Per New Delhi la pillola è ancora troppo amara

Anand Sharma, ministro indiano del commercio e Francis Gurry, direttore generale dell'Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale. Keystone

Iniziate nel 2007, le trattative sull’accordo di libero scambio tra l’India e l’AELS, di cui fa parte anche la Svizzera, sono a uno stallo a causa delle divergenze sulla protezione dei brevetti. Prima di rilanciare i negoziati, bisognerà però anche attendere la nomina del nuovo governo di Nuova Delhi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 24 febbraio 2014 - 17:00
Priti Patnaik, Ginevra, swissinfo.ch

Il ministro dell’economia svizzero Johann Schneider-Amman aveva espresso in gennaio la speranza che, dopo tanti anni di negoziati, le parti fossero sul punto di giungere a un accordo. Le elezioni politiche in India rischiano però di portare a ulteriori ritardi.

«Abbiamo deciso di continuare le trattative sull’accordo di libero scambio, in vista di un’eventuale firma, con il nuovo governo indiano. Spetterà però a quest’ultimo prendere una decisione in merito», ha affermato a swissinfo.ch Antje Baertschi, responsabile della comunicazione alla Segreteria di Stato dell’economia (SECO).

L’industria farmaceutica svizzera ha un forte interesse a un accordo tra l’india e l’Associazione europea di libero scambio (formata da Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein), purché le condizioni siano favorevoli per il settore. Gli osservatori hanno constatato recentemente un’intensa attività di lobbying da parte delle imprese elvetiche.

Thomas Braunschweig, specialista di questioni di politica commerciale presso l’organizzazione non governativa Dichiarazione di Berna, indica a swissinfo.ch che il settore farmaceutico «ha chiesto al governo svizzero di moltiplicare gli sforzi per proteggere i suoi interessi, insistendo sul fatto che da questo ramo dipende un numero significativo di posti di lavoro in Svizzera».

Un settore trainante

Il settore farmaceutico, chimico e biotecnologico svizzero rappresenta il 40% delle esportazioni elvetiche. Nel 2012 questo ramo dava lavoro a 65'000 persone, stando all’associazione di categoria scienceindustries.

Nel 2013 le esportazioni del settore sono cresciute del 2,5% a 81 miliardi di franchi. Con 700 milioni di franchi (+23,8% rispetto all’anno precedente), l’India si trova al 21esimo posto dei paesi di destinazione.

Secondo la società di analisi di mercato Deloitte, le vendite di farmaci prodotti in India passeranno da 23,6 miliardi di dollari nel 2013 a 27 miliardi di dollari nel 2016, ovvero una crescita del 14%.

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Le richieste svizzere

Sono due le richieste dell’industria farmaceutica svizzera a cui si oppone New Delhi.

La prima riguarda l’abolizione delle regole contro il cosiddetto ‘evergreening’ dei brevetti, ossia quando un’azienda cerca di prolungare la protezione brevettuale di un farmaco modificandolo o registrandolo per una nuova indicazione. Questo principio è stato al centro del processo contro la Novartis in India. In quell’occasione, la Corte suprema indiana aveva negato alla multinazionale basilese il brevetto su una nuova versione del farmaco antitumorale Glivec.

La seconda concerne il principio dell’esclusiva sui dati. Se venisse introdotto, come richiesto dall’industria farmaceutica elvetica, la registrazione di versioni generiche di farmaci diventerebbe molto più difficile. Le aziende produttrici di generici dovrebbero infatti ripetere i test clinici e ciò si tradurrebbe probabilmente nella nascita di monopoli, con il conseguente rischio di mantenere i prezzi alti.

Entrambe le domande sono state finora respinte dalle autorità indiane, in quanto vanno oltre ciò che è stato accettato a livello multilaterale nel quadro dell’accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale (TRIPs) dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC).

Per quanto riguarda i prodotti farmaceutici, l’accordo TRIPs definisce gli standard minimi di protezione e rafforza i diritti legati alla proprietà intellettuale, compresi quelli per i brevetti. Tuttavia, concede anche ai paesi un certo grado di libertà per modificare i regolamenti al fine di assicurare l’accesso a farmaci a prezzi abbordabili.

