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Davos vista da Berna e da Strasburgo

Uno dei posti di blocco lungo la strada per Davos: misura necessaria o violazione della libertà di movimento? Keystone

Mentre il governo svizzero esprime il suo sostegno alle misure di polizia adottate per proteggere il Forum economico mondiale e valuta positivamente gli incontri avuti da quattro dei suoi membri a Davos, un gruppo di parlamentari del Consiglio d'Europa annuncia di voler depositare una mozione di condanna contro la Svizzera per la violazione delle libertà fondamentali.

Questo contenuto è stato pubblicato il 31 gennaio 2001 - 17:07

Secondo il Consiglio federale, la Svizzera deve continuare a ospitare a Davos il Forum economico mondiale. Il governo ha presentato mercoledì un bilancio positivo degli incontri avuti da quattro suoi membri nella località grigione e ha deplorato i disordini scoppiati a Zurigo e Landquart.

Per l'esecutivo essi sono la prova che l'importante dispositivo di polizia messo in atto a Davos a protezione dei partecipanti al Forum era giustificato, ha sottolineato il portavoce governativo Achille Casanova. Vari gruppi sarebbero stati pronti a ricorrere alla violenza.

Del resto - ha aggiunto Casanova - gli appelli in questo senso su Internet e l'equipaggiamento di certi manifestanti controllati alla frontiera ne sono la dimostrazione eloquente. I timori hanno poi trovato conferma nei disordini di sabato a Zurigo e Landquart (GR). Dei dimostranti hanno provocato danni a veicoli in sosta per svariate centinaia di migliaia di franchi.

Grazie al dispositvo messo in atto a Davos il Forum ha invece potuto svolgersi normalmente. «Il World Economic Forum - ha dichiarato Achille Casanova - si è rivelato nuovamente un importante luogo d'incontri, dov'è stato possibile scambiare opinioni contradditorie e sviluppare visioni per il futuro della comunità internazionale».

La Svizzera era ufficialmente rappresentata nel centro turistico grigione dal presidente della Confederazione Moritz Leuenberger e dai consiglieri federali Kaspar Villiger, Pascal Couchepin e Joseph Deiss.

Toni ben diversi giungono invece dal gruppo «ad hoc per la libertà d'opinione e di manifestazioni». Costituitosi alla vigilia del WEF allo scopo di convincere Berna a revocare il divieto a manifestare, il gruppo, composto di un'ottantina di personalità, fra parlamentari, scrittori e pastori, ha annunciato mercoledì in una lettera inviata al presidente del Consiglio d'Europa Lord Russel-Johnston, di volere depositare una mozione di condanna.

Le misure preventive attuate dalla Svizzera in vista del Forum economico di Davos (WEF) avrebbero violato le libertà fondamentali. Per questo motivo, il gruppo «ad hoc» ha fatto sapere di non volersi sciogliere finché Berna non assicurerà che episodi simili non si ripeteranno più in futuro.

Le persone affiliate a «Ad hoc», si legge in un comunicato, sono convinte che non sarà difficile trovare nel corso della prossima sessione i deputati necessari - una quarantina - per depositare la mozione parlamentare di condanna per violazione della libertà di espressione, circolazione e manifestazione.

Nel corso del WEF, indica la missiva inviata a Lord Russel, «la Svizzera si è messa sul piede di guerra... Ha spaventato la popolazione mobilitando di poliziotti mascherati e armati», nonché schierando carri armati e compiendo arresti arbitrari.

Per questa ragione, indica il testo, parlamentari inglesi, svizzeri, italiani e francesi e olandesi depositeranno una mozione mirante a condannare l'atteggiamento antidemocratico assunto dalla Svizzera, atteggiamento «incompatibile con le abitudini costituzionali del nostro continente». Il gruppo chiede che Berna si assuma anche i costi per i danni arrecati direttamente e indirettamente a tutti coloro che hanno subito torti.

swissinfo e agenzie

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