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L’avvenire radioso delle compagnie militari private

Collaboratori della compagnia privata di sicurezza americana Blackwater in Iraq nel 2003.

(Keystone)

Sia in Afghanistan che in Iraq, le compagnie militari private hanno fatto ben poco per migliorare la loro reputazione di mercenari senza scrupoli. Ora vogliono dimostrare di avere le carte in regola con un codice di buona condotta, afferma Alexandre Vautravers.

«Dal 2000, la federazione delle organizzazioni militari private – l’International Stability Operations Association (ISOA) con sede a Washington D.C – lavora all’idea di un codice di buona condotta», precisa il direttore del dipartimento delle relazioni internazionali dell’università americana Webster a Ginevra.

Il documento – parafato il 10 novembre scorso a Ginevra sotto l’egida della Svizzera da circa 60 fornitori di servizi privati di sicurezza – si iscrive in questo processo sostenuto specialmente da questo settore industriale in piena espansione. Anche la potente compagnia Blackwater, ribattezzata Xe Services, fa parte delle firmatarie.

«A più riprese, Blackwater è finita sotto accusa. Ma ogni volta, la società ha svicolato, ha cambiato sigla o ha cessato momentaneamente di offrire i suoi servizi per ritornare su un altro terreno», ricorda lo scrittore francese Gérard Chaliand, autore del libro Le nouvel art de la guerre (La nuova arte della guerra) nel quale illustra il contesto e lo sviluppo delle società private di sicurezza.

Quali sanzioni?

«Regolamentare le attività di queste società mi sembrava indispensabile nella misura in cui una nuova realtà richiede una nuova normativa. Ma questo accordo non dovrebbe fermarsi a delle dichiarazioni d’intenti. Dovrebbe contenere anche la possibilità di applicare delle sanzioni», aggiunge Chaliand, specialista di questioni geostrategiche.

Opinione condivisa anche dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), così come si legge in un comunicato: «Le compagnie e gli stakeholder presenti istituiranno un comitato direttivo responsabile di avviare lo sviluppo di un meccanismo esterno indipendente volto a garantire una visione d’insieme e una governance efficace».

Un progetto che Gérard Chaliand guarda con un certo scetticismo» «Mi sembra poco fattibile, specialmente per le grandi compagnie americane visto che non devono giustificarsi davanti al congresso. Si tratta di una dichiarazione d’intenti che rassicura, ma che rischia di essere più simbolica che concreta».

Il DFAE precisa tuttavia che «il codice di buona condotta si basa sul presupposto che le compagnie debbano agire nel rispetto dei diritti umani indipendentemente dalle condizioni del diritto nazionale».

Società in piena espansione

In attesa che venga applicato, Alexandre Vautravers mette l’accento su una conseguenza immediata di questo accordo: «La domanda che si pone è quella della legittimità e del potere che possono avere queste società militari private. Questo codice di condotta limita l’attività di queste compagnie? Non credo. Al contrario, si crea uno spazio affinché queste società possano svolgere le loro attività in un numero sempre maggiore di paesi».

Uno sviluppo che si spiega con la costante diminuzione dei mezzi finanziari a disposizione dell’esercito in molti Stati occidentali.

«Alla luce delle retribuzioni del loro personale e dei costi dell’equipaggiamento militare, queste compagnie militari private non sono più a buon mercato, tranne per la logistica e i trasporti, delle forze armate nazionali», afferma Vautravers.

«Di fatto – prosegue l’esperto militare – una delle ragioni del loro arruolamento da parte degli Stati è di ridurre al minimo il numero ufficiale di perdite. Per esempio, il governo americano non deve dichiarare la cifra di agenti privati uccisi o feriti in Iraq o in Afghanistan».

Dimissioni dello Stato?

È assai sorprendente vedere gli Stati più potenti del pianeta abbandonare a privati un settore considerato la loro principale prerogativa, cioè il monopolio della violenza legittima.

Ma sottolinea Gérard Chaliand, si tratta piuttosto di un partenariato tra pubblico e privato al servizio dello Stato. È un aspetto che si osserva specialmente nelle compagnie americane, le più numerose e le più potenti, o in quelle britanniche che lavorano per i loro governi o almeno rispettando i loro interessi.

Detto questo, c’è comunque il rischio di vedere esplodere questo settore militare privato, anche se è limitato dal codice di condotta. «Queste compagnie riuniscono uomini, denaro, potenza e quindi iniziativa», osserva Gérard Chaliand.

Una prospettiva illustrata anche da Alexandre Vautravers: «In Africa – per esempio – certi Stati non riescono a saldare le fatture di queste società. Alcune chiedono, quindi, di essere pagate in risorse naturali, in licenze di esplorazione del sottosuolo di certe regioni ricche di minerali o in contratti pubblici, come la distribuzione dell’acqua o dell’elettricità in alcune regioni».

Ed è lo stesso tenente colonnello dell’esercito svizzero a ravvisare un ulteriore pericolo: «Oggi, c’è il rischio reale che queste compagnie militari private – indipendentemente dal loro codice di condotta – diventino degli Stati negli Stati».

Tre tipi di compagnie

Queste compagnie si stanno specializzando in tre settori:

1. Le compagnie di mercenari possono essere utilizzate per operazioni di destabilizzazione di certi Stati o per mantenere al potere dei regimi. La maggior parte di queste società non firmerà questo codice di buona condotta.

2. La maggior parte delle società private di sicurezza vogliono mostrare le credenziali con un codice di condotta per poter aumentare le loro attività, in particolare nelle operazioni di stabilizzazione e di mantenimento della pace, per esempio a servizio dell’ONU.

3. Le compagnie attive essenzialmente nei servizi di lavanderia, cucina e logistica. Queste sono probabilmente le prestazioni più redditizie. Queste aziende – per esempio l’americana Halliburton – non hanno nessun problema a firmare il codice di buona condotta.

(fonte: Alexandre Vautravers)

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Una specialità anglosassone

La maggior parte di queste compagnie sono americane e lavorano per il loro governo, così come le loro consorelle britanniche. Anche la Francia sta iniziando a sviluppare questo settore.

Sempre più società militari private vengono fondate in Africa. In Medio Oriente, stanno prendendo piede le compagnie private israeliane. Attualmente, queste società sono impiegate spesso nell’Asia centrale.

(fonte: Alexandre Vautravers)

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(traduzione dal francese, Luca Beti), swissinfo.ch

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