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La nuova protezione civile

Sempre più il compito della protezione civile sarà indirizzato all'interveto sul territorio, per esempio in caso di catastrofi naturali

(Keystone)

La gestione di catastrofi naturali e di situazioni di emergenza diventerà il principale compito della protezione della popolazione. All'unanimità il Consiglio degli Stati ha approvato la nuova legge.

I cambiamenti geopolitici a livello mondiale intervenuti negli anni '90 hanno richiesto un profondo riorientamento della politica di sicurezza elvetica. Parallelamente alla riforma delle forze armate, anche il dispositivo civile di protezione della popolazione deve essere ripensato e adeguato alle nuove esigenze. Per una moderna società le catastrofi naturali e le situazioni di emergenza rappresentano una minaccia più concreta rispetto a quella di un conflitto armato.

Sistema integrato

Diversamente dalla parallela riforma dell'esercito, il progetto di legge sulla protezione della popolazione e della protezione civile non ha sollevato grosse discussioni al Consiglio degli Stati. "Si tratta di una coerente evoluzione degli sforzi fin qui intrapresi", ha spiegato il portavoce della commissione della politica di sicurezza, Hans Hess.

Principale novità della legge è l'introduzione di un sistema integrato che definisca le competenze e la coordinazione dei partner incaricati della protezione, salvataggio e soccorso della popolazione. Un'unica direzione dovrà assicurare in futuro la collaborazione delle cinque organizzazioni civili: polizia, pompieri, sanità pubblica, servizi tecnici e Protezione civile.

Cura dimagrante per i "caschi gialli"

In particolare la protezione civile dovrà sottoporsi ad una cura dimagrante e ad un nuovo regime. L'effettivo verrà infatti ridotto dagli attuali 280mila a 120mila militi. Il reclutamento verrà effettuato assieme all'esercito che in ogni caso manterrà la precedenza. Anche in futuro non vi sarà perciò alcuna libertà di scelta tra servizio in grigioverde e nei caschi gialli.

Per gli inabili alla leva la durata del servizio nella protezione civile verrà però ridotto e durerà fino ai 40 anni (oggi fino a 50 anni). L'obbligo del servizio riguarderà solo i cittadini svizzeri. L'UDC Maximilian Reimann ha infatti ritirato la proposta di obbligare, in caso di necessità, anche gli stranieri domiciliati.

Spese a carico dei cantoni e comuni

I senatori hanno invece bocciato nettamente (32 a 6) la proposta di fissare a livello nazionale una durata di istruzione di base di almeno tre settimane. Le differenze legate alla funzione dei militi e alle esigenze dei cantoni richiedono una certa flessibilità, ha osservato il ministro della difesa, Samuel Schmid. Il governo si è perciò limitato a fissare un minimo di due e un massimo di tre settimane. I corsi di ripetizione annuali potranno variare invece tra i due e i cinque giorni.

La maggiore autonomia dei cantoni è del resto uno dei punti centrali del nuovo sistema di protezione della popolazione. La nuova impostazione prevede infatti un impiego dell'esercito soltanto in via sussidiaria o in caso di emergenze particolarmente gravi. Una maggiore responsabilità decisionale e organizzativa degli organi locali che andrà di pari passo con la responsabilità finanziaria.

In futuro i costi degli interventi andranno infatti interamente a carico delle organizzazioni. Tuttavia, grazie al ridimensionamento della protezione civile e alla maggiore efficienza del dispositivo le spese per le collettività dovrebbero diminuire globalmente del 15 per cento rispetto al 1998. Probabilmente anche per questo motivo la Camera dei cantoni ha approvato la nuova legge per 33 voti senza opposizioni.

Luca Hoderas


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