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Grandi banche: misure in vista per ridurre i rischi

Per limitare i rischi di fallimenti nel settore finanziario occorre regolamentare i fondi propri, le liquidità, la ripartizione dei rischi e l'organizzazione delle banche. Sono le prime conclusioni a cui è giunta la commissione d'esperti nominata dal governo.

Il rapporto intermedio presentato giovedì a Berna contiene solo degli orientamenti generali e non fornisce nessuna indicazione cifrata, ad esempio sulla quota parte dei fondi propri. Le conclusioni finali del gruppo d'esperti sono attese in autunno.

Secondo gli specialisti, le regole in materia di fondi propri devono essere inasprite in funzione del peso della banca. Per quanto concerne la liquidità, gli istituti "too big to fail" (troppo grandi per fallire) – UBS e Credit Suisse – dovranno pure rispondere a esigenze accresciute. Proprio mercoledì, del resto, l'Autorità di vigilanza sui mercati finanziari ha deciso di aumentarle a partire dal 30 giugno 2010.

Infine, le funzioni che rivestono un'importanza vitale per l'economia svizzera devono poter essere esternalizzate in permanenza e portate avanti senza un intervento di peso in caso di crisi, affinché lo Stato non sia costretto a soccorrere l'intero gruppo.

La commissione di esperti è contraria invece a misure per limitare la taglia delle grandi banche.

I rappresentanti dell'UBS e del Credit Suisse che fanno parte della commissione hanno accettato il rapporto, "seppur digrignando i denti", ha precisato il presidente del gruppo d'esperti Peter Siegenthaler. I nodi verranno al pettine soprattutto quando si tratterà di fissare la quota parte dei fondi propri e la ripartizione dei rischi.

Giovedì sono scesi in campo pure i sindacati, chiedendo che la quota parte di capitali propri detenuti dalle banche sia portata dal 3-4% previsto attualmente al 10%.

swissinfo.ch e agenzie


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