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L'isola della pace



L'hotel American Colony di notte.

L'hotel American Colony di notte.

Israeliani e palestinesi allo stesso tavolo a Gerusalemme? All’albergo American Colony – diretto dallo svizzero Paolo Fetz – non è un’immagine insolita. Da 100 anni l’hotel è considerato territorio neutrale ed è luogo d’incontro per capi di Stato e diplomatici.

L‘American Colony è un’istituzione. A Gerusalemme la conoscono tutti. Graham Greene, John Le Carré, Marc Chagall, Peter O’Toole vi hanno soggiornato.

E quando Tony Blair, l’attuale inviato speciale del Quartetto per il Medio Oriente – gruppo costituito da Stati uniti, Unione europea, Russia e Nazioni unite – si trova a Gerusalemme, non si lascia certo sfuggire l’occasione per farvi una capatina.

Nel giardino del ristorante oppure al bar si incontrano giornalisti, collaboratori delle Nazioni unite e tutti coloro che si possono permettere caffè turco, birra palestinese o un piatto di formaggio francese.

E chi osserva con attenzione, noterà che palestinesi e israeliani siedono allo stesso tavolo. Un’immagine rara in una città, in cui gli abitanti si limitano a vivere nel proprio territorio senza sconfinare negli altri.

L‘American Colony si trova a Gerusalemme Est. Chi vi soggiorna però, è in territorio neutrale ed è premurosamente seguito dallo staff del ticinese Paolo Fetz, direttore generale dell’hotel.

«Non sono un politico, bensì un direttore d’albergo. Naturalmente sono felice che persone di differenti nazionalità e religione si trovino bene nel nostro albergo», afferma con malcelato orgoglio lo svizzero dell’estero cresciuto tra Bellinzona e Lugano.

Dopo aver diretto hotel in Thailandia, Tunisia, Marrakech e Maldive, due anni e mezzo fa Paolo Fetz ha accettato la proposta dell’amministrazione dell’American Colony di assumere la direzione di questo prestigioso albergo. Da allora, i 140 impiegati hanno uno chef svizzero.

«Anche se molti ospiti sono felici che sia uno svizzero a condurre l’albergo, credo che questo lavoro potrebbe essere svolto benissimo anche da un altro europeo. L’importante è che sia uno straniero “neutrale”».

Una colonia americana

L‘American Colony è stata fondata nel 1881 dall’americano Horatio Spafford, dalla moglie norvegese Anna e da alcuni altri cristiani di Chicago.

Inizialmente vissero nella città vecchia. Poi, con il passare degli anni, il numero di immigrati, specialmente scandinavi, aumentò notevolmente e quindi gli Spafford decisero di comprare la casa di un ricco commerciante, di costruire altre abitazioni, dando così origine al primo quartiere al di fuori della cinta muraria di Gerusalemme.

La colonia americana era una specie di Kibbutz con panetteria, macelleria, falegnameria e con un fabbro che ferrava i cavalli dell’esercito turco.

L’idea di edificare un hotel è nata nel 1902, quando il nonno di Sir Peter Ustinov non trovò a Gerusalemme un degno alloggio per gli amici provenienti dall’Europa. La colonia americana gli sembrò invece all’altezza dei suoi ospiti. Da allora, innumerevoli monarchi, capi di stato, diplomatici, giornalisti vi hanno soggiornato.

Una tradizione che si è tramandata fino ad oggi, come ci ricorda Fetz. «Se devo fare il nome di un personaggio famoso che ha pernottato all’American Colony, direi l’ex presidente statunitense Jimmy Carter. È un uomo davvero straordinario: invece di rimanersene tranquillamente a casa, percorre le strade del mondo per trovare soluzioni a conflitti irrisolti».

Un hotel conteso…

Nel corso della sua storia centenaria, l’American Colony ha cambiato per ben quattro volte nazionalità.

Fino al 1917 Gerusalemme faceva parte dell’Impero ottomano, poi fu dichiarata capitale del Mandato britannico della Palestina. Dal 1949 al 1967 la città fu divisa in due settori, quello occidentale fu occupato da Israle e quello orientale – in cui si trova l’hotel – dalla Giordania.

Dalla Guerra dei sei giorni, combattuta dal 5 al 10 giugno 1967 tra Israele ed Egitto, Siria e Giordania, l’American Colony fa parte dello Stato di Israele, anche se per 200 metri si trova ancora in territorio palestinese.

…e aperto alla diversità

Ed è dalla Palestina che giunge il maggior numero di collaboratori di Paolo Fetz. Alcuni abitano a Betlemme, altri a Ramallah: devono superare ogni giorno i checkpoints della barriera di separazione israeliana che divide Gerusalemme dalla sponda occidentale (West Bank).

Oltre ai palestinesi, nell’American Colony lavorano anche alcuni israeliani. «È richiesta tolleranza e capacità di trovare dei compromessi», afferma Fetz. «Se ci penso, è probabilmente un vantaggio essere svizzero. Ci sono pochi Paesi in cui coesistono pacificamente culture, lingue e religioni diverse come nella Confederazione. Inoltre, essendo ticinese, so cosa significa far parte di una minoranza».

Paolo Fetz sa anche come si prepara un buon risotto. E così, questa specialità non manca tra le proposte culinarie dell’hotel, come nemmeno piatti a base di pasta o i Rösti con Bratwurst.

Christian Walther, Gerusalemme, swissinfo.ch
(traduzione dal tedesco, Luca Beti)

American Colony

L‘American Colony è ancora di proprietà della famiglia Spafford.

Dal 1980 l’amministrazione dell’hotel viene gestita da Gauer Hotels, un’azienda svizzera.

Durante la Prima guerra mondiale gli impiegati della colonia gestivano una tavola calda, assistevano i feriti e si occupavano di vari ospedali.

Questa componente caritatevole è stata tramandata fino ad oggi. Infatti, a Taybeh presso Ramallah una fondazione della famiglia Spafford gestisce un ospedale per bambini.

L‘American Colony è fra l’altro utilizzata spesso come scenario per dei film. Nel 2009, il canale televisivo brasiliano Globo 2009 ha girato delle scene per una telenovela all’interno dell’hotel.

Gli spazi dell’hotel hanno anche fornito l’ambientazione del film “Miral“ di Julian Schnabel, con gli attori Freida Pinto, Vanessa Redgrave e Willem Dafoe.

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