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Il valzer dei manager svizzeri

L'ultimo cambio ai vertici di Ascom ha visto Juhani Anttila (a destra) cedere la direzione a Rudolf Hadorn

(Keystone)

Mai come dall’inizio di quest’anno si è assistito in Svizzera ad un così rapido avvicendamento nei posti chiave dell’economia. La scarsa congiuntura non permette sbagli.

Nessuna poltrona a rischio però per i manager delle ditte più solide.

La debole congiuntura che caratterizza questi ultimi anni ha fatto anche vittime illustri. Molti dirigenti d’azienda hanno dovuto cedere il proprio posto a causa degli scarsi o, perlomeno, non soddisfacenti risultati ottenuti.

“Il turnover dei manager si accelera”, dichiara Christian Muggli, membro della società di consulenza Egon Zehnder International.

Il fenomeno è messo in evidenza da Booz Allen Hamilton, azienda leader nella consulenza aziendale e tecnologica globale, che ha preso in considerazione 2'500 ditte di tre regioni germanofone (Svizzera tedesca, Germania ed Austria).

Nel 2003, il 10,2 % dei CEO delle aziende più importanti hanno perso o lasciato il proprio posto.

In un periodo di crisi economica, gli errori di strategia commessi dai dirigenti non possono essere trattati alla leggera, come potrebbe succedere durante una fase di crescita.

“Oggigiorno, se un’azienda non funziona come dovrebbe, non si rimane più passivi per tanti anni sperando che la situazioni migliori. In questi casi è giusto mettere fine alla collaborazione”, indica Muggli.

Poltrone che scottano

A causa di prestazioni insufficienti, i direttori di Forbo, SIG, Lonza e Loeb sono stati recentemente invitati a lasciare il posto di comando.

L’ex responsabile di Forbo Werner Kummel è stato per esempio pregato di avviarsi verso la porta dopo aver offerto i suoi servizi all’impresa per sei anni, con buoni risultati.

Anche Markus Gemüd, l’ex direttore operativo del gruppo chimico Lonza, ha subito la stessa sorte, dopo che i benefici erano diminuiti drasticamente.

Per quel che riguarda il gruppo industriale svizzero SIG, il gran patron Roman Boutellier ha dovuto lasciare l’incarico, dopo le perdite registrate nel 2003.

La catena di grandi magazzini Loeb ha vissuto simili avvicendamenti. Da quando François Loeb ha dato le sue dimissioni, nel giugno del 2000, la direzione non conosce riposo. I due manager d’esperienza Robert Scherz e Martin Bühler sono stati anch’essi estromessi dalla ditta.

Pochi cambi per le ditte solide

I responsabili delle grandi aziende non sono tuttavia tutti seduti su di un seggiolino eiettabile. All’interno di società “solide”, come Nestlé, Roche o Novartis, gli avvicendamenti sono rari.

E quando succede un cambio nelle alte sfere, solitamente alla fine di una fase di ristrutturazione, le ragioni possono essere molteplici.

Come nel caso del gruppo Credit Suisse, dove la direzione in tandem di John Mack e Oswald Grübel è stata soppressa dopo un anno e mezzo di collaborazione. Dopo aver rimesso, insieme, la banca sui giusti binari, ora è il tedesco Grübel ad occupare da solo la sedia più importante.

Negli uffici del conglomerato elvetico-svedese ABB, Jürgen Dormann sarà rimpiazzato dal 2005 da Fred Kindle, attualmente alla testa della Sulzer. Kindle sarà il primo direttore operativo dell’azienda con il passaporto rossocrociato.

Anche il gruppo tecnologico bernese Ascom è abituato ai cambiamaneti. Da inizio giugno, il finlandese Juhani Anttila ha ceduto la direzione al capo delle finanze Rudolf Hadorn, che è diventato il sesto CEO della società dal 1990.

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Gli avvicendamenti alla testa delle grandi aziende nascono anche dalle opportunità che si presentano durante la carriera.

Ne è un esempio Peter Voser, il responsabile delle finanze di ABB che, dopo essersi visto rifiutata la poltrona di gran patron, ha lasciato il gruppo tecnologico per offrire i suoi servizi alla Royal Dutch/Shell.

Bonus per alcuni, libri per altri

Per i direttori licenziati, il futuro non si presenta tra i più bui. La maggior parte ritrova un posto all’interno di un’altra società, come è stato il caso per Reto Hartmann, trasferito dalla direzione di Valora a quella di Feintool.

Non bisogna inoltre dimenticare che le liquidazioni sono spesso molto generose.

“Ciò non toglie che c’è anche chi ne esce da perdente”, avverte Christian Muggli.

L’ex patron di Swissair Philipp Bruggisser fa fatica a trovare un altro impiego, mentre l'ex Swiss André Dosé, sulle orme dell’ex consigliera federale Ruth Metzler, si è lanciato nella redazione di un libro.

swissinfo e agenzie

In breve

In un periodo di crisi economica, gli avvicendamenti alla testa delle grandi ditte sono più frequenti.

Se delle scelte aziendali errate possono essere corrette in periodo di crescita, questo non è più possibile nel caso di una scarsa congiuntura.

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Fatti e cifre

10,2% dei CEO di 2'500 grandi ditte di Svizzera tedesca, Germania ed Austria hanno lasciato il loro posto nel 2003.
9,3% il tasso globale, sempre nel 2003.
per il 2004 si prevedono delle cifre più elevate.

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