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Il riccio e il segreto bancario

La discrezione davanti e dietro lo sportello; il segreto bancario non si discute

(Keystone Archive)

Mentre sta per concludersi l'estenuante percorso dei bilaterali con l'Ue, il barometro per il secondo negoziato segna già tempesta. Ed è subito battaglia sul segreto bancario.

I nazionalisti dell'Unione democratica di centro (Udc) chiedono la sospensione immediata di qualsiasi nuovo negoziato bilaterale con Bruxelles. Per l'Udc, gli accordi bilaterali che entreranno in vigore il primo giugno, dopo che il 2 maggio 2000 il popolo li aveva approvati in votazione, bastano. Gli ambienti economici, afferma l'Udc, sono soddisfatti del risultato raggiunto e ritengono superflua una seconda tornata.

Non toccate il segreto bancario!

In una conferenza stampa a Berna, i campioni dell'isolamento e della politica del riccio hanno ammonito: giù le mani dal segreto bancario! Per loro, il Consiglio federale è pronto a sacrificare sull'altare del negoziato la tradizione del segreto bancario svizzero.

L'Udc vuole che il governo abbandoni definitivamente l'obiettivo strategico di adesione all'Ue. Esige la sospensione per i prossimi sette anni di qualsiasi negoziato bilaterale. Rifiuta qualsiasi concessione sul segreto bancario e non vuole che la Svizzera si agganci agli accordi di Schengen per una gestione comune della lotta alla criminalità. L'Udc è pronta a lanciare un referendum contro eventuali nuovi accordi bilaterali.

Lo stallo

Attualmente, l'Udc non ha però nulla da temere, perché il secondo bilaterale sembra sospeso, se non proprio compromesso. Tutto il dossier si è inceppato la settimana scorsa, quando da Bruxelles è giunto l'annuncio di una rottura fra Berna e l'Ue sulla lotta alla frode doganale. Giovedì, Bruxelles ha chiesto alla Svizzera l'adozione dell'intero diritto comunitario in questo campo. I negoziatori svizzeri hanno allora indicato che questo avrebbe messo in pericolo il segreto bancario e se ne sono andati.

Bisogna sapere che il dossier della frode doganale non è ritenuto prioritario da Bruxelles e la Svizzera aveva già fatto parecchie concessioni. Secondo gli osservatori di affari comunitari, l'Ue si è però irrigidita negli ultimi tempi a causa anche della reticenza della Svizzera sul dossier della fiscalità, che tocca gli enormi capitali depositati da cittadini e aziende europei nei forzieri delle banche svizzere.

Una mossa azzardata di Villiger?

La decisione dei negoziatori svizzeri, che dipendono in questo caso dal ministro delle finanze Kaspar Villiger, non è stata apprezzata dagli altri membri del Consiglio federale. A Berna si valuta molto criticamente la mossa. "Mostrarsi troppo rigidi su un dossier moralmente delicato come quello della frode doganale, si osserva, potrebbe condurre a fortissime pressioni sull'imposizione dei capitali europei in Svizzera e di conseguenza proprio sul segreto bancario."

A giugno il primo giro di boa

Per ora, dunque il bilaterale bis è interrotto quando riprenderà sarà più difficile nei settori delicati della frode doganale, della tassazione dei redditi da risparmio e della cooperazione in ambito giudiziario e poliziesco (accordi di Schengen), nel settore dell'asilo e della migrazione (accordi di Dublino). Il cammino si fa in salita anche per gli altri capitoli del bilaterale bis: servizi, pensioni, prodotti agricoli trasformati, ambiente, statistica, educazione e media.

Nelle sabbie mobili dei rapporti con l'Europa, una sola certezza: il primo giugno entrerà in vigore il primo pacchetto di accordi bilaterali settoriali, conclusi nel dicembre 1998. Sette saranno i campi toccati da questa folata di aria fresca per l'economia: trasporti aereo e terrestre, libera circolazione delle persone, ricerca, appalti pubblici, agricoltura ed eliminazione degli ostacoli tecnici al commercio.

Mariano Masserini


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