L’India «contravviene ai suoi obblighi»

Marcel Sennhauser, di scienceindustries, l’associazione che rappresenta oltre 250 aziende svizzere attive nei settori chimico, farmaceutico e biotecnologico, sottolinea che «l’India, pur avendo siglato l’accordo TRIPs, contravviene ai suoi obblighi internazionali».

«La cosa che più disturba e che è maggiormente in contraddizione con lo spirito del libero scambio, è il rifiuto dell’India di ammettere che l’importazione di un prodotto sottostà alla protezione dei brevetti. Piuttosto di facilitare e promuovere il commercio, l’India spinge le società straniere a produrre localmente», aggiunge Sennhauser.

Per un’azienda, perdere dei brevetti può essere finanziariamente disastroso.

Pressioni anche dagli USA

L’industria farmaceutica svizzera non è l’unica a fare la voce grossa contro le politiche restrittive dell’India in materia di proprietà intellettuale. La camera di commercio degli Stati Uniti ha compiuto un intenso lavoro di lobbying affinché Washington faccia pressioni su New Delhi. All’inizio di febbraio, l’ente ha chiesto alle autorità di inserire l’India nella lista dei «Priority Foreign Country», ovvero quei paesi che non rispettano adeguatamente la proprietà intellettuale. Un passo che, se fosse confermato, aprirebbe la porta a sanzioni.

Molti attivisti si oppongono però a queste pressioni sull’India. «Attraverso l’intesa di libero scambio non si dovrebbero imporre norme più rigorose sulla proprietà intellettuale di quelle previste nell’accordo TRIPs. Ciò significherebbe compromettere la capacità dell’India di fornire generici a prezzi accessibili per i nostri progetti medici e ai paesi in via di sviluppo», sottolinea Leena Menghaney, responsabile in India della campagna di Medici senza Frontiere per l’accesso a medicinali essenziali.

Negoziati

Le trattative tra AELS e India per un accordo di libero scambio sono iniziate nel 2007. L’AELS rappresenta un mercato di 13 milioni di consumatori. Quello indiano è grande 100 volte tanto.

Nel periodo 2012-2013, il commercio bilaterale tra India e AELS ha raggiunto 34,48 miliardi di dollari.

In materia di proprietà intellettuale, la Norvegia – membro dell’AELS – ha adottato una posizione diversa da quella svizzera. Nel 2009, l’allora segretario di Stato per il commercio e l’industria norvegese, Rikke Lind, aveva affermato che la Norvegia non voleva obbligare un paese in via di sviluppo ad accettare un accordo che avrebbe ridotto il suo margine di manovra nel campo della proprietà intellettuale, andando più in là di quanto previsto nei trattati multilaterali.

In una e-mail di risposta a swissinfo.ch, il capo negoziatore norvegese per l’AELS Erik Andreas Underland sottolinea: «Normalmente l’AELS fissa delle clausole sulla proprietà intellettuale nei suoi accordi di libero scambio. Il livello di esigenze varia però da un paese all’altro. Noi saremmo pronti a concludere i negoziati con l’India a prescindere dall’esito delle trattative in corso tra l’India e l’Islanda, la Svizzera e il Liechtenstein sulla proprietà intellettuale».

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Accesso al mercato del lavoro svizzero?

Quali benefici trarrebbe l’India dall’accordo con l’AELS? Gli esperti, tra cui Braunschweig ed ex negoziatori che si sono espressi a condizione di mantenere l’anonimato, sono del parere che l’unico guadagno significativo per New Delhi sarà forse il maggiore accesso al mercato svizzero del lavoro per la manodopera qualificata indiana. Anche questo vantaggio potrebbe però sfumare.

In Svizzera l’immigrazione è un argomento politico altamente sensibile. Appena due settimane fa, gli elettori elvetici hanno accettato un'iniziativa per limitare l'immigrazione nel paese.

«I negoziatori sono attori politici e hanno l’abitudine di accentuare o minimizzare le preoccupazioni nazionali. L’immigrazione ne è un esempio», afferma Suparna Karmakar, del think thank europeo Bruegel, che ha sede a Bruxelles, intervistata da swissinfo.ch un po' di tempo prima del voto.

