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La controversa riforma di Micheline Calmy-Rey

Micheline Calmy-Rey vuole riorganizzare il ministero degli affari esteri, di cui ha assunto la direzione all'inizio dell'anno

(Keystone)

La conferenza annuale degli ambasciatori iniziata lunedì a Berna riunisce per la prima volta anche una ventina di responsabili della Direzione dello sviluppo e della cooperazione.

Il rafforzamento delle sinergie tra cooperazione e diplomazia solleva anche interrogativi e critiche.

I progetti di riforma

Micheline Calmy-Rey ha ripreso le redini del Dipartimento federale degli affari esteri il 1.1.2003, sostituendo Joseph Deiss.

In aprile ha annunciato un primo progetto di riforma del ministero, destinato a rafforzare le sinergie tra le rappresentanze diplomatiche e le antenne della cooperazione svizzera all'estero.

Per ridurre tra l'altro anche i costi, attività diplomatiche e di aiuto allo sviluppo dovrebbero, in alcuni casi, venir riuniti sotto lo stesso tetto e sotto la stessa guida.

Finora le attività dei delegati della Direzione dello sviluppo e della cooperazione erano generalmente separate da quelle delle ambasciate e dei consolati.

I progetti di riforma figurano al centro della conferenza annuale degli ambasciatori, in programma dal 25 al 28 agosto a Berna.

La partecipazione dei quadri della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) alla conferenza degli ambasciatori dovrebbe costituire soltanto la prima tappa di una nuova riforma del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

Micheline Calmy-Rey, che ha assunto le redini del ministero all’inizio dell’anno, ha annunciato in aprile di voler rafforzare le sinergie tra le rappresentanze diplomatiche e gli uffici dell’aiuto allo sviluppo.

In alcuni paesi le antenne della DSC potrebbero addirittura fondersi con le ambasciate e i rappresentanti della cooperazione potrebbero assumere compiti diplomatici.

Destinata tra l’altro a ridurre i costi, anche questa riforma ha suscitato reazioni contrastanti non solo all’interno del Dipartimento.

Spirito non ancora chiaro

“Diversi diplomatici temono che questa riforma dia troppi poteri alla DSC” afferma il parlamentare liberale Jacques-Simon Eggly.

“L’idea di migliorare la collaborazione tra i diplomatici tradizionali e i tecnici della DSC non è di per sé pessima” aggiunge l’uomo politico e giornalista ginevrino.

“Ma lo spirito di questa riforma non è ancora chiaro. Bisogna evitare che un certo terzomondismo prenda il sopravvento al DFAE”.

Per l’ex-console Xavier Contesse, con questa riforma Micheline Calmy-Rey sta cercando soprattutto di “riprendere il controllo della DSC”.

“La DSC è diventata uno Stato nello Stato. E il suo direttore, Walter Fust, gode di grande libertà nella scelta dei suoi obbiettivi” ritiene l’attuale direttore di Avenir Suisse, il laboratorio di idee creato dagli imprenditori svizzeri.

Culture aziendali diverse

Per il parlamentare Jean Nils de Dardel, Micheline Calmy-Rey ha ragione a voler rafforzare l’aiuto allo sviluppo e l’azione umanitaria.

“I suoi colleghi di governo non gli lasciano altra scelta: la politica commerciale della Svizzera è diretta dal ministero dell’economia e i negoziati bilaterali con l’Unione europea da quello delle finanze”.

Anche il progetto di affidare funzioni diplomatiche ai collaboratori della DSC è condiviso dal socialista ginevrino: “Il corpo diplomatico è alquanto sclerotizzato. Ciò che non è il caso dei membri della cooperazione”.

Un parere respinto da Xavier Contesse: “La maggior parte degli ambasciatori sono estremamente competenti, come lo sono i collaboratori della DSC. Lavorano però in base a culture aziendali totalmente diverse”.

Nuovo ruolo per la diplomazia

Nessuno sembra comunque voler difendere la situazione attuale.

“I compiti dei diplomatici vanno ridefiniti. Gli ambasciatori non devono più soltanto difendere gli interessi della Svizzera, ma devono anche suscitare l’interesse del mondo nei confronti della Svizzera” ritiene ad esempio Xavier Contesse.

Per l’ex-diplomatico di carriera Edouard Brunner, simili controversie non sono nuove.

“Ogni riforma suscita resistenze. Ai suoi tempi, anche Flavio Cotti aveva sollevato una tempesta, nominando persone che provenivano dall’esterno”.

“Ma è vero che Cotti non amava molto i diplomatici. Non si può dire la stessa cosa di Calmy-Rey” conclude l’ex-segretario di Stato della diplomazia svizzera.

swissinfo, Frédéric Burnand, Ginevra
(traduzione e adattamento Armando Mombelli)

Fatti e cifre

93 ambasciate svizzere nel mondo
12 missioni presso le organizzazioni internazionali
44 consolati generali
35 uffici di coordinamento della DSC

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In breve

La ministra degli esteri ha aperto la conferenza lunedì mattina a Berna e ha subito difeso la causa di una diplomazia svizzera più profilata. Per quanto riguarda la questione europea, Micheline Calmy-Rey ha accennato alla comprensione non sempre ottimale di Bruxelles nei confronti della posizione svizzera.

La ministra ha detto che "il fatto di tenersi fuori da tutte le vicende del mondo indebolisce la difesa dei nostri interessi". Per lei, la Svizzera potrà difendere lel sue posizioni e mantenere la sicurezza soltanto se riesce a farsi sentire e se è pronta ad agire.

Micheline Calmy-Rey ha detto che l'isolamento della Svizzera in Europa sarà ancora più evidente con l'allargamento dell'Ue da 15 a 25 membri. A Berna si ha l'impressione che L'Unione europea capisca sempre di meno la posizione della Svizzera, che non vuole partecipare a una comunità di Stati che difendono le stesse posizioni e gli stessi suoi valori, che contribuiscono al benessere e alla pace in Europa. La ministra ha aggiunte che diventa sempre più difficile spiegare la posizione svizzera e convincere gli interlocutori.

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