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L'onda d'urto del test atomico

L'esperimento nucleare del regime di Pyongyang fa la prima sui quotidiani elvetici

(swissinfo.ch)

La stampa svizzera condanna all'unisono l'esperimento nucleare compiuto lunedì dal regime nordcoreano.

Sui suoi effetti sul paese, sulla regione e sull'intera comunità internazionale però le opinioni divergono.

«Il suicidio di Kim», titola Le Temps il suo editoriale sull'esperimento nucleare nordcoreano. Il quotidiano francofono è convinto che la sfida lanciata al mondo dal leader coreano Kim Jong-Il segni l'inizio della fine del suo regime.

Se il leader nordcoreano aveva dato prova finora di «intelligenza strategica», riuscendo in ogni occasione ad «estorcere l'aiuto della comunità internazionale», ora avrebbe tirato la sua «ultima cartuccia». «La Cina, l'ultimo alleato, sarà forzata ad agire, se non vuole correre il rischi di perdere la sua credibilità di nuova potenza pacifica e responsabile».

Le Temps così conclude: «Con il suo atto suicida, Kim Jong-Il è riuscito a mettere d'accordo tutti: bisogna sbarazzarsene».

L'inaccettabile accettabile

Meno convinta di una svolta nelle relazioni internazionale con la Corea del Nord è la Neue Zürcher Zeitung, che titola: «Quando l'inaccettabile diventa accettabile». «L'indignazione è grande, ma probabilmente non sarà di lunga durata», scrive il quotidiano zurighese, che si chiede se l'indignazione debba rivolgersi più all'«arroganza con cui Pyongyang celebra la sua politica di ricatto o all'impotenza con cui il resto del mondo la subisce».

Il regime, ricorda la NZZ, è stato appoggiato e nutrito durante tutte le situazioni di emergenza. Senza questo appoggio, non potrebbe sopravvivere, né economicamente, né politicamente. «Anche l'aiuto allo sviluppo concesso con buone intenzioni, come quello fornito dalla Svizzera, serve alla fin fine agli interessi del regime».

Le potenze coinvolte nei colloqui con Pyongyang seguono interessi diversi. Solo Stati Uniti e Giappone hanno usato parole più dure. «Kim Jong Il può fare e disfare a piacimento, perché i suoi avversari sono divisi». Il quotidiano conclude: «Anche se l'indignazione sulla Corea del Nord si manifesta ora con grandi gesti verbali c'è da supporre che l'inaccettabile sarà accettato anche questa volta».

La crisi della non proliferazione

La crisi nordcoreana dimostra, sempre secondo la Neue Zürcher Zeitung, che il trattato di non proliferazione nucleare è alle corde. Impedire la nascita di nuove potenze nucleari non è più un principio assoluto, rileva il quotidiano.

«L'arrivo di Pyongyang nel club esclusivo dei possessori della bomba (atomica) è un importante fattore di destabilizzazione che rischia di produrrre delle reazioni a catena in tutta la regione», scrive dal canto suo il quotidiano romando 24heures. «Pensiamo al Giappone e alla Corea del Sud, che non potranno restare a lungo con le braccia incrociate di fronte alla minaccia nordcoreana. Con risposte che rischiano di rilanciare la corsa al nucleare».

«Il sistema internazionale di controllo degli armamenti ha subito un duro colpo», osserva anche il Tages Anzeiger, il quale ritiene che con l'esperimento nucleare la Corea del Nord si sia ormai sottratta alla possibilità di un attacco militare statunitense.

Ora due vie sarebbero possibili, secondo il quotidiano zurighese. La prima è quella di sospendere tutti gli aiuti al regime di Pyongyang, «con la speranza che primo o poi il popolo abbatta il dittatore».

L'altra possibilità è che le potenze che fin qui si sono opposte ai piani nucleari della Corea del Nord, guidati dagli Stati Uniti, cerchino di nuovo il dialogo per disinnescare il conflitto. Il giornale avverte però che «messi alle strette, i generali di Kim potrebbero scaraventare nell'abisso l'intera regione».

La via difficile delle sanzioni

«La dirigenza di Pyongyang avrebbe fatto miglior servizio al suo popolo se si fosse preoccupata di garantirgli un rifornimento sufficiente di generi alimentari di prima necessità», scrive la Berner Zeitung.

«La comunità internazionale si trova davanti al difficile compito di spingere la Corea a interrompere il suo programma atomico. Per questo ci vogliono forza di convincimento e abilità diplomatica, ma anche inflessibilità e durezza». Il quotidiano non nasconde però che forse è ormai troppo tardi...

Per il Bund, imporre delle sanzioni internazionali contro la Corea del Nord ha poche possibilità di successo: «Un regime come quello nordcoreano (o quello iraniano, se vuole la bomba) non si lascia certo impressionare dalle sofferenze imposte al suo popolo».

Soluzioni possibili

La soluzione è un'altra: «Dove sorge una nuova potenza nucleare, questa deve esser tenuta in scacco con la minaccia che non potrebbe sopravvivere all'uso della bomba atomica».

D'altra parte però sarebbe necessaria anche una diplomazia costruttiva, che integri la nuova potenza nucleare spingendola ad agire in modo responsabile, «per quanto questo possa essere difficile nel caso della Corea del Nord».

«Di fronte ad un atto inconsulto come quello realizzato da Kim Jong Il, la comunità internazionale deve dar prova di realismo e non di avventatezza», scrive il Corriere del Ticino.

«Occorre (...) scongiurare due rischi primari: che si possa ricorrere ad un'azione militare e che il test preluda ad un riarmo, anche nucleare, delle nazioni asiatiche limitrofe». In questo contesto, afferma il quotidiano ticinese, un ruolo di primo piano spetta alla Cina, «l'interlocutore più vicino a Pyongyang».

swissinfo, Andrea Tognina

In breve

I cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si riuniscono martedì per discutere del test nucleare. All'ordine del giorno c'è un progetto di risoluzione statunitense.

Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha già precisato che se il Consiglio di sicurezza deciderà di imporre delle sanzioni contro la Corea del Nord, la Svizzera le applicherà.

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Cronologia di una crisi

2002: La Corea del Nord espelle dal suo territorio gli ispettori dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica (AIEA)

2003: Pyongyang si ritira dal Trattato di non proliferazione.

2004: Fallimento dei negoziati a sei (Cina, le due Coree, Stati Uniti, Giappone, Russia).

2006: 5 luglio – lancio sperimentale di un missile a lunga gittata capace di colpire gli USA; 15 luglio – sanzioni del Consiglio di sicurezza; 9 ottobre – primo esperimento nucleare che fa della Corea del Nord la ottava potenza militare del pianeta.

Finora sette stati hanno dichiarato apertamente di disporre di armi nucleari: USA, Russia, Gran Bretagna, Francia, Cina, India e Pakistan. Israele non ha mai ammesso di possedere le armi atomiche, ma è considerato una potenza atomica.

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