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Johann Schneider-Ammann L’accordo di libero scambio con la Cina ha dato “ottimi risultati”

Il presidente della Confederazione Johann Schneider-Ammann con il primo ministro cinese Li Keqiang.

Il presidente della Confederazione Johann Schneider-Ammann con il primo ministro cinese Li Keqiang.

(Keystone)

Il presidente della Confederazione Johann Schneider-Ammann si trova in Cina dal 6 al 9 aprile, per una visita destinata ad “approfondire le relazioni bilaterali”. Gli incontri tra il ministro dell’economia svizzero e i dirigenti politici ed economici cinesi serviranno anche a valutare le ricadute dell’accordo di libero scambio in vigore dal 2014 tra i due paesi. 

swissinfo.ch: Lei è stato presidente di Swissmem e vicepresidente di Economiesuisse. Quali sono le più grandi sfide per le imprese svizzere nelle relazioni di affari con le aziende cinesi?

La delegazione svizzera accolta dai dirigenti cinesi a Pechino. 

(Reuters)

Johann Schneider-Ammann: Sono stato io stesso imprenditore e sono stato attivo anche su questo mercato. In un paese con una cultura e una lingua diversa, come la Cina, è essenziale stabilire un rapporto di fiducia, sul quale si possono poi costruire degli affari. Ciò richiede tempo. Bisogna incontrarsi e raccogliere esperienze comuni. Solo a questo punto sono date le premesse per una cooperazione durevole. 

swissinfo.ch: I più grandi concorrenti per le imprese svizzere in Cina sono le aziende tedesche. In che modo il governo svizzero sostiene l’accesso delle imprese elvetiche al mercato cinese? 

J.S.-A.: Compito del governo svizzero era di assicurare delle condizioni quadro e di concludere un accordo di libero scambio con la Cina. E questo è stato fatto, così come diversi altri accordi bilaterali. Tutto il resto spetta ora all’economia privata. 

Schneider-Ammann ha visitato anche un centro di produzione dell'impresa elvetico-svedese ABB a Pechino.

(Keystone)

swissinfo.ch: In che misura l’accordo di libero scambio agevola le attività delle imprese svizzere? 

J.S.-A.: L’accordo di libero scambio ha fornito ottimi risultati. Sono già stati conclusi 90'000 affari con le aziende cinesi, ciò che ha permesso di raccogliere un grande 'know-how' sulle pratiche amministrative e doganali. 

L’industria orologiera ha dovuto versare 27 milioni di franchi in meno per i dazi doganali in Cina. Si tratta di una somma importante, che dimostra i progressi raggiunti grazie all’accordo di libero scambio. 

Il commercio con la Cina ha registrato una crescita proporzionalmente molto più significativa rispetto a quello con paesi per i quali non disponiamo di condizioni preferenziali. E questo anche negli ultimi mesi piuttosto difficili. 

Schneider-Ammann in Cina

Giunto mercoledì in Cina per una visita di Stato, il presidente della Confederazione Johann Schneider-Amman si è già incontrato a Pechino con il primo ministro Li Keqiang e con diversi altri dirigenti politici cinesi. 

Schneider-Ammann ha detto di aver percepito un vivo interesse da parte delle autorità di Pechino. Con Li Keqiang, il ministro elvetico dell’economia ha tratto anche un primo bilancio dell’accordo di libero scambio in vigore da metà 2014. 

"Ho sottolineato che l'intesa si è sviluppata molto bene", ha affermato Schneider-Ammann, aggiungendo però che vi sono ancora degli adattamenti da fare. La convenzione prevede una revisione ogni due anni: la prima volta sarà quindi in autunno. 

Il presidente della Confederazione ha inoltre indicato di aver affrontato con Li i temi dello sviluppo sostenibile e dei diritti umani. Su quest’ultimo tema, Berna e Pechino conducono un dialogo dal 1991. 

Il culmine della visita presidenziale si avrà venerdì in occasione dell'incontro con il capo dello Stato cinese Xi Jinping, a cui farà seguito un ricevimento ufficiale. L'ultima visita di un presidente della Confederazione in Cina paragonabile dal profilo del protocollo risale al 2010. Insieme a Schneider-Ammann viaggia anche una delegazione di 40 esponenti dell'economia e della scienza.


Traduzione di Armando Mombelli, swissinfo.ch

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