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Gli stranieri lasciano il Ciad

Nel Ciad sono iniziate le operazioni di evacuazione degli stranieri

(Keystone)

I combattimenti infuriano nel Ciad, dopo l'irruzione dei ribelli sabato a N'Djamena. L'esercito francese ha iniziato l'evacuazione degli stranieri.

Una ventina di svizzeri - su un totale di 120 cittadini elvetici registrati nel paese africano - sono stati evacuati durante il week-end.

Gli svizzeri che hanno lasciato N'Djamena nel week-end sono partiti a bordo di aerei francesi, ha precisato domenica il Dipartimento federale degli affari esteri(DFAE). Circa la metà sono bambini.

Gli elvetici sono stati trasferiti a Libreville, nel Gabon. Al loro arrivo, hanno ricevuto l'assistenza del console onorario svizzero presente nella capitale gabonese. Una squadra del Corpo svizzero di aiuto umanitario si è inoltre recata sul posto per assisterli.

Berna ha annunciato domenica sera che la Confederazione ha deciso di noleggiare un aereo per rimpatriare gli svizzeri che hanno lasciato il Ciad. Il velivolo decollerà lunedì a destinazione di Libreville.

Svizzeri rimasti a N'Djamena sono al sicuro

Secondo il DFAE, tutti i cittadini svizzeri che desideravano partire dal Ciad hanno potuto lasciare il paese. Coloro che sono rimasti a N'Djamena "si trovano al sicuro" in uno dei tre siti protetti dall'esercito francese, assicura Berna. "La loro vita non è in pericolo", ha sottolineato il capo della speciale cellula di crisi istituita dal DFAE Markus Börlin.

Sui 120 svizzeri registrati nel Ciad, 80 risiedono nella capitale, mentre gli altri 40 si trovano in zone risparmiati dai combattimenti e dunque possono muoversi liberamente.

La piccola comunità elvetica nel Ciad è composta essenzialmente di collaboratori del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) e di organizzazioni non governative, come pure di missionari. Non si segnalano invece turisti svizzeri nel paese africano.

La Svizzera non ha un'ambasciata a N'Djamena. Le attività della DSC sono state interrotte e l'ufficio di coordinamento nella capitale si concentra ormai sulla gestione della crisi.

Da Berna la situazione è seguita costantemente

A Berna il DFAE ha istituito una cellula di crisi costituita da responsabili della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e della divisione incaricata degli svizzeri all'estero.

La ministra elvetica degli affari esteri Micheline Calmy-Rey è tenuta al corrente degli sviluppi. I servizi del DFAE seguono costantemente l'evoluzione della situazione e sono in stretto contatto con le autorità francesi che coordinano le operazioni.

Situazione sempre più drammatica, ucciso capo stato maggiore

Intanto la situazione nella capitale continua ad apparire estremamente incerta econfusa. Giornalisti e osservatori stranieri sul posto riferiscono che è difficile stabilire chi controlla cosa.

Il ministro della difesa francese Hervé Morin ha intanto confermato che il capo di stato maggiore del Ciad Daud Soumain è stato ucciso durante gli scontri.

Non vi è per ora alcun bilancio ufficiale delle vittime dei combattimenti, ma testimoni locali ed europei parlano di cadaveri riversi nelle strade. L'organizzazione Medici senza Frontiere (MsF) ha inoltre riferito che centinaia di persone, in grande maggioranza civili colpiti da proiettili vaganti, sono stati feriti.

L'agenzia missionaria Misna, citando un funzionario umanitario che ha appena lasciato il paese, parla di "centinaia di cadaveri". La fonte ha detto alla Misna che "non si capisce se sono militari, ribelli o semplici civili".

L'agenzia aggiunge che i combattimenti in città continuano. I ribelli, che in mattinata avrebbero ricevuto rinforzi da sud, sarebbero riusciti a mettere in fuga soldati governativi da un importante accampamento militare, costringendoli a ripiegare verso la base francese.

Testimoni hanno detto che il grande mercato di N'Djamena e la Radio nazionale sono stati distrutti domenica da saccheggi e incendi. "Il mercato pubblico è stato in parte incendiato durante la mattinata in seguito a un colpo di cannone di un elicottero (delle forze armate ciadiane) che mirava a dei ribelli", ha dichiarato un testimone. "Questo principio d'incendio ha seminato il panico, poi la folla è tornata a saccheggiare tutto il mercato, uno spettacolo desolante", ha aggiunto il testimone.

Un altro testimone ha detto che anche la radio nazionale è stata saccheggiata e distrutta dalla folla. Fino a metà mattina, un carro armato delle forze governative presidiava il palazzo della radio, ma poi si è ritirato perché aveva finito le munizioni. A quel punto i ribelli si sono impadroniti dell'edificio, che poi hanno abbandonato, secondo questa fonte. "E' stato in questo momento che la folla si è precipitata e ha saccheggiato i locali, spaccando le attrezzature di trasmissione, rubando i computer", ha detto un responsabile dell'emittente, che è ormai fuori uso.

swissinfo e agenzie

In breve

Paese semidesertico con poco più di 9 milioni di abitanti, situato a cavallo fra il Sahara e il Sahel, il Ciad ha una popolazione eterogenea. I confini dell'ex colonia francese sono il risultato di negoziati fra le potenze colonizzatrici dell'epoca. Il paese è indipendente dal 1960.

La storia moderna del paese africano, fortemente legata agli influssi di Francia e Libia, è segnata dalle ribellioni delle popolazioni del nord, a maggioranza musulmana, dalle sanguinose battaglie e da diversi colpi di Stato. L'ultimo ha consentito a Idriss Déby Itno di rovesciare Hissène Habré nel 1990. Da allora regna il suo regime autoritario.

Quest'ultimo accusa il vicino Sudan di sostenere i suoi avversari interni, in relazione con la crisi del Darfur, che ha provocato l'arrivo di 235mila profughi nell'est del paese.

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Un paese prioritario

Il Ciad è un paese prioritario dell'aiuto bilaterale elvetico. Dal 1965 la Svizzera apporta il suo sostegno nei settori dello sviluppo rurale, dell'accesso alle cure e dell'educazione di base.

Questo programma oggi mira a rafforzare le capacità delle aziende familiari agri-pastorizie e delle comunità rurali di migliorare le condizioni di vita e il dialogo con lo Stato e i servizi pubblici, allo scopo di creare condizioni favorevoli a uno sviluppo sostenibile.

L'anno scorso la Svizzera ha contribuito con 14,5 milioni di franchi a progetti a favore del Ciad. Di questa somma, 3,5 milioni sono andati all'aiuto umanitario per i campi di rifugiati.

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