai soldati francesi, la giovane vallesana ha contattato l’ambasciatore svizzero, Johannes Kunz, per informarsi sulle possibilità di rimpatrio.

Kunz ha risposto indicando che l’evacuazione dalla Costa d’Avorio era possibile tramite le forze francesi, sebbene non esistesse una vera e propria necessità di fuggire.

“Alla mia domanda su come avrei continuato il viaggio una volta giunta a Parigi, mi ha detto che avrei dovuto cavarmela da sola. Una risposta che mi ha deluso”, racconta Moix.

Salvata in extremis

Quello dell’espatriata vallesana non rappresenta un caso isolato. Durante l’emissione serale di venerdì del telegiornale romando “22h30”, la moglie di un cittadino svizzero residente in Costa d’Avorio ha ugualmente criticato il comportamento dell’ambasciata.

La rappresentanza elvetica l’avrebbe contattata soltanto quattro giorni dopo il saccheggio di casa sua, dopo che era stata salvata in extremis dai militari francesi.

“Si tratta di circostanze eccezionali e le condizioni di lavoro erano particolarmente difficili”, spiega Ivo Sieber, portavoce del Dfae.

Un sistema efficace

La persona incaricata di mantenere il contatto con la famiglia derubata non ha potuto svolgere il suo compito, siccome è stata anche lei vittima dei saccheggi.

In totale, sono nove i residenti di Abidjan responsabili della comunicazione tra le famiglie elvetiche nei vari quartieri della città.

“Questo sistema funziona bene, anche se riconosciamo di aver avuto dei problemi all’inizio della crisi”, rileva Sieber.

Il portavoce del Dfae precisa che l’ambasciata ha informato tutta la colonia svizzera sulle possibilità di lasciare il paese africano, in collaborazione con Parigi.

Evacuazione in atto

“Attualmente ci sono ancora oltre 130 svizzeri sul territorio ivoriano e la rappresentanza elvetica è pronta ad assisterli”, ha indicato Ivo Sieber.

Il Dfae ha inoltre deciso di inviere un collaboratore ad Abidjan per rafforzare l'assistenza ai 136 svizzeri rimasti sul posto.

"Un ispettore del DFAE si recherà al più presto ad Abidjan per evitare che problemi di comunicazione si ripetano", ha reso noto ancora il portavoce del Dfae.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

267 i cittadini elvetici registrati presso l’ambasciata di Abidjan all’inizio della crisi ivoriana.
31 gli svizzeri finora rimpatriati.
2'600 gli occidentali che hanno lasciato il paese.
6'000 gli ivoriani rifugiatosi nella vicina Liberia.

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In breve

Bombardando il 4 novembre scorso la città di Bouaké - la roccaforte dei ribelli che dal 2002 controllano il centro-nord del paese - le forze governative hanno infranto la tregua che durava dal mese di maggio.

Le due parti sono divise dalla zona-cuscinetto presidiata dai soldati francesi e dai caschi blu della missione di pace dell’Onu.

Lo scorso fine settimana, gli scontri ad Abidjan tra i sostenitori del presidente ivoriano Laurent Gbagbo e le forze francesi hanno provocato oltre 400 feriti.

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