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L'eccezione Swisscom

Per ora gli azionisti Swisscom sono più tranquilli degli altri shareholders nel settore delle telecomunicazioni

(Keystone)

Al pari della statunitense WorldCom, molte società di telecomunicazione sono schiacciate dai debiti. Ma non l'operatore svizzero, che vanta tre miliardi di liquidità.

Le grandi società di telecomunicazione sono oggi dei giganti dai piedi d'argilla. La più grande azienda telecom al mondo, WorldCom, è a terra. Deutsche Telekom e France Télécom hanno entrambe debiti per circa 100 miliardi di franchi svizzeri (circa 66 miliardi di euro).

Stessa musica presso i fabbricanti di apparecchiature per le telecomunicazioni. La svedese Ericsson ha accumulato debiti per 10,2 miliardi di franchi (6,8 miliardi di euro), France Alcatel per quasi 9,5 miliardi di franchi (6,3 miliardi di euro). La finlandese Nokia ha annunciato la scorsa settimana profitti in aumento del 10%, ma la vendita di telefonini è scesa del 9%. In breve, il settore delle telecomunicazioni è in crisi.

"Il problema maggiore - osserva Serge Rotzr, analista alla Banca cantonale di Zurigo - è che tutti gli operatori delle telecomunicazioni erano obbligati a seguire i boom e crescere era la loro priorità."

Una situazione confortevole, ma...

Eccezione notevole, Swisscom. Una strategia prudente, spese contenute e un po' di fortuna le hanno permesso di sfuggire al gioco al massacro del settore telecom. Con una liquidità che si aggira sui 3 miliardi di franchi (2 miliardi di euro), può dormire per ora sonni tranquilli.

A Swisscom è riuscito un buon affare vendendo, prima del crollo del mercato, il 25% del pacchetto azionario nel settore della telefonia mobile alla britannica Vodafone per 4,5 miliardi di franchi (3 miliardi di euro). Altri liquidi si sono aggiunti con la vendita di immobili, per quasi 2,9 miliardi di franchi (poco meno di 2 miliardi di euro).

Anche l'acquisto della tedesca Debitel sembra essere proficuo. La società, che non possiede una rete propria ma acquista i diritti di usufrutto dai fornitori esistenti, è diventato il più importante operatore virtuale europeo, con circa 10 milioni di clienti.

Infine, al contrario di molti suoi concorrenti europei, Swisscom non ha dilapidato capitali enormi per l'acquisto di licenze UMTS (la telefonia mobile della terza generazione).

Così l'anno scorso l'azienda ha raggiunto un beneficio netto di 4,9 miliardi di franchi (più di 3,3 miliardi di euro), con una crescita del 57%, e le sue finanze sono eccellenti. In borsa, mentre i titoli dei concorrenti toccano i minimi storici, l'azione Swisscom regge più o meno bene e anzi funge da azione rifugio.

"La strategia di Swisscom è stata intelligente - dice l'analista indipendente François Savary - Swisscom ha rifiutato di pagare prezzi esorbitanti per le licenze UMTS e non ha sprecato fondi in acquisti avventurosi."

... non è tutto oro quello che luccica

Ma nonostante la buona salute rispetto alle altre aziende del settore, anche Swisscom sente aria di crisi. Circa 3000 posti di lavoro dovrebbero essere soppressi nei prossimi anni, 600 solo nel 2002.

Inoltre Swisscom profitta ancora di una situazione di monopolio sull'ultimo miglio, vale a dire sui collegamenti tra centrali e circa 3,5 milioni di allacciamenti telefonici in Svizzera. Una situazione che non solo i concorrenti, ma anche il Consiglio federale, pur se azionista di maggioranza di Swisscom, vorrebbe modificare. E che l'operatore difende a spada tratta.

Possibilità d'azione limitate

Il mercato svizzero, anche se molto redditizio, è piccolo e vicino alla saturazione. Nel 2001, la cifra d'affari complessiva di Swisscom è aumentata solo dello 0,8% a 14,17 miliardi di franchi. Per il 2002 è assai probabile che regredisca. Nel settore della telefonia mobile - già uno svizzero su due possiede un cellulare - la concorrenza deve ormai agire sui prezzi, comprimendo quindi i profitti.

"Le nostre possibilità di crescita in Svizzera sono quasi nulle", ha ammesso il CEO di Swisscom Jens Alder all'ultima assemblea degli azionisti. E le dimensioni ridotte dell'operatore limitano le possibilità di manovra sul piano internazionale.

Nel febbraio scorso, con le casse piene e non riuscendo a trovare, dopo "un'analisi sistematica del mercato europeo", candidati adatti ad essere acquistati, la Swisscom ha ricomprato il 10% delle sue azioni. Un'azione che è andata a vantaggio degli azionisti, prima fra tutti la Confederazione, ma che dimostra anche i limiti della possibilità d'azione dell'azienda

In Europa, Swisscom è solo la numero sette del mercato, dietro Deutsche Telekom, British Telecom, Telecom Italia, la spagnola Telefonica, l'inglese Vodafone e France Télécom.

"La nostra sola opzione consiste in una strategia di nicchia, in settori di mercato attraenti, ma che non interessano i nostri grandi concorrenti", ha osservato ancora Alder.

swissinfo

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