Deiss per una Svizzera all'avanguardia contro il finanziamento del terrorismo

Joseph Deiss (a destra) con Urs Philipp Roth, presidente dell'Associazione svizzera dei banchieri Keystone

«Cooperare appieno per ricercare e bloccare i beni legati alle attività terroristiche»: lo ha detto lunedì il consigliere federale Joseph Deiss, intervenendo a Milano ad un convegno dell'Associazione svizzera dei banchieri, nell'ambito delle celebrazioni per i 50 anni del Centro svizzero nel capoluogo lombardo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 15 ottobre 2001 - 14:07

Deiss ha richiamato le banche a sottoporsi a norme deontologiche e obblighi professionali. Gli istituti bancari - ha detto - sono come i chirurghi dell'economia, e come tali sono consapevoli che «esistono talune operazioni che, sebbene realizzabili tecnicamente, rientrano in un campo che la morale condanna».

Il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha anche precisato che, sin dagli anni Settanta, la piazza finanziaria elvetica «è stata solerte nell'adempiere il proprio obbligo di diligenza». Ma la Svizzera deve fare molto di più, non può accontentarsi di soddisfare i criteri internazionali in materia di lotta contro la criminalità finanziaria, deve superarli. «Il nostro Paese deve essere all'avanguardia».

Intervenendo al convegno «Swiss Pluss» dell'Associazione dei banchieri, nella giornata inaugurale della Settimana per il cinquantesimo del Centro Svizzero di Milano, Deiss si è rammaricato della recente decisione del parlamento italiano sulle rogatorie. «Le autorità svizzere - ha detto - sperano che la legge non renda più difficile l'applicazione del protocollo. Sarebbe spiacevole».

Si tratta del protocollo bilaterale firmato tre anni orsono, alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale, che l'Italia ha approvato ma con modifiche, al punto da restringere il campo di applicazione e rendere più complicata la procedura di assistenza.

swissinfo e agenzie

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