«La circolazione delle persone contemplata in un accordo di libero scambio non equivale a immigrazione. Le disposizioni dell’Accordo generale sul commercio dei servizi (GATS) per la circolazione dei prestatori di servizi sono diverse dall’interpretazione che ne danno a volte i politici. A seconda della situazione in cui si trova un paese, i politici tendono a non distinguere chiaramente la linea sottile che separa immigrazione (legale o illegale) e circolazione temporanea delle persone negoziata in accordi di libero scambio».

In questi accordi, la circolazione delle persone si limita generalmente a lavoratori altamente qualificati, allo scopo di supplire a una mancanza di manodopera nel paese beneficiario. I permessi sono accordati su base temporanea – generalmente per 3 o al massimo 5 anni – e le condizioni per essere ammessi sono negoziate, spiega Suparna Karmakar.

La Svizzera applica dei contingenti per le persone che non provengono da paesi dell’UE o dell’AELS. E in seguito al voto del 9 febbraio dovrà estendere questo sistema a tutti gli stranieri. Per determinare il numero di permessi concessi, entrano in linea di conto fattori come la disponibilità di manodopera locale, la crescita economica e la domanda dei datori di lavoro.

Ex negoziatori affermano che data la dimensione relativamente piccola dell’economia svizzera e l’enorme disponibilità di lavoratori qualificati nel paese asiatico, la concessione di permessi ad indiani rappresenterà solo una goccia nel mare. Gli indiani – aggiungono – rischiano di rimanere delusi.

L’AELS prima dell’UE?

Anche l’Unione Europea ha lanciato nel 2007 dei negoziati con l’India in vista di un trattato di libero scambio.

Quello con l’AELS dovrebbe però essere firmato prima. «Penso che l’India abbia scelto la strada giusta negoziando prima con l’AELS», indica Suparna Karmakar, del think thank Bruegel. «È più facile trattare con un gruppo di 4 Stati piuttosto che con 28 paesi. È sensato cercare una soluzione con un piccolo gruppo prima di estenderla a un gruppo molto più grande».

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Concessioni da estendere ad altri partner?

Un altro timore è che siglando un accordo che consente un maggiore accesso al mercato del lavoro svizzero, vadano poi rivisti nello stesso senso altri trattati di libero scambio esistenti (finora la Svizzera ne ha negoziati più di trenta).

Per Suparna Karmakar questa paura non ha ragione d’essere: «Concessioni fatte a livello bilaterale non devono essere automaticamente estese agli altri partner con cui si è siglato un accordo di libero scambio. Ogni concessione deve essere negoziata separatamente. Molti accordi sono spesso rinegoziati alla luce di nuove facilitazioni, a seconda di come evolve il commercio bilaterale. È il caso segnatamente delle tariffe».

Tra gli esperti comincia ad emergere una certa unanimità nel dire che l’India non deve avere fretta di concludere il trattato, cedendo alle pressioni.

L’India può far sentire la sua voce nel quadro di organismi bilaterali. Ad esempio in seno all’OMC, come ha fatto alla fine dell’anno scorso per ottenere concessioni in materia di sicurezza alimentare.

New Delhi segue una linea prudente per la sua politica commerciale. Per alcuni è giusto così. «L’India gioca un ruolo forte e influente nell’elaborazione della politica commerciale globale», osserva Jean-Pierre Lehmann, professore emerito di economia politica internazionale all’International Institute for Management Development (IMD) di Losanna.

«Anche se l’India deve difendere i suoi interessi, bisogna ammettere che vi è un punto in cui gli interessi nazionali convergono con quelli globali. Presto l’India sarà il paese più popoloso al mondo. Già oggi è prima per quanto concerne la popolazione giovane. È ovvio che la politica sanitaria è di vitale importanze per il governo indiano», sottolinea Lehmann.

Spetta ai paesi avanzati come la Svizzera – aggiunge – «promuovere politiche commerciali favorevoli allo sviluppo e alla convergenza».

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