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Fiscalità delle imprese: ampio sostegno alla riforma

Il presidente dell'Unione svizzera dei contadini (Hansjörg Walter, a sinistra) e quello di economiesuisse (Gerold Bührer) salutano il progetto di riforma.

(Keystone)

L'economia appoggia la revisione dell'imposizione fiscale delle aziende: in quest'ottica ha istituito un ampio comitato in vista della votazione del prossimo 24 febbraio.

Il progetto approvato dal parlamento mira a sgravare segnatamente le piccole e medie imprese; il disegno prevede inoltre di esentare fiscalmente anche i dividendi. Per questo motivo, la sinistra ha optato per il referendum.

Con lo scopo di appoggiare la seconda riforma dell'imposizione delle imprese è stato costituito un vasto fronte di sostenitori, che ha presentato martedì a Berna gli argomenti in favore del «sì» in occasione dell'imminente votazione.

Il comitato è diretto dai vertici di economiesuisse, associazione mantello dell'economia elvetica, dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) e dell'Unione svizzera dei contadini e conta oltre mille rappresentanti delle piccole e medie imprese (PMI). Secondo il presidente di economiesuisse, Gerold Bührer, ciò dimostra che «questa riforma è veramente favorevole alle PMI».

In una conferenza stampa, il comitato ha sottolineato che il progetto, combattuto da un referendum lanciato dalla sinistra, è «moderato». Attraverso uno sgravio fiscale e amministrativo di oltre 300'000 PMI e 60'000 aziende agricole dovrebbero venire creati posti di lavoro e di apprendistato.

Ad essere contestato dal comitato referendario è il punto centrale della riforma che prevede l'abolizione del principio della doppia imposizione. Oggi gli utili conseguiti sono doppiamente imponibili: la società deve pagare l'imposta sull'utile e gli azionisti l'imposta sul dividendo che è stato loro distribuito (imposta sul reddito).

Prima tappa

La prevista riduzione della tassazione dei dividendi è soltanto un primo passo. «Questa riforma non pregiudica infatti altri interventi necessari», ha dichiarato Gerold Bührer. A suo modo di vedere, «restano possibili miglioramenti, dato che le perdite fiscali sono assai modeste».

Il prossimo passo auspicato degli ambienti padronali è la riduzione dell'imposizione degli utili aziendali. Il Consiglio nazionale ha già accettato una mozione che esige una riduzione del tasso dall'8,5% al 5%, ciò che comporterebbe una perdita fiscale di 3,7 miliardi di franchi. Tuttavia, Gerold Bührer non ha voluto aggiungere altro, preferendo attendere l'esito della votazione del 24 febbraio.

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Favorire i giovani imprenditori

Anche il presidente dell'USAM, Edi Engelberger, ha insistito sulla necessità di ridurre i «numerosi ostacoli fiscali che complicano la vita dei lavoratori indipendenti».

La prevista semplificazione del sistema andrà a profitto in particolare dei giovani imprenditori che hanno appena ripreso un'attività, ha osservato il consigliere nazionale radicale di Nidvaldo.

Successioni agevolate

Le successioni saranno pure agevolate, ha aggiunto il presidente della Camera vodese del commercio e dell'industria, Bernard Rüeger. Il numero delle PMI da trasmettere a un nuovo proprietario aumenterà considerevolmente a causa dell'invecchiamento dei padroni. Secondo Rüeger, per la sola regione del Lemano, nei prossimi dieci anni 9'000 PMI dovranno trovare un successore.

Infine, la riforma dell'imposizione delle imprese è favorevole anche al settore primario, ha sottolineato il presidente dell'Unione svizzera dei contadini Hansjörg Walter. Secondo il democentrista turgoviese, l'attenuazione dell'imposizione degli utili di liquidazione è più che mai auspicabile, dal momento che l'agricoltura attraversa una fase di cambiamenti strutturali.

swissinfo e agenzie

Contesto

Il comitato referendario opposto alla riforma dell'imposizione delle imprese è orientato essenzialmente a sinistra. La riforma, contro la quale sono state raccolte circa 58'000 firme valide, è stata attaccata dalla poiché ritenuta non sociale, in quanto favorirebbe i contribuenti con una situazione finanziaria già florida.

Secondo i sostenitori del progetto, la riforma dovrebbe servire soprattutto a rafforzare le piccole e medie imprese. Essa comporterà una riduzione delle entrate per Confederazione e cantoni di circa 400 milioni di franchi, ma le perdite dovrebbero essere compensate dagli impulsi alla crescita che la riforma dovrebbe dare alle aziende.

La riforma costerà circa 56 milioni di franchi all'anno alla Confederazione e circa 350 milioni ai cantoni, se decideranno di applicarla.

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