Gli svizzeri guardano al futuro con ottimismo

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Gli svizzeri si sentono sicuri e guardano con ottimismo al futuro. Lo rileva un sondaggio sul tema della sicurezza dal quale emerge anche la perdita di prestigio dell'esercito di milizia. Altro dato interessante: gli svizzeri sono pronti per aderire all'ONU, ma non all'Unione europea.

Questo contenuto è stato pubblicato il 30 agosto 2001 - 17:35

La depressione economica e la sfiducia nell'avvenire che ha duramente colpito la Svizzera nella prima metà degli anni '90 appartiene ormai al passato. L'ottimismo caratterizza, infatti, la valutazione dei cittadini elvetici riguardo al futuro del proprio paese e all'evoluzione internazionale. Il sentimento di sicurezza generale è pure alto a livello personale: nove svizzeri su dieci dichiarano di sentirsi sicuri. Questo il succo dell'annuale indagine sulle tendenze dell'opinione pubblica in materia di politica estera, di sicurezza e di difesa condotta dalla Scuola militare superiore al Politecnico di Zurigo, indagine che ha confermato la ripresa di fiducia e di sicurezza registrata negli scorsi due anni.

Le 1235 persone interrogate tra gennaio e febbraio considerano però quella derivante dall'apparato militare all'ultimo posto tra le diverse forme di sicurezza. Molto più importanti vengono considerate innanzitutto la protezione offerta dalla famiglia, la sicurezza nei confronti della criminalità, la garanzia dei diritti democratici, la sicurezza sociale ed ecologica e quella del posto di lavoro.

La disponibilità alla collaborazione internazionale resta fondamentalmente molto alta. Nonostante una lieve flessione, l'adesione all'ONU godrebbe di un ampio e consolidato sostegno da parte di circa i due terzi dei cittadini. Nei confronti dell'Europa lo scetticismo avrebbe invece guadagnato terreno, impressione confermata dalla crescente distanza nei confronti dell'Unione europea rispetto al passato: solo il 40% sarebbe a favore di un'adesione all'UE. Un atteggiamento che secondo Karl Haltiner, direttore dello studio, si spiega con la maggior fiducia degli svizzeri nei propri mezzi e la riapparizione del tradizionale riflesso di difesa elvetico contro l'egemonia di potenze straniere.

Incrollabile e sempre elevato è invece il consenso alla neutralità quale principio guida della politica estera e di sicurezza, principio condiviso dall'83%. L'indagine mostra tuttavia che il concetto tradizionale di neutralità integrale sta lasciando gradualmente spazio ad un'interpretazione più pragmatica e differenziata. Per la prima volta dal 1993 meno del 50% degli interrogati credono che grazie alla neutralità possa essere risparmiata da un eventuale conflitto internazionale.

Un discorso simile vale anche per l'esercito, istituzione che di uno stabile consenso pari al 70%. Il prestigio sociale della carriera militare si sta tuttavia ridimensionando: se nel 1983, l'85% credeva nell'utilità dell'esperienza in grigioverde per la vita civile e per le prospettive professionali, attualmente solo il 60% ne è convinto. Anche l'attuale sistema di milizia viene messo in discussione. L'ipotesi di un esercito di professionisti è giudicata però in maniera molto diversa tra le diverse generazioni. Favorevoli nella misura del 60% sono i giovani in età di leva, ossia tra i 18 e i 29 anni, mentre esattamente la stessa percentuale è contraria tra le persone con oltre 60 anni. Perfettamente divisa a metà sulla questione è la classe d'età tra i 30 e i 59 anni.

Luca Hoderas

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