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Edilizia: un conflitto che pare non aver fine

Gli operai del settore edile lavorano attualmente senza contratto collettivo.

(Keystone)

I delegati della Società svizzera degli impresari costruttori hanno deciso giovedì di rifiutare il compromesso raggiunto con i sindacati per il rinnovo del contratto collettivo. La causa sarebbe la flessibilità del lavoro, giudicata troppo scarsa dal padronato.

Le organizzazioni sindacali Unia e Syna hanno espresso grande delusione, annunciando «ulteriori misure di lotta».

L'assemblea dei delegati della Società svizzera degli impresari costruttori (Ssic), riunita giovedì a Zurigo, ha deciso di non ratificare il compromesso in merito al contratto nazionale di lavoro nel settore dell'edilizia raggiunto il 19 dicembre 2007 con i sindacati.

L'intesa era stato trovata – dopo mesi di tensioni, agitazioni e colpi di scena – grazie alla mediazione di Jean-Luc Nordmann, ex responsabile della Direzione del lavoro presso la Segreteria di Stato dell'economia.

La ragione della decisione negativa è legata al problema della flessibilità del lavoro: secondo la Ssic, su questo punto i negoziatori non sono riusciti ad ottenere un risultato soddisfacente. Era stata proprio la questione della flessibilità a fare scattare la disdetta, da parte padronale, del contratto nazionale mantello nel maggio 2007.

Nuove trattative in vista

Stando al documento respinto, in futuro sarebbe stato possibile adeguare il calendario lavorativo annuale in seguito a mancanza di lavoro, intemperie e problemi tecnici. In ogni caso, con l'obbligo di garantire la consultazione del personale, la trasparenza e l'informazione.

Secondo il presidente della Ssic, Werner Messmer, la posizione dei delegati costituisce una risposta negativa alla proposta attuale, ma non a un contratto. Messmer ha detto di sperare in una ripresa rapida delle trattative.

«Vogliamo giungere il più rapidamente possibile a un nuovo contratto, che riveste una grande importanza non soltanto per il nostro settore professionale. Non dobbiamo ripartire da zero, ma sono necessarie trattative complementari», ha affermato il dirigente.

«Rifiuto irresponsabile»

In un comunicato stampa congiunto, le formazioni sindacali Unia e Syna hanno dal canto loro aspramente criticato la decisione degli impresari costruttori, rei di mettere in pericolo la pace sociale in Svizzera.

Il rifiuto dal parte della Ssic è stato definito «assolutamente irresponsabile», in particolare «nei riguardi dei lavoratori, i quali si apprestano ad affrontare l'imminente stagione edile senza protezioni nei confronti del dumping salariale e sociale».

Secondo i sindacati, la decisione non mancherà comunque di avere ripercussioni negative anche per il padronato e per l'intera economia del paese, poiché il conflitto tra le parti rischia di diventare ancora più duro.

Unia e Syna ribadiscono infine che «ulteriori negoziati dopo il raggiungimento di un compromesso frutto di una mediazione non sono possibili». A seguito della mancata approvazione da parte degli impresari costruttori, «i sindacati sono obbligati a concordare ulteriori misure di lotta».

Delusione unanime

La ministra svizzera dell'economia Doris Leuthard ha espresso a sua volta rincrescimento in merito alla risposta negativa dei delegati della Ssic. «Sono delusa perché si è trattato di negoziati durati a lungo. Spero non sia stata detta l'ultima parola e mi auguro che i partner sociali siano capaci di risolvere la crisi», ha dichiarato la consigliera federale a Davos, dove si trova per partecipare al Forum economico mondiale.

Anche il mediatore Jean-Luc Nordmann ha deplorato il rifiuto scaturito dall'assemblea dei delegati. A suo parere, la decisione è dannosa per il settore e per tutta la piazza economica svizzera. Interpellato in merito alla disponibilità per altri negoziati, il mediatore ha risposto che il suo mandato è scaduto in dicembre.


swissinfo e agenzie

VERTENZA NEL SETTORE EDILE

Il 23 maggio 2007, la Società svizzera degli impresari costruttori (SSIC) ha disdetto il contratto collettivo nazionale di lavoro, con effetto dal primo ottobre. Per la prima volta da 70 anni, il settore della costruzione si era ritrovato così privo di CNM.

I datori di lavoro esigevano in particolare una maggiore flessibilità negli orari di lavoro ed auspicavano la parziale introduzione di una rimunerazione al merito.

Dal canto loro, Unia e Syna, i due principali sindacati implicati, si oppongono alla richieste del padronato, affermando che rappresentavano un deterioramento delle condizioni di lavoro.

A metà ottobre gli operai hanno incrociato le braccia nei cantoni di Berna, Ginevra e Neuchâtel, come pure sul cantiere ferroviario del Gottardo. In numerose città elvetiche si sono svolte inoltre importanti manifestazioni in favore di un nuovo contratto nazionale mantello.

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