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Expo 02 evita il "grounding"

La luce verde a Expo.02 si avrà solo dopo l'approvazione del credito di 120 milioni di franchi anche da parte degli Stati

(Keystone)

L'esposizione nazionale ha superato ancora uno scoglio nella sua travagliata storia, ottenendo mercoledì dalla Camera bassa un credito supplementare. Dovrebbe dunque potere aprire le porte in maggio.

Di fronte ai problemi di liquidità che si profilano all'orizzonte - le casse saranno vuote in giugno - il Consiglio nazionale ha accettato di accordare a Expo 02 un nuovo credito di 120 milioni. Il sorprendente allineamento del partito popolare democratico sulle posizioni dei nazionalisti dell'Unione democratica di centro e degli ecologisti, contrari all'esposizione nazionale, non è bastato per far naufragare il progetto della regione dei tre laghi di Neuchâtel, Morat e Bienne.

Un'esposizione dalla storia tormentata Nel 1996, il parlamento aveva voluto dimostrare che la Svizzera era ancora in grado di lanciarsi in un progetto di grandi dimensioni. Il budget di quella che si chiamava ancora Expo 01 era stimato a poco più di 700 milioni di franchi. Si pensava di finanziarlo in parti più o meno uguali tra collettività pubbliche, ambienti economici e sponsoring. Dal canto suo, la Confederazione stanziava 130 milioni, di cui 20 per la garanzia di un eventuale deficit.

Tre anni dopo, Expo 01 era in balìa della tempesta, con la partenza di buona parte dei responsabili e l'aumento vertiginoso del budget. Un rapporto esterno parlava di un costo di 1,6 miliardi. Il governo rinvia allora di un anno l'esposizione, che cambia nome e diventa Expo 02. Il parlamento vota un credito supplementare di 250 milioni.

All'inizio del 2000, la tempesta sembra calmata, l'Expo 02 è stata ridimensionata, alcuni progetti eliminati e il bilancio valutato a 1,4 miliardi. Ma Expo 02 ha bisogno di una garanzia supplementare di 338 milioni, che le Camere approvano. Ma un anno dopo le casse sono nuovamente vuote. Le banche concedono 160 milioni e il parlamento trasforma in credito 300 dei 358 milioni di garanzia. La Confederazione partecipa a questo punto con 718 milioni, tra contributi, crediti e garanzie. Vale a dire la metà del bilancio.

In gennaio, nuovo appello dei responsabili dell'Expo e il governo propone di accordare altri 120 milioni di prestito e di trasformare anche i restanti 58 milioni di garanzia in prestito.

Il dibattito nel Consiglio nazionale L'intervento alla tribuna di Felix Walker, a nome del PPD, era dunque atteso. "Non siamo contro l'Expo, ma contro le modalità del suo finanziamento." Per Walker, il parlamento è stato regolarmente messo sotto pressione di fronte alle richieste urgenti di crediti supplementari: quasi una forma di ricatto. Walker vuole ora più fondi dai cantoni e dall'economia ed è convinto che il rifiuto del credito non condurrà a un "grounding" dell'Expo.

"Non si tratta di mettersi in bella mostra davanti ai media, ma di una manifestazione per la coesione nazionale", gli ha risposto Gerold Bührer, presidente del partito liberale radicale. Un partito che si trova in prima fila in questo dossier, con Franz Steinegger alla presidenza di Expo 02, Kaspar Villiger, che tiene i cordoni della borsa al dipartimento delle finanze, e Pascal Couchepin, capo dell'economia e responsabile del dossier per il governo.

E Couchepin ha ammesso davanti ai deputati di provare un certo disagio, a due mesi dall'apertura, nel chiedere ancora una volta un credito. Il consigliere federale ha ricordato che 1,25 milioni di biglietti sono già stati venduti, 331 sponsor hanno firmato contratti con l'Expo, cantoni e città hanno investito circa 120 milioni.

Per Couchepin, "non si può parlare di cattiva gestione, anche se le previsioni si sono rivelate sbagliate e qualche errore è stato fatto. Le conseguenze di un rifiuto sarebbero il fallimento di Expo 02. Le alternative sono inesistenti perché il tempo è ormai scaduto." I deputati hanno seguito il suo appello con 118 voti contro 54 e otto astensioni. L'appuntamento è per il 14 marzo, quando la richiesta di credito sarà esaminata dai senatori.

Mariano Masserini

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