Ginevra: la sconfitta di Gérard Ramseyer

Gérard Ramseyer, bruscamente estromesso dal governo ginevrino Keystone

Radicali esclusi dal governo ginevrino dopo una presenza ininterrotta di 155 anni. Cocente sconfitta per il consigliere di Stato uscente, Gérard Ramseyer.

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 novembre 2001 - 08:16

E' una disfatta storica per i radicali, tanto più paradossale per il fatto che l'intesa borghese mantiene la maggioranza in governo.

Sono elette le due candidate liberali Martine Brunschwig-Graf e Micheline Spörri e i due candidati democristiani Carlo Lamprecht e Pierre-Francois Unger. Mentre a sinistra vengono confermati l'ecologista Robert Cramer, il socialista Laurent Moutinot e la socialista Micheline Calmy-Rey, quest'ultima col miglior risultato.

La lotta per la maggioranza è stata piuttosto incerta perchè in settima posizione la liberale Micheline Spörri precede di poco la candidata dell'Alleanza di sinistra Erica Deuber Ziegler. Mentre in nona e ultima posizione si piazza Gérald Ramseyer, che appariva spacciato già nel primo pomeriggio di domenica, alle prime battute dello spoglio delle schede di voto.

Il rovescio elettorale radicale ha le sue origini nella forte esposizione di Ramseyer nello scandalo dell'Ufficio esecuzioni e fallimenti, sotto il suo controllo come capo del dipartimento di giustizia e polizia. Fondi dubbi, assunzioni illecite, una ventina di funzionari sotto inchiesta ... le rivelazioni si sono a poco a poco fatte luce in primavera ma Ramseyer ha sempre categoricamente escluso le dimissioni o la rinuncia a ricandidarsi.

Un mese fa, nell'elezione al Gran Consiglio - che a Ginevra vale di fatto come primo turno per l'esecutivo - Ramseyer ottiene solo il terzo risultato tra i radicali e il 109° in assoluto. E' un segnale chiaro dell'elettorato radicale che i delegati, pochi giorni dopo, si rifiutano di prendere in considerazione. L'assemblea riunita per decidere sulla candidatura al governo conferma il cavallo che si è infine rivelato perdente.

Nessuna chance viene invece concessa a John Dupraz, il consigliere nazionale dell'ala sinistra del partito, colui che aveva raccolto più voti nelle legislative. Qui va anche inserita la critica più volte ribadita dagli analisti politici all'altro consigliere di stato: Guy-Olivier Second, esponente di spicco della corrente di sinistra. Quando Second ha annunciato il ritiro dal governo, dopo 12 anni di servizio, è stato accusato di non essersi sufficientemente preoccupato della propria eredità politica.

Al telegiornale della TSR domenica sera Gérard Ramseyer ha affermato che è troppo facile ragionare col senno di poi. "Non si cambia candidato nel corso dell'operazione elettorale - ha aggiunto - per affermare poi che gli elettori hanno dato più importanza a cinque mesi di linciaggio mediatico piuttosto che a un bilancio molto positivo".

Eloquente la reazione della presidente del partito radicale Floriane Ermacora, apparsa decisamente disorientata: "Provo un'immensa delusione e molti rimpianti. Mi chiedo se ero pronta a questo risultato. Sicuramente no, quindi bisogna rimettere tutto in questione".

Della disfatta del PRD si sono avvalsi gli alleati dell'Intesa borghese: il PDC e il partito liberale guadagnano ognuno un seggio. Oltre a garantire il secondo posto nella classifica all'uscente Carlo Lamprecht (56'640 suffragi), il PDC ha piazzato al quarto il medico Pierre-François Unger (nuovo) che, con 50'206 preferenze, ha scavalcato due consiglieri di Stato in carica.

Tre donne in governo

Il partito liberale, dal canto suo, vanta l'elezione di una doppietta femminile: l'uscente Martine Brunschwig Graf (48'064) e la deputata Micheline Spoerri (nuova), con 44'041 suffragi. Con l'ingresso di quest'ultima, il governo ginevrino conta ormai tre donne.

La terza, la socialista Micheline Calmy-Rey, è stata addirittura plebiscitata dagli elettori ginevrini: la responsabile delle finanze è in testa con 58'835 voti. Il collega di partito Laurent Moutinot è quinto con 49'628 preferenze, terzo l'ecologista Robert Cramer con 51'810 voti.

Fino all'ultimo, la candidata dell'estrema sinistra Erica Deuber Ziegler si è battuta con Micheline Spoerri per il settimo seggio dell'esecutivo: con 42'930 suffragi, la moglie di Jean Ziegler è stata finalmente distanziata, permettendo alla destra di conservare la maggioranza in governo.

Flavio Fornari

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