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La politica svizzera di scena a Milano

Al Centro svizzero di Milano erano presenti cinque politici elvetici ed un mediatore

(swissinfo.ch)

Alcuni parlamentari si sono incontrati con la comunità elvetica della Lombardia per presentare il programma politico dei loro partiti in vista delle elezioni federali di ottobre.

La sola informazione politica però non basta. Al Centro svizzero di Milano è infatti emerso che la mancanza di adeguati strumenti di partecipazione, come il voto elettronico, non consente agli Svizzeri dell'estero di esprimersi come vorrebbero.

Con l'avvicinarsi delle elezioni federali del 21 ottobre, nei politici svizzeri cresce la consapevolezza che ogni voto conta. Non solo in patria, ma anche all'estero, dove 110mila espatriati elvetici sono pronti ad assegnare la propria preferenza.

Non è quindi con disinteresse che alcuni deputati e candidati al Parlamento hanno accettato l'invito del Centro svizzero di Milano, che nel suo contestato complesso di piazza Cavour ha organizzato giovedì una serata d'informazione per presentare il programma elettorale dei principali partiti elvetici.

In un'atmosfera distesa - nella quale non sono però mancate ironiche punzecchiature e provocazioni - i deputati alla camera bassa Hans Fehr (Unione democratica di centro, destra nazionalista), Carlo Sommaruga (Partito socialista) e Attilio Bignasca (Lega dei ticinesi, destra populista), nonché il senatore Filippo Lombardi (Partito popolare democratico, centro) e il vice-presidente del Partito liberale radicale (centro destra) Léonard Bender, hanno tentato di avvicinarsi ai compatrioti che vivono nella regione di Milano.

"I politici svizzeri devono partecipare a questo tipo di dibattito per spiegare i problemi della Svizzera ed esporre le soluzioni proposte dai partiti. Ho infatti notato un interesse crescente in questo senso da parte degli Svizzeri dell'estero", ha dichiarato a swissinfo Carlo Sommaruga.

Visioni diverse che fanno bene alla Svizzera

Prima di cedere la parola ai politici, i responsabili del Centro svizzero hanno voluto ricordare le nuvole nere addensatesi recentemente sulla sede della comunità elvetica di Milano, auspicando che "tra le priorità dei politici non ci sia la vendita del centro".

La Confederazione sembrava infatti propensa a disfarsi dell'immobile per ragioni economiche. Una posizione poi rivista dal ministro delle finanze Hans-Rudolf Merz (vedi Altri sviluppi).

Di fronte a circa 150 persone, i politici hanno ripetuto quanto già affermato durante i congressi nazionali dei loro partiti. Per Hans Fehr, i problemi del paese sono rappresentati dall'eccessivo numero di stranieri, dall'incertezza finanziaria legata alle istituzioni sociali e dalla minaccia che incombe sulla sovranità della Svizzera. "Non dobbiamo effettuare alcun passo verso l'Unione europea", ha insistito.

"In Svizzera non ci sono troppi stranieri, ma troppo pochi svizzeri", ha reagito Léonard Bender, facendo riferimento al ridotto tasso di crescita demografica.

Insistendo sull'importanza di mantenere un alto livello di federalismo, Filippo Lombardi ha invece elogiato la politica del centro in quanto capace di "superare le contrapposizioni tra destra e sinistra".

All'auspicio di Carlo Sommaruga di vedere una Svizzera aprirsi maggiormente all'Europa e al mondo, Attilio Bignasca ha poi ribattuto che, al contrario, ci si deve difendere "da un'Europa sempre meno democratica".

Su un punto tutti si sono trovati d'accordo: la presenza in governo di diversi partiti - e dunque di visioni diametralmente opposte (una convivenza atipica, se paragonata ad altri Stati) - è un arricchimento che va mantenuto.

Svizzeri dell'estero trascurati

Ad un interrogativo essenziale - sollevato dal pubblico - i politici non hanno però dato spazio nei loro interventi iniziali: cosa fanno i partiti in favore degli Svizzeri dell'estero?

"Si devono creare degli strumenti di partecipazione politica più efficaci, come il voto elettronico, e mantenere un'informazione di alto livello, non solo in Europa ma ovunque nel mondo. C'è inoltre il problema delle assicurazioni sociali dopo la soppressione dell'AVS facoltativa", ha risposto Sommaruga.

Lombardi ha dal canto suo rammentato la sua mozione che chiede un rapporto sull'importanza complessiva rivestita dagli Svizzeri dell'estero, in modo da evidenziarne concretamente il ruolo culturale, economico o politico.

Di fronte alle rimostranze di alcuni presenti in sala, secondo cui gli espatriati si sentono lontani e trascurati dal mondo politico elvetico, il senatore ticinese ha poi sottolineato il finanziamento di Berna alle scuole svizzere in Italia e il ruolo svolto da swissinfo, "un elemento di informazione e presenza importantissimo".

Voti dall'estero decisivi?

Terminata la "propaganda" politica in terra lombarda, è sorta spontanea la domanda di quanto inciderà, effettivamente, il voto degli Svizzeri dell'estero sull'esito delle elezioni federali.

"Il loro voto potrebbe fare la differenza in alcuni cantoni. Un mandato in più in Parlamento per uno o l'altro partito può essere decisivo per l'elezione del Consiglio federale", ci dice Hans Fehr.

"D'altronde, aggiunge Léonard Bender, lo si è visto anche durante le elezioni italiane, quale importanza può avere il voto dall'estero.".

swissinfo, Luigi Jorio, Milano

Fatti e cifre

Nel 2006, 645'010 cittadini svizzeri risiedevano all'estero (+1,7% rispetto al 2005).
In Italia: 47'017, di cui 36'360 con la doppia nazionalità.
110'000 Svizzeri dell'estero sono iscritti ai registri di voto nei loro cantoni di origine.
15 anni fa erano soltanto 15'000.

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Elezioni federali

Il 21 ottobre i cittadini svizzeri saranno chiamati a rinnovare la totalità del Consiglio nazionale (camera del popolo) e buona parte del Consiglio degli Stati (camera dei cantoni). 243 i seggi complessivi da attribuire.

Dei 26 cantoni svizzeri, solamente Appenzello interno e Zugo eleggeranno i loro senatori in un secondo tempo.

In dicembre, il nuovo parlamento eleggerà a sua volta il governo, composto attualmente da due liberali radicali, due socialisti, due democentristi e un popolare democratico.

Nel 2003, l'UDC aveva registrato una forte avanzata che gli aveva permesso di guadagnare un secondo seggio in Consiglio federale, a scapito dei popolari democratici.

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