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Stampa scritta: l'unione fa la forza?

(Keystone)

Con la fusione tra Edipresse e Tamedia nasce in Svizzera un nuovo polo editoriale. Considerato da più parti come una minaccia all'indipendenza della stampa, questo raggruppamento rappresenta anche un'opportunità per sopravvivere alla concorrenza internazionale, afferma il professor Stephan Russ-Mohl.

Con i suoi 44 giornali per milione di abitanti, rispetto ai 23 della Germania e ai 2 dell'Italia, la Svizzera vanta un paesaggio editoriale particolarmente complesso e fortemente dipendente dalle specificità culturali e linguistiche regionali.

Un mercato che negli ultimi anni si è però dovuto confrontare non soltanto alla stagnazione dell'economia, ma anche all'evoluzione del pubblico e degli inserzionisti che hanno portato i principali gruppi editoriali elvetici a ripensare le proprie strategie.

Per far fronte alle sfide future, entro il 2013 il primo gruppo editoriale romando Edipresse e la società con sede a Zurigo Tamedia intendono così riunire sotto lo stesso tetto le loro attività nazionali. Più che di un matrimonio si tratta di un'acquisizione, dato che Tamedia diventerà in un primo tempo azionista al 49,9% di Edipresse, per poi acquistare lo 0,2% di quote supplementari nel 2011 e l'intero pacchetto due anni più tardi. Sempre che la Commissione della concorrenza (Comco) dia il suo nullaosta.

Il gruppo zurighese aveva già avviato la sua marcia di espansione verso ovest negli scorsi anni, entrando con una quota dell'80% del capitale di Espace Media, proprietario dei due rinomati quotidiani Berner Zeitung e Der Bund. Adesso si allarga anche in Svizzera romanda per trasformarsi in un polo editoriale di portata nazionale, con un fatturato da 1,3 miliardi di franchi.

Concentrare le energie

Come altri paesi occidentali, la Svizzera ha dunque intrapreso «un processo di stabilizzazione e di concentrazione del mercato editoriale», spiega a swissinfo Stephan Russ-Mohl, direttore dell'Osservatorio europeo di giornalismo (EJO) e professore ordinario all'Università della Svizzera italiana. «La fusione tra Edipresse e Tamedia è una chiara strategia per sopravvivere alla concorrenza di internet e soprattutto dei giganti internazionali come Google».

Un'ancora di salvezza che non sembra tuttavia convincere i sindacati e il mondo politico che vedono in questa fusione una minaccia reale all'indipendenza e alla varietà della stampa svizzera.

«Dipenderà molto dall'attitudine dei proprietari dei due gruppi», rassicura Russ-Mohl, «anche se è difficile immaginare che un dirigente come Pietro Supino (ndr. presidente del consiglio di amministrazione di Tamedia) segua le orme tracciate in Italia da un manager come Silvio Berlusconi».

A breve termine, dunque, Russ-Mohl non prevede terremoti nel panorama giornalistico svizzero. «La barriera linguistica e le specificità regionali permetteranno infatti di proteggere le redazioni delle principali testate. Quanto alla fusione tra i due giornali gratuiti 20 Minutes e Le Matin Bleu era probabilmente nell'aria da tempo, anche se questo nuovo monopolio nel mercato gratuito romando non è certamente positivo».

Un giornalismo di qualità

Il vero pericolo per il giornalismo, non è tanto questa tendenza al raggruppamento delle forze, ma il calo delle entrate pubblicitarie sulla stampa scritta, puntualizza Russ-Mohl. «Gli annunci si concentrano ora su altri vettori, come la televisione o internet, e qui toccano soltanto in modo secondario il settore dell'informazione».

A differenza di altri paesi, in Svizzera i giornali soffrono maggiormente i cali della pubblicità, che rappresenta oltre il 60% dei loro introiti.

Russ-Mohl evidenzia inoltre come l'evoluzione tecnologica abbia modificato radicalmente le abitudini dei lettori, sempre meno disposti a pagare per un prodotto giornalistico, anche se di qualità. «Le generazioni più giovani sono cresciute con la televisione e internet e non hanno un legame così stretto con la stampa scritta».

Questa tendenza sta mettendo a dura prova non soltanto i giornali, ma anche i siti di informazione in rete che, finora, erano finanziati in parte anche dalle risorse pubblicitarie e dagli abbonamenti. «In futuro il mercato in rete prenderà probabilmente due direzioni: da un lato la diffusione di notizie gratuite per un pubblico più ampio e dall'altro un'informazione di qualità, più approfondita, ma a pagamento».

«Non posso immaginare che a lungo termine la Neue Zürcher Zeitung o il New York Times continuino ad offrire gratuitamente gli stessi prodotti. Sono tuttavia convinto che, di fronte al rischio di perdere un certo tipo di informazione, una buona fetta della popolazione continuerà a metter mano al proprio portafoglio». Anche perché, conclude Stephan Russ-Mohl, a fare la differenza non è tanto il prezzo dell'offerta, ma la qualità del contenuto.

swissinfo, Stefania Summermatter

Panorama mediatico

In Svizzera ci sono circa 44 giornali per milione di abitante, rispetto ai 23 in Germania, 21 in Gran Bretagna, 2 in Francia e Italia (in base ai dati dell'Associazione mondiale dei giornali).

La tiratura dei giornali a pagamento, che in Svizzera è raddoppiata tra il 1930 e il 1985, si è stabilizzata per in seguito calare a partire dal 2005.

I giornali gratuiti hanno fatto la loro apparizione all'inizio di questo secolo.

I principali gruppi editoriali privati svizzeri sono Ringier (Zofingen), Tamedia (Zurigo), Edipresse (Losanna) e NZZ (Zurigo).

In Ticino il panorama delle pubblicazioni è molto variegato; ecco i principali prodotti editoriali: tre quotidiani, due domenicali gratuiti, tre settimanali e un mensile di partito, un settimanale dell'area di sinistra, un quindicinale politico e un mensile economico-finanziario.

Nel mese di novembre 2008 è stata costituita la Timedia Holding SA, di cui fanno parte la società editrice del Corriere del Ticino, la Com.Ec SA, società incaricata della gestione del Giornale del Popolo, e Giovanni e Filippo Lombardi, amministratore delegato di TeleTicino e Radio 3iii.

Il principale organo di informazione in Ticino è la Radiotelevisione svizzera italiana (RSI).

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I due gruppi

Tamedia

Titoli principali: Tages-Anzeiger, 20 Minuten, SonntagsZeitung, Berner Zeitung, Der Bund

Utile netto (2007): 143 milioni di franchi (+45% rispetto al 2006).

Cifra d'affari: 772 milioni (+17%).

Collaboratori: 1'600.

Edipresse

Titoli principali: 24 heures, Le Matin/Le Matin bleu, Le Matin Dimanche, Le Temps, Tribune de Genève

Utile netto (2007): 32,3 milioni di franchi (+7,3%).

Cifra d'affari: 814,6 milioni (-8,1%).

Collaboratori: 3'387.

Contrariamente a Tamedia, Edipresse è già molto presente sul mercato estero. In Spagna, ad esempio, pubblica una decina di riviste.

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(swissinfo.ch)